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Burundi: l’Assemblea Nazionale difende Nkurunziza

Il Parlamento si oppone alla decisione dell'Unione Africana di inviare truppe africane per risolvere la crisi

Burundi-scontri
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Per meglio avvalorare la negazione del genocidio il CNDD-FDD ha fatto parlare la deputata tutsi Evelyne Butoy, che ricorda che le forze armate ora sono miste e quindi un genocidio è impossibile. Butoy è accusata dall’opposizione di essere una collaborazionista e si sospetta che abbia fornito parecchi nomi di oppositori agli squadroni della morte. La negazione del genocidio in atto da parte del Governo e del Parlamento è  in linea con gli articoli negazionisti scritti da pseudo intellettuali occidentali comparsi in rete e pubblicati anche da alcuni siti di informazione italiani. Coincidenze o strategie di propaganda concordate?

A smentire la criminale negazione del genocidio in corso vi sono le testimonianze raccolte dalla giornalista Madeleine Davies in un suo articolo pubblicato sul quotidiano Anglicano inglese ‘Church Time‘.
«Molti giovani sono stati rapiti, torturati e trovati morti nelle strade e nei fiumi il giorno seguente. Molti di loro sono maschi appartenenti al gruppo minoritario tutsi. Le Nazioni Unite hanno le prove per qualificare queste atrocità come genocidio», afferma un testimone. «La possibilità di genocidio esiste perché si nota una selezione etnica nelle esecuzioni extra-giudiziarie. I media devono rompere il loro silenzio. C’è necessita che ognuno di noi dica veramente cosa sta avvenendo in Burundi», dichiara a Davies un altro testimone.
Il duro ed inaspettato articolo che denuncia il genocidio apparso su ‘Church Time‘ evidenzia la rottura tra il regime e la Chiesa Anglicana che, alla parei di quella Cattolica, ha appoggiato nel passato il CNDD-FDD. Pierre Nkurunziza è tutt’ora pastore protestante.
Nell’agosto 2015 la Chiesa Cattolica (compresa la Comunità di Sant’Egidio, che in Burundi aveva attivato la sua diplomazia parallela) prende ufficialmente le distanze. Ora quella Anglicana. La decisione presa ha fatto scaturire un appello congiunto lanciato dal Consiglio Ecumenico delle Chiese africane per fermare la violenza e favorire la pace.

Negli ultimi due giorni nei quartieri di Cibitoke e Musaka, nella capitale, sono stati uccisi decine di giovani tutsi dimostrando che il regime sta aumentando le azioni di pulizia etnica.

Dopo aver negato il genocidio i parlamentari si sono schierati contro la forza di pace decisa dalla Unione Africana. «Non c’è nessuna necessita di inviare un contingente della Unione Africana in Burundi. Le sue truppe verranno per aiutare i ribelli. Li vedremo difendere i quartieri come Cibitoke per permettere ai ribelli di lanciare i loro atti terroristici ovunque», ha affermato l’ex Ministro degli Interni.
Persille Mwidogo ex Vice Presidente del Senato ha esortato alla guerra santa contro il ‘Regno di Satana’ e il suo esercito di diavoli, ovvero le truppe africane. «Dio ha inviato Nkurunziza sulla terra per governare il nostro Paese. Chi combatte Nkurunziza combatte Dio. La MARPOBU non verrà a difendere i cittadini ma per peccare contro Dio. Noi siamo in una guerra contro il regno di Satana e per il regno di Dio. Chi oserà attaccarci sarà sconfitto dall’ira divina e dalla spada del Arcangelo Gabriele che è al nostro fianco. Lui mi ha detto che il Presidente Nkurunziza è stato eletto quando era nella giungla per lottare contro il male. Nkurunziza assieme ai suoi eroi potrà resistere a tutti i nemici interni ed esterni e tenere testa alla Unione Africana e alla Comunità Internazionale perché Dio è con noi», questo il delirante discorso della parlamentare.

Un deputato di Ngozi ha definito la decisione di inviare truppe straniere in Burundi assurda, in quanto l’Unione Africana deve concentrarsi sulle vere tragedie in Africa  -le crisi in Somalia, Repubblica Centrafricana, Congo. Un deputato eletto nel distretto di Bujumbura ha gridato che le Nazioni Unite e gli occidentali sono con i tutsi. Il Presidente del Senato Reverien Ndikuriyo si è limitato ad un breve commento: «Che ci viene a fare l’Unione Africana in Burundi? La gente muore in tutto il mondo…».

Il dibattito è durato olte tre ore,  ogni parlamentare aveva cinque minuti di tempo per esprimere il suo punto di vista. Il dibattito è sconfinato nella follia e nell’odio etnico. Ecco qualche esempio di interventi. «Il popolo burundese è unito contro i Satana ruandesi e il loro terroristi»; «L’Unione Africana fa parte del complotto dell’impero tutsi. Vuole creare il Grande Impero Hima aiutando la ribellione»; «Uccidiamo solo i tutsi? Non è vero. Uccidiamo tutti i terroristi!»; «Gli Al-Shabaab e i loro padroni tutsi ruandesi sono i responsabili della crisi. La corda al collo. Ecco cosa ci vuole!»; «Ricordatevi siamo stati messi al potere dal popolo nel 2005 e governeremo per cento anni. Nel 2105 potrete lasciare il vostro mandato»; «Il regno di Nkurunziza emana volontà divina, per questo è invincibile».

Dopo ore di auto-esaltazione e psicosi folle omicida collettiva i parlamentari hanno votato il rifiuto di concedere all’Unione Africana di inviare le proprie truppe per risolvere la crisi. Il Parlamento si è appellato alla difesa della sovranità nazionale e ha invitato la popolazione a combattere le forze di occupazione africana. L’Unione Africana è accusata di essere complice dell’aggressione del Burundi attuata dal Rwanda, Paese che, a dire dell’Assemblea,  fomenta false accuse e odio etnico. A nulla è servita la proposta di sostituire le truppe ruandesi con quelle sudafricane che hanno gia dato la loro disponibilita.

La decisione del Parlamento (in rafforzamento a quella del Presidente) è stata avvallata dal Consiglio Nazionale di Sicurezza del Burundi, dallo scorso maggio in mano ai generali terroristi ruandesi delle FDLR. In un loro comunicato i terroristi camuffati all’interno del sistema difensivo del Burundi rifiutano la decisione della Unione Africana, informano che l’accusa di genocidio è ingiustificata e serve solo per far prendere il potere ai golpisti che tentarono il colpo di Stato lo scorso maggio. Ogni forza miliare straniera non è la benvenuta e sarà trattata come tale.
Il termine massimo dato al Governo burundese per pronunciarsi sulla decisione dell’Unione Africana è scaduto ieri, martedì 22 dicembre 2015. Il Governo (insieme all’Assemblea e al Consiglio Nazionale di Sicurezza) hanno detto no; ora la parola spetta all’Unione Africana.

 

 

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