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Ancora tensioni

Burundi: braccio di ferro tra Unione Africana e regime

Frizioni nell'approvazione riguardante l’invio di truppe che riportino la pace nel Paese

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Dinnanzi alla determinazione della Unione Africana il regime genocidario alza il tono. «Se le truppe della UA veranno inviate senza l’autorizzazione del Governo burundese, esse saranno considerate truppe d’invasione e di occupazione e il Governo burundese si riserverà il diritto di agire di conseguenza», dichiara il vice porta parola del pastore Nkurunziza, Jean Claude Karerwa, spiegando che per ricevere l’autorizzazione del Governo, la MAPROBU deve ricevere prima l’avvallo del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

L’astuzia di nascondersi dietro le Nazioni Unite è stata affiancata da una campagna d’informazione promossa dal sito di militanza politica Ikiriho e il network di propaganda genocidaria creato da Willy Nyamitwe (detto ‘il Bakame’) tra i militanti CNDD-FDD in Europa. È stata diffusa la notizia che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva respinto la decisione del Consiglio di Pace dell’Unione Africana d’inviare la Forza Est Africana in Burundi. Secca ed immediata la smentita proveniente dal Palazzo di Vetro a New York. Nel sito ufficiale delle Nazioni Unite viene chiarita la posizione del Consiglio di Sicurezza: «Si richiede a tutti i burundesi di cooperare senza riserve con l’arrivo di truppe e polizia della Missione di Prevenzione e Protezione in Burundi, azione decisa dalla Unione Africana».

Nel comunicato si lancia il monito contro ogni sabotatore di colloqui di pace realmente rappresentativi e inclusivi sotto lo spirito degli Accordi di Arusha (2000). L’orientamento dei negoziati che prevede come base giuridica gli Accordi di Arusha sono un duro colpo per il regime in quanto dal 2010 ha basato la sua politica interna sul tradimento e il mancato rispetto di questi accordi che posero termine alla guerra civile iniziata nel 1993. Negli Accordi di Arusha il regime trova la sua totale delegittimazione con il rischio di essere riconosciuta la realtà politica: occupazione illegale e violenta del potere democratico in Burundi.

Per evitare l’invio delle truppe africane in Burundi il regime sta tentando di giocare l’ultima carta rimasta: la Tanzania sfruttando le affinità politiche ed ideologiche con il Partito al potere, il CCM basato su una oscura mitologia della razza bantu in contrapposizione alle tribù nilotiche tra cui i tutsi. Queste affinità hanno portato la Tanzania a sostenere per decenni il regime razziale nazista di Juvenal Habyrimana e successivamente i terroristi ruandesi delle FDLR. Finanziamenti, addestramenti, armi e munizioni sono sempre stati assicurati dalla Tanzania alla guerriglia CNDD-FDD durante la guerra civile (1993 – 2004).

«La posizione della Tanzania è quella di favorire la mediazione della crisi burundese. Non siamo a favore dell’invio di truppe straniere», afferma il Ministro degli Esteri il Dr. Augustine Mahiga sulle pagine del quotidiano The Citizen. Secondo il quotidiano tanzaniano il Presidente John Pombe Magufili ha chiesto la convocazione di una riunione straordinaria della East African Community per risolvere pacificamente la crisi burundese. Il regime genocidario e i suoi media esultano della posizione presa dalla Tanzania facendo credere che lo storico alleato si schiererà senza riserve in un eventuale conflitto bellico contro le truppe di ‘invasione’. Nessuna dichiarazione ufficiale della Tanzania spinge a far credere quanto dichiarato dal regime illegittimo burundese.

Nonostante la storica simpatia verso l’ideologia di morte Hutu Power, il Presidente recentemente eletto sta imponendo al Paese un nuovo corso che si dissocia dalle basi ideologiche bantu del suo partito (CCM) con l’obiettivo di combattere la corruzione arrivata a livelli insopportabili e rendere la Tanzania un moderno Paese africano. Questo nuovo corso è pragmaticamente orientato al modello di gestione amministrativa del Rwanda. Il Presidente Magufili in meno di un mese ha migliorato i rapporti con il presidente Paul Kagame. Il nuovo corso di Magufili non può permettersi di compromettere gli obiettivi d’integrazione economica e politica regionali sacrificandoli per difendere vecchi e nefasti ideali di supremazia razziale bantu hutu. Il rischio di essere trascinato in una escalation genocidaria è talmente elevato che anche la Cina e la Russia hanno ritirato il loro sostegno al regime di Nkurunziza. L’aiuto dalla Tanzania si limiterà a convincere gli altri stati membri della EAC di optare per un rinvio delle truppe privilegiando le negoziazioni.

Per quale motivo il Governo burundese si oppone all’arrivo della Forza Est Africana essendo il Burundi membro a pieno titolo di questa forza di pronto intervento? La prima ragione risiede dal sospetto nutrito dal regime che la forza militare africana sia un inganno e venga utilizzata contro Nkurunziza. Sospetto che ha delle basi di verità. La Forza Est Africana è composta dagli eserciti del Burundi, Kenya, Rwanda e Uganda. Questo rappresenta un rischio per il regime. Il Kenya ha un atteggiamento diplomatico sulla crisi discretamente orientato contro il regime, considerato da Nairobi elemento di instabilità regionale, nocivo per i grandi business. L’Uganda è attualmente un alleato di Nkurunziza, ma solo per temporanee convenienze politiche. Dinnanzi alla necessità di difendere la popolazione, soprattutto la minoranza tutsi, il Presidente Yoweri Museveni non può continuare la fragile alleanza con il regime in quanto appartenente ai Banyangole, un’etnia tutsi dell’Uganda. La sua tribù (pilastro del potere assieme ai Buganda) non permetterebbe mai un tradimento etnico dinnanzi ad un genocidio.

Infine il Rwanda: nemico numero uno del regime di Nkurunziza, entrerebbe dalla porta principale nel Paese gemello con mandato internazionale. Il Rwanda è sospettato di avere nel Paese truppe d’élite che agiscono e coordinano le attività militari della ribellione. È inoltre sospettato di armare la ribellione e di tollerare o favorire il reclutamento presso i campi profughi burundesi allestiti in Rwanda. Da Kigali transitano le Brigate Internazionali composte da burundesi della diaspora che dall’Europa giungono in Burundi per contribuire alla lotta contro la dittatura razial nazista di Nkurunziza.

La seconda ragione risiede nella consapevolezza che un intervento straniero destabilizzerà i piani per mantenere il potere basati sul inasprimento delle tensioni etniche tramite atti genocidari. Il mandato di protezione dei civili è chiaro e prioritario. Questo significa una reazione militare delle truppe africane contro ogni tentativo di genocidio e pulizia etnica. Il genocidio è l’unica arma rimasta al regime. Senza di essa sarà costretto ad affrontare un’opposizione che pretende il ritorno della Democrazia e il rispetto degli Accordi di Arusha. Obiettivi raggiungibile solo con la rinuncia del potere illegalmente occupato dal CNDD-FDD e da Nkurunziza. Lo spetto della giustizia per i crimini fino ad ora commessi rende la rinuncia pressoché impossibile.

Se l’invio di una forza militare africana (forte di 5.000 uomini) risolve l’imbarazzo delle Nazioni Unite di non poter utilizzare i caschi blu della MONUSCO alleati alle FDLR, non risolve però alcuni fondamentali problemi. Come proteggere i civili senza scontrarsi con le milizie genocidarie Imbonerakure e i terroristi ruandesi delle FDLR? Quale atteggiamento verrà riservato alla opposizione armata? Sarà essa considerata una parte belligerante da disarmare assieme alle Imbonerakure e FLDR o un legittimo tentativo di difesa popolare da sostenere ed incoraggiare?

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