Politica Analisi

Esteri: il punto

Bruxelles nel terrore: 30 morti e oltre 230 feriti

Rivendicazione dell’Is con promesse di nuovi attentati; ripercussioni sui mercati finanziari

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Il sangue torna a bagnare le strade d’Europa. Almeno 30 persone sono morte e più di 230 sono rimaste ferite in due distinti attacchi all’aeroporto e alla metropolitana di Bruxelles, in prossimità degli edifici dove hanno sede le istituzioni dell’Unione Europea. L’attentato è stato rivendicato dal sedicente Stato islamicoVerso le otto del mattino si sono verificate due esplosioni nell’area dei check-in dell’aeroporto Zaventem. Secondo le prime ricostruzioni, almeno una delle due è da attribuire a un attentato suicida. Alle 9.11 c’è stata una terza esplosione nella metropolitana, alla stazione di Maelbeek, vicino alle sedi delle istituzioni europee. Il bilancio provvisorio parla di almeno dieci morti nell’attentato dell’aeroporto e almeno venti in quello della metropolitana. La Farnesina ha confermato la presenza di tre italiani tra i feriti, nessuno in modo grave.  Il Governo federale belga ha decretato tre giorni di lutto nazionale. Ad annunciarlo è stato il Ministro dell’Interno Jan Jambon. Inoltre, come deciso dal Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker dopo un colloquio con il Presidente francese François Hollande, le bandiere davanti alle istituzioni europee sono state fatte scendere a mezz’asta.

A Zaventem è stata poi ritrovata una cintura esplosiva intatta. L’aeroporto è stato chiuso e sono stati interrotti tutti i collegamenti fino a mezzogiorno di domani: nessun aereo può più partire o atterrare. Forze speciali presidiano le strade della capitale belga. Dislocati anche 225 militari. Chiuse le istituzioni pubbliche. L’università ULB (Université libre de Bruxelles) con oltre 20mila studenti in tre campus, è stata interamente evacuata. Evacuata anche la centrale nucleare di Tihange, allerta bomba anche all’ospedale Saint Pierre. Chiusa la frontiera tra Francia e Belgio sia al traffico ferroviario che a quello stradale; interrotto anche il traffico ferroviario fra Aquisgrana e Bruxelles, alla frontiera fra Germania e Belgio. 

Le autorità belghe hanno chiesto ai media di non diffondere informazioni relative all’inchiesta in corso per non nuocere alle indagini. Ma sono trapelate, comunque, notizie di perquisizioni lanciate in particolare a Schaerbeek, nella regione di Bruxelles capitale. Alcune persone sospettate di essere legate agli attacchi sono attivamente ricercate. Schaerbeek è il quartiere di Najim Laachraoui, considerato il latitante più più pericoloso dopo l’arresto di Salah Abdeslam e sospettato di essere l’artificiere degli attacchi di Parigi dello scorso novembre. Due finora gli uomini arrestati. Al momento non si conoscono identità e nazionalità dei fermati ma molti media locali hanno diffuso le immagini del fermo in una delle vie principali della capitale belga. Una vasta caccia all’uomo riguardante cinque sospetti individuati dalle immagini della videosorveglianza è attualmente in corso. Nel pomeriggio sono state diffuse le foto dei possibili attentatori, in cui due uomini indossano entrambi un guanto sulla mano sinistra, mentre un terzo li segue più defilato. L’ipotesi avanzata da alcuni media è che il guanto nascondesse un sistema per innescare le bombe. Secondo le prime informazioni i primi due si sarebbero fatti esplodere nell’aeroporto, mentre l’altro è ancora ricercato.

Una prima rivendicazione dell’Is è stata diffusa dall’agenzia di stampa ‘Amaq’, legata al Califfato Nero e considerata organo dell’organizzazione terroristica, attraverso un comunicato diffuso su Telegram. Motivo dell’attentanto, afferma la nota, è il fatto che il Belgio faccia parte della coalizione anti Is; nessuna indicazione riguardo a Salah Abdeslam. Il gruppo annuncia anche che ci saranno altri attentati in Europa. Nel mirino ci sarebbe anche Roma.

La catena di attacchi giunge a pochi giorni dall’arresto di Salah Abdeslam, evidenziando tutti i problemi strutturali degli apparati di sicurezza in Belgio. Le autorità si aspettavano possibili reazioni dopo la cattura del super ricercato ma non hanno potuto impedire ai jihadisti di agire perché le difese erano sature, sommerse da indagini, allarmi, piste da seguire. E’ possibile che gli attentatori si siano mossi nel timore che Abdeslam rivelasse dettagli utili a ricostruire la rete responsabile degli attentati di Parigi a novembre e a individuare le cellule ancora attive nella capitale belga. Non dimentichiamo che due figure importanti come Mohammed Abrini e Soufiane Kayal, coinvolti negli attacchi dello scorso 13 novembre, sono ancora in libertà. Secondo un’altra ipotesi, l’annuncio del suo legale che si era detto disposto a collaborare con le autorità, diffusa subito dopo l’arresto, potrebbe essere stato un messaggio rivolto all’esterno per dare il via all’azione. In entrambi i casi, resta da capire come sia stato possibile organizzare un’operazione a così vasta scala in così poco tempo.

Indubbiamente i jihadisti hanno dimostrato notevoli capacità di panificazione logistica, potendo appoggiarsi su più Paesi. Le indagini sul massacro del 13 novembre hanno infatti messo in luce come gli attentatori abbiano agito sull’asse Belgio-Francia, pianificando l’attacco nel primo per poi colpire nella seconda. Lo stesso Abdeslam, prima degli attacchi di Parigi, aveva visitato Italia, Austria, Germania, e Ungheria, tutti Stati in cui sono emersi non pochi elementi sulla presenza e sul passaggio di militanti. La conseguenza è che, sebbene il conflitto in Medioriente stia mettendo a dura prova la resistenza dello Stato islamico, i progressi sin qui ottenuti sul fronteesterno non garantiscono automaticamente la nostra sicurezza sul fronte interno’, e che la struttura interna delle cellule e il modo in cui agiscono sembrano confermare che la cattura di un terrorista, per quanto pericoloso, non basta a fermare il terrorismo. 

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7 commenti su “Bruxelles nel terrore: 30 morti e oltre 230 feriti”

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