Politica News

Ancora tensioni

Burundi: braccio di ferro tra Unione Africana e regime

Frizioni nell'approvazione riguardante l’invio di truppe che riportino la pace nel Paese

burundi
Advertising

Kampala – Il massacro etnico di venerdì 11 dicembre avvenuto a Bujumbura, ha scosso la Comunità Internazionale. Se non fossero stati già sufficienti gli appelli al genocidio pronunciati agli inizi di novembre dal Governo terrorista per voce di Pierre Nkurunziza, il Presidente illegale del Senato e il tentativo fallito di avviare il genocidio tra il 5 e il 7 novembre, lo sterminio di oltre 200 tutsi presso la capitale ha fatto comprendere che l’olocausto è una realtà nel Burundi, inserita a pieno titolo nella strategia del regime per mantenersi al potere. Nazioni Unite, varie associazioni internazionali in difesa dei diritti umani e l’Unione Africana hanno chiesto un’indagine indipendente sui massacri etnici dell’11 dicembre. La Comunità Internazionale concorda ora sulla necessità di attivare le misure più efficaci per impedire che i piani di genocidio e la guerra etnica siano messi in atto fino in fondo dal regime.

Venerdì 18 dicembre il Consiglio di Pace e Sicurezza della Unione Africana ha deciso l’invio di truppe in Burundi per concretizzare la dichiarazione fatta giovedì 17 dicembre dal Consiglio di Pace e Sicurezza della UA: «L’Africa non permetterà un altro genocidio». Il compito è stato assegnato alla Forza Est Africana che attiverà la Missione Africana di Prevenzione e Protezione in Burundi (MAPROBU). Gli obiettivi fissati sono evitare il deterioramento della sicurezza, contribuire alla protezione dei civili, aiutare a creare le condizioni necessarie alla riuscita del dialogo inter burundese e la messa in pratica di eventuali accordi politici tra le parti. La Forza Est Africana è una forza di rapido intervento nelle crisi africane creata nell’agosto del 2014 e teoricamente capace di attivarsi in 14 giorni dalla decisione di intervento. La East African Force (EAF) altro non e’ che l’embrione dell’esercito regionale, che sarà incaricato della difesa della EAC – East African Community (Comunità Economica dell’Africa Orientale).

La decisione della Unione Africana è stata preceduta da un’opera di lobby e persuasione condotta dal Belgio e dall’indebolimento dell’ambigua posizione della Francia da parte della sua stessa stampa indipendente. Il Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo, giovedì 17 dicembre ha adottato una risoluzione sul Burundi ancora più dura delle precedenti. Si richiede una forza militare esterna per proteggere i cittadini, vengono allargate le sanzioni già attuate contro alcuni esponenti del regime e la richiesta d’indagine indipendente sulle atrocità commesse l’11 dicembre viene investita di valore penale e allargata a tutti i crimini contro l’umanità commessi in questi ultimi mesi. Le sanzioni mirate contro alcuni leader del regime saranno estese al Paese. Ogni aiuto finanziario verrà congelato ad esclusione degli aiuti umanitari elargiti direttamente ad Ong internazionali o burundesi. Un duro colpo per il regime che si trova in bancarotta finanziaria. La risoluzione europea supera di determinazione ed efficacia quella fatta dai paese ACP (Africa Caraibi Pacifico) adottata alla riunione del 12 dicembre a Bruxelles.

Il lavoro di lobby del Belgio sembra prevalere sulla posizione ambigua della Francia. L’ex potenza coloniale è stata la prima Nazione europea a richiedere la rimozione del regime di Nkurunziza come requisito minimo per i colloqui di pace e la prima Nazione europea a dichiarare il suo appoggio politico militare all’opposizione. L’obiettivo che il Belgio è riuscito a far prevalere all’interno della Unione Europea è quello di evitare che l’attuale guerra civile prenda dimensioni incontrollate e che la violenza genocidaria si espanda nella regione. «In Burundi non c’è solo una serie di atrocità contro i civili ma il rischio che la violenza si diffonda nella regione dove il Rwanda ha vissuto un genocidio, il Burundi una guerra civile terminata nel 2005 e con un Congo che naviga in grosse difficoltà», afferma l’eurodeputata socialista belga Maria Arena.

