giovedì, maggio 24

Burundi: domani si vota, il 2034 è l’ obiettivo di Nkurunziza Un referendum costituzionale che prevede emendamenti agli articoli della Costituzione che, se approvati, consentirebbero al Presidente Nkurunziza di prolungare la sua permanenza al potere

0

Un Paese affamato e attanagliato dalla violenza, il Burundi del Presidente illegittimo Pierre Nkurunziza, domani 17 maggio si recherà alle urne per un referendum costituzionale che prevede emendamenti agli articoli della Costituzione  che, se approvati, consentirebbero al Presidente Nkurunziza di prolungare la sua permanenza al potere fino al 2034 prima fase per la trasformazione del Burundi da Repubblica a Monarchia. I metodi terroristici utilizzati per costringere la popolazione a partecipare e a votare nel “modo giusto” sono il preludio di una vittoria bulgara dei Si. Quello che fa notizia sono gli avvenimenti che precedono il referendum a cominciare con il massacro di civili avvenuto la notte tra il 11 e il 12 maggio presso la collina di Ruhagarika, zona di Gasenyi, comune di Rugombo, a pochi chilometri dalla frontiera con il Congo.

L’attacco è stato perpetuato verso l’una di notte, 28 persone sono state selvaggiamente massacrate tra cui molte donne e bambini e 7 persone sono state ricoverate in ospedale in prognosi riservata. Il regime ha incolpato la ribellione hutu FNL (Fronte Nazionale di Liberazione). Secondo la versione ufficiale reparti del FNL sarebbero giunti dalle loro basi in Congo per compiere il massacro. Esperti regionali hanno trovato molte similitudini tra il massacro a Ruhagarika e quello avvenuto a Gatumba (sempre vicino alla frontiera con il Congo) nel 2010 dove perirono centinaia di rifugiati congolesi Banyamulenge tutsi. Fin troppi indizi convergono sul dittatore Nkurunziza che, nel 2010, avrebbe organizzato il massacro per incolpare l’opposizione hutu FNL, la prima forza politica militare che denunciò il mancato rispetto degli accordi di Arusha da parte del CNDD-FDD e di Nkurunziza.

Un altro massacro opera delle forze speciali Service Nationale de Rasseignement SNR avvenne nel 2011 quando alla periferia della capitale, Bujumbura, vennero massacrate 39 persone la notte tra il 18 e il 19 novembre. Anche in quell’occasione la colpa fu addossata ai miliziani del FNL. Un’ indagine indipendente notò la presenza delle forze speciali sul luogo prima, durante e dopo il massacro. Secondo fonti di informazioni in loco squadroni della SNR sarebbero giunti a Ruhagarika un’ora prima del massacro. La loro presenza smonterebbe la versione ufficiale di un attacco delle FNL.

Le milizie Imbonerakure e i reparti fedeli al dittatore all’interno dell’esercito sono stati mobilitati da almeno tre settimane al fine di sorvegliare la frontiera con il Congo per paura che la ribellione potesse approfittare della scadenza referendaria per lanciare un attacco. Lo spiegamento di forze lungo la frontiere rende praticamente impossibile per delle forze ribelli soggiornare presso la collina di Ruhagarika per oltre un’ora e sferrare successivamente l’attacco senza venir intercettate.

La dinamica dell’attacco, i metodi utilizzati per uccidere le vittime e la loro appartenenza, per la maggior parte, alla minoranza tutsi fanno piuttosto pensare che il massacro sia stato opera dei servizi segreti SNR affiancati da miliziani Imbonerakure. È dal secondo semestre del 2016 che i terroristi ruandesi Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda (FDLR) si sono infiltrate all’interno delle SNR che ora controllano in toto come controllano vari reparti della polizia e la vita politica del Paese.

