domenica, novembre 19

Brasile, nuovo programma di privatizzazioni, con il benestare di Pechino La Cina è un partner chiave per l'economia del gigante latino-americano

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Si è concluso lo scorso 5 settembre il vertice Brics, cui hanno perso parte Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. Il meeting ha avuto luogo nella città cinese di Xiamen e i cinque Paesi partecipanti hanno discusso le future relazioni, interessi e decisioni. Inoltre, secondo quanto ha riportato l’ANSA il 28 agosto, a margine del vertice i presidenti di Russia e Cina, rispettivamente Vladimir Putin e Xi Jinping, avranno un incontro bilaterale.

In merito all’incontro tra i cinque Paesi membri della Brics, è interessante notare come Xavier Fontdeglòria, autore per el Pais, in un suo articolo pubblicato dal quotidiano spagnolo venerdì scorso, abbia fatto riferimento a un impegno sempre più importante della Cina nella ripresa dell’economia brasiliana emerso a seguito dell’incontro di pochi giorni fa tra il Premier Brasiliano Michel Temer e il suo collega cinese Li Keqiang. Secondo quanto riportato dallo spagnolo, infatti, Pechino avrebbe incoraggiato le società cinesi a partecipare al programma di privatizzazione introdotto ed attuato da Temer. Secondo il report di Fontdeglòria, Pechino avrebbe addirittura raddoppiato il suo impegno economico verso il Brasile tramite nuovi accordi di investimento e nuovi canali di credito. Prima di analizzare in che modo Pechino starebbe incrementando il suo impegno economico in Brasile, risