mercoledì, settembre 19

Burundi: Kora Kora. Prove generali del genocidio

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Identificazione del nemico

Nel 1994 i genocidari che ora compongono le FDLR alla guida del Burundi non hanno mai usato il termine ‘Tutsi’ per indicare le loro vittime. Usavano il termine ‘scarafaggi’, un codice per non far capire le reali intenzioni alla Comunità Internazionale. Nel 2015 in Burundi le FDLR e il regime hanno coniato un nuovo codice per parlare dei tutsi. ‘Al Shabaab’ prendendo in prestito il nome della famosa organizzazione terroristica islamica della Somalia. Un termine scelto non a caso in quanto il regime intende dipingere i tutsi come terroristi e come stranieri che provengono dalla Somalia. Come i terroristi somali di Al Shabaab anche i tutsi burundesi devono essere abbattuti.

 

Incitamento delle masse contadine hutu

Emissari del CNDD ed ‘esperti’ delle FDLR sono stati inviati in ogni villaggio e cittadina per arruolare la mano d’opera e organizzare l’apparato amministrativo che dovrà gestire il genocidio. Ieri, il Primo Vice Presidente del regime illegittimo, Gaston Sindimwo, è disceso nel  comune di Ntahangwa per incontrare gli amministratori e valutare la situazione della sicurezza. Era accompagnato dai Ministri della Comunicazione, dell’Interno, della Giustizia e Sicurezza oltre che dal Sindaco di Bujumbura. Il discorso di Sindimwo era in codice. Ha onorato le vittime innocenti (hutu) causate dai nemici della pace (tutsi). Ha elogiato il coraggio della Polizia (che è al 70% composta dai terroristi ruandesi FDLR). Più chiaro e minaccioso è stato il Ministro della Sicurezza Interna, Alain Gullaume Bunyoni. «La Polizia dispone di armi sufficienti per disarmare la popolazione civile. È nell’interesse di chi detiene delle armi di consegnarle, prima che sia troppo tardi».

All’interno del Paese i discorsi sono più crudi, secondo le informazioni ricevute. I funzionari della morte arrivano nei villaggi con casse di birra e aria da festa. Parlano della necessità di difendere il Paese dal Belgio che vuole colonizzare nuovamente il Burundi. Avvertono che i bianchi non possono farlo direttamente quindi metteranno al potere i loro amici tutsi ruandesi. Una volta al potere i ruandesi massacreranno i contadini hutu per rubare loro le terre e ridistribuirle ai tutsi burundesi e ruandesi. Per scongiurare il pericolo occorre colpire per primi. Seguendo l’esempio del Presidente del Senato, gli emissari della morte promettono immunità e le terre liberate dagli originali proprietari trucidati e vendute a prezzi politici ai patrioti della nazione. Nelle campagne si sta arruolando vari contadini poveri e semi analfabeti hutu. Dopo averli ridotti alla fame e costretti all’ignoranza (il tasso di scolarizzazione nelle campagne è stato volutamente tenuto basso) ora si cerca di convincerli a compiere il genocidio.

Fino ad ora tutti gli esperti regionali concordavano con l’idea che i contadini hutu non avrebbero accettato di attuare il genocidio. Smentite a queste teorie provengono dal massacro di Cibitoke, dove i contadini hutu hanno partecipato. Bande armate alla meglio di contadini hutu stanno già circolando all’interno del Paese. Al momento non si registrano ancora massacri di tutsi nelle campagne forse perché l’ora X non è ancora scoccata. Questi contadini hanno ricevuto uniformi della Polizia, secondo le testimonianze locali. «Li abbiamo incontrati e ci abbiamo parlato credendo che fossero dei poliziotti. Solo quando all’arrivo dei veri poliziotti questi si sono nascosti abbiamo capito che erano delle bande armate» testimonia una donna al sito di informazione ‘Iwaku Burundi’. Secondo le autorità locali si tratterebbe di bande di ribelli. Dichiarazione smentita dalle testimonianze che affermano che le autorità locali hanno incontrato queste misteriose bande in un clima cordiale attuando colloqui a porte chiuse.

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