Uccidere delle donne e bambini non è certo il miglior biglietto da visita per una ribellione che tenta di conquistare la fiducia della popolazione per meglio combattere il regime razziale di Nkurunziza. Tra le vittime dell’attacco alla collina i Ruhagarika vi è la famiglia del Caporale hutu Shimirimana Jean Marie Vianney alias Mutwa, un fedele del regime tristemente noto per la feroce repressione delle manifestazioni contro il terzo mandato dell’aprile 2015 e dei massacri compiuti tra il secondo semestre del 2015 e i primi mesi del 2016, in vari quartieri della capitale considerati ostili al regime. L’attacco alla famiglia di Mutwa, denominato il Boia dei Tutsi, sembra avvalorare la tesi di una forte divisione esistente all’interno del partito al potere.

Questa divisione ruota attorno alla presenza dei terroristi ruandesi FDLR e all’evoluzione della loro alleanza con il CNDD-FDD che condivide con essi un passato di lotta armata. Seppur innegabile la comune base ideologica del HutuPower, la concezione del potere nel CNDD-FDD è più orientata al modello congolese, dove il partito e il Presidente si fondono in una unica entità politica che comanda attraverso alleanze e convenienze economiche siglate anche con oppositori e nemici storici. Le FDLR, al contrario, intendono il potere come puro dominio razziale in cui, come il Nazismo, è previsto lo sterminio totale delle razze inferiori.

Le FDLR sono state assoldate da Nkurunziza prima per addestrare qualche migliaio di Imbonerakure in Congo e, dopo il fallito colpo di Stato del maggio 2015, come principale forza di difesa del regime. Nel 2015 i quadri del CNDD-FDD, sentendosi deboli a causa delle diserzioni di massa nell’esercito e polizia, consideravano i miliziani delle FDLR come dei semplici mercenari pagati per proteggerli. I quadri politici e militari delle FDRL, strettamente collegati alla FranceAfrique, al contrario, consideravano la loro presenza in Burundi non una lucrosa opera di mercenariato ma come un’occasione unica per prendere il potere in un Paese confinante con il Ruanda.

Tra il 2016 e il 2017 le FDLR hanno abilmente giocato sulla debolezza militare e politica di Nkurunziza e del CNDD-FDD dinnanzi ad una potenza regionale, il Ruanda, con il migliore esercito dei Grandi Laghi e il migliore Capo di Stato, Paul Kagame, attuale Presidente dell’Unione Africana. Ponendosi come una forza militare in grado di opporsi al Ruanda, hanno convinto Nkurunziza ad assegnargli il compito di organizzare la milizia paramilitare Imbonerakure. Una volta ricevuto tale compito, le FDLR, di fatto, ne hanno preso il controllo creando un temibile contro potere. Di fatto ora in Burundi, il potere è in mano alle stesse persone che nel 1994 sterminarono un milione di persone in soli 100 giorni. 10.000 al giorno.

Il potere acquisito dalle FDLR non è ben visto dai quadri più intelligenti e intraprendenti del regime burundese. Prima di tutto si dissociano dalla unilaterale visione di considerare il tutsi come una razza inferiore da abbattere. I politici del CNDD e gli ufficiali delle Forze Democratiche di Difesa – FDD, giunti al potere nel 2005, hanno sempre considerato positiva la collaborazione con i tutsi a patto che quest’ultimi servissero per rafforzare il loro potere e le loro ricchezze.

Il fulcro della strategia delle FDLR ruota attorno a Nkurunziza. Lo sostengono ad oltranza, assieme alle Imbonerakure, facendogli credere di essere ancora al suo servizio. In realtà è Nkurunziza che è al servizio delle FLDR in quanto esse sono l’unica forza armata credibile presente nel Paese. Vari quadri politici del CNDD e ufficiali delle FDD da tempo considerano Nkurunziza come una presenza ingombrante e non idonea agli interessi del partito. Se non vi fossero state le FDLR il dittatore avrebbe rischiato di essere eliminato da un complotto all’interno del CNDD-FDD.

Visualizzando 1 di 2
Visualizzando 1 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore