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Brexit: avvio ufficiale il prossimo 29 marzo

Brexit in arrivo, crisi dei migranti, e liberazione di Mosul
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Brexit: Dopo mesi di incertezza, Londra ha scelto la data in cui ufficializzare la propria richiesta di lasciare l’Unione Europea. Il prossimo 29 marzo la premier Theresa May invierà una lettera a Bruxelles per notificare l’intenzione di attivare l’art. 50 del Trattato di Lisbona, norma che definisce la procedura per lasciare l’Unione. L’ha confermato la portavoce di Downing Street.
Dal momento serviranno circa due anni perché l’uscita del Regno Unito sia completata – salvo proroghe che andranno concesse a unanimità da tutti i 27 membri restanti nell’Unione- necessari per i negoziati tra autorità europee e britanniche che stabiliscano sia le modalità di uscita del Regno Unito sia il futuro rapporto tra Londra e Bruxelles. La richiesta formale sarà indirizzata al Presidente del consiglio europeo Donald Tusk. Dopo 48 ore arriverà una risposta da Bruxelles. I l documento conterrà una bozza delle modalità e tempi dei negoziati da sottoporre al governo britannico.

Migranti: si è svolta oggi la prima riunione dei ministri dell’interno del ‘Gruppo di contatto’ europeo e africano sulla rotta migratoria del Mediterraneo centrale, tenutasi a Roma e presieduta dal ministro dell’Interno, Marco Minniti. Presenti il premier libico Fayez Muṣṭafa al-Sarraj e il suo ministro degli Esteri Mohamed Taha Siyala, i quali si sono detti «soddisfatti» dell’incontro con l’auspicio che impegni presi dal Gruppo vengano rispettati.
Al termine dei lavori Minniti ha annunciato che entro la metà di maggio avverrà la consegna a Tripoli delle prime motovedette libiche che l’Italia ha in custodia dal 2011. Successivamente saranno allestiti dei campi di accoglienza nel Paese nordafricano con l’obiettivo del pieno rispetto dei diritti umani e il coinvolgimento anche per questo di ong organizzazioni internazionali come l’Oim e l’Unhcr.

Stati Uniti: È in corso un’inchiesta su «possibili legami» tra Donald Trump e il governo russo: lo ha confermato oggi il direttore dell’Fbi, James Comey, durante un’audizione al Congresso degli Stati Uniti. «L’Fbi – ha detto Comey – sta indagando sui tentativi del governo russo d’interferire nelle elezioni presidenziali del 2016».
Tuttavia gli hacker russi, hanno aggiunto lo stesso Comey nonché il direttore della Nsa Mike Rogers non hanno alterato i risultati elettorali negli ‘swing states‘, gli stati chiave per la vittoria elettorale di Trump nello scorso novembre, vale a dire Michigan, Pennsylvania, Wisconsin, Florida, North Carolina e Ohio.
Il repubblicano David Nunes, presidente della commissione intelligence della Camera Usa, aprendo l’audizione aveva affermato che dalle verifiche condotte non vi sono state intercettazioni ‘fisiche’ presso la Trump Tower. È tuttavia possibile, ha però aggiunto, che «altre attività di sorveglianza» siano state condotte contro il neo presidente Usa e suoi collaboratori.

Olanda: il premier facente funzione Mark Rutte esclude una coalizione con il PVV (Partito delle libertà) di Geert Wilders dopo le elezioni della scorsa settimana in cui la forza populista ha raccolto il 13% dei voti, piazzandosi alle spalle del Partito popolare, prima formazione con il 20%. Il Partito liberale Vvd sta cercando di formare una coalizione con i Cristiano democratici e i liberali di D66. I socialdemocratici che sostenevano la coalizione uscente non intendono partecipare a una nuova coalizione.

Francia: la sezione finanziaria del Tribunale di Parigi, nel IX arrondissement, è stato evacuato in seguito a una telefonata anonima nella quale si annunciava la presenza di una bomba. Lo scrive Le Figaro, riferendo che la polizia ha messo in sicurezza il quartiere circostante Rue des Italiens.
Sempre oggi una unità della centrale nucleare di Flamanville, nella regione della Manica, è stata bloccata questa mattina dopo la scoperta di una perdita d’acqua in un circuito di una sezione non nucleare dell’impianto. Lo ha reso noto Edf, la società francese per l’energia nucleare, in un comunicato. L’ultimo incidente alla centrale di Flamanville risale allo scorso febbraio, quando cinque persone erano state lievemente intossicate in seguito a una detonazione.

Questione palestinese: il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi e quello palestinese Abu Mazen (Mahmoud Abbas) si sono incontrati oggi al Cairo per una riunione organizzata per migliorare i rapporti fra i due leader e del comune prioritario interesse nella creazione di uno Stato della Palestina.

Iraq: sono oltre 180mila le persone fuggite dai quartieri occidentali di Mosul da quando il 19 febbraio è stata lanciata l’offensiva militare per riconquistare interamente la città dal sedicente Stato Islamico (Is). Lo ha detto l’Ocha, l’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di coordinare gli aiuti umanitari, secondo la quale altre 300mila o 320mila potrebbero fuggire nelle prossime settimane. La coordinatrice dell’Ocha, Lise Grande, ha aggiunto che l’invio di aiuti a Mosul ovest è molto più complesso rispetto a quanto fatto per i quartieri orientali. A Mosul, prima che l’Is ne prendesse il controllo nel giugno del 2014, vivevano circa due milioni di persone.

Siria: proseguono i raid aerei sono in corso nell’est della capitale Damasco. Le forze fedeli al governo di Bashar al Assad si sono scontrate con le milizie dell’opposizione dopo un attacco a sorpresa lanciato dai ribelli nel distretto di Jobar, una delle poche zone della città ancora sotto il controllo dei ribelli. Le forze governative sostengono di aver respinto l’offensiva.
Intanto l’Unione europea ha aggiunto quattro alti funzionari militari alla lista di membri del regime siriano sanzionati con il divieto di viaggio nel territorio dell’Unione ed il congelamento dei beni. La decisione è stata presa dal Consiglio. Sale a 239 il totale delle persone sanzionate perché considerate «responsabili della violenta repressione contro la popolazione civile in Siria e/o associate a tali responsabili». Disposto il congelamento anche per 67 enti legati al regime di Damasco.

Filippine: il presidente Rodrigo Duterte ha pesantemente attaccato il Parlamento europeo per le risoluzioni in cui condanna il suo progetto di reintroduzione della pena di morte per i reati di droga. Nella risoluzione approvata la scorsa settimana, l’Europarlamento si diceva «profondamente allarmato» per il piano antidroga di Duterte, e chiedeva altresì il rilascio di Leila de Lima, senatrice e principale oppositore del governo, arrestata sulla base di accuse di narcotraffico che in molti ritengono del tutto inventate.

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