Per ottenere un intervento immediato occorreva risolvere anche le problematiche legate attorno alla missione di pace ONU in Congo: MONUSCO inizialmente designata ad essere inviata in Burundi in quanto le sue truppe sono già operative nella confinante Repubblica Democratica del Congo. L’ipotesi di un intervento dei caschi blu è stata scartata in queste settimane per tre motivi.

Il primo motivo riguarda il rifiuto dei vertici politici e militari della MONUSCO d’intervenire in Burundi. Rifiuto espresso ufficialmente al Palazzo di Vetro di New York dalla sede MONUSCO a Goma, Congo, ma rimasto lontano dai riflettori dei media internazionali. Il secondo motivo riguarda la segreta e scomoda alleanza politica militare stretta tra la MONUSCO e il gruppo terrorista ruandese FDLR nel 2012 per combattere all’est del Congo la ribellione Banyarwanda del M23. Considerando che tale alleanza dura tutt’oggi, i caschi blu dell’ONU sono impossibilitati di intervenire in Burundi visto il rischio di scontrarsi militarmente contro le FDLR, loro alleati all’est del Congo. Il terzo motivo riguarda il numero elevato di casualità di cachi blu nell’avventura burundese. Un rischio reale in quanto forte sarebbero le possibilità che sia le forze governative che quelle ribelli intraprendessero azioni ostili di guerra contro i caschi blu consideranti da entrambi i belligeranti al fianco del nemico.

L’impossibilità di inviare la MONUSCO e la necessaria riflessione interna delle Nazioni Unite sul rapporto ambiguo tenuto verso il gruppo terrorista ruandese FDRL ha costretto la Comunità Internazionale a rivalutare la proposta dell’invio di un contingene africano. Opzione che sembrava essere destinata a diventare una realtà lo scorso ottobre. Durante la 551sima riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Unione Africana, tenutasi ad Addis Abeba sabato 17 ottobre, gli Stati Membri avevano deciso la preparazione di una forza africana d’intervento militare da inviare in Burundi per evitare il genocidio. L’invio della forza africana era stato bloccato dalle Nazioni Unite che avevano proposto l’alternativa della missione ONU di pace in Congo, MONUSCO.

Le prime reazioni del regime burundese sono negative nella conferenza stampa indetta dal regime, Alain Nyamitwe, Ministro delle relazioni estere, ha dichiarato che il Burundi si oppone all’invio di truppe straniere nel suo suolo in quanto non si fida dei veri obiettivi di questa forza militare. È da tempo che il regime non si fida più della Comunità Internazionale. L’invito rivolto al ex Presidente Nkurunziza di recarsi di persona all’incontro a Bruxelles con la Unione Europea fu declinato per la paura che si trattasse di un tranello e si organizzasse un colpo di Stato in sua assenza. Al posto di Nkurunziza fu inviata una delegazione capitanata da Willy Nyamitwe, Consigliere della Presidenza, con i disastrosi risultati ottenuti che aumentarono la conflittualità tra Burundi ed Europa. Essendo il Burundi un Paese ancora sovrano a livello internazionale si necessita dell’autorizzazione del Governo di Bujumbura per l’invio della forza di pace.

La risposta dell’Unione Africana non si è fatta attendere. «Abbiamo due opzioni per l’approvazione riguardante l’invio delle truppe. La prima opzione risiede nell’approvazione del Governo del Burundi. In alternativa, si può accedere all’autorizzazione derivata dal consenso dei Capi di Stato africani. Per ottenerla occorre il voto favorevole di due terzi degli Stati Membri», spiega Bonaventure Cakpo Guebedge, responsabile del dipartimento Pace e Sicurezza della Unione Africana per il Burundi e il Congo. Un eventuale voto degli Stati Membri metterebbe in forte imbarazzo ogni Governo africano intenzionato a votare contro l’invio della forza militare per fermare il genocidio in atto.

Native Advertising

3 commenti su “Burundi: braccio di ferro tra Unione Africana e regime”

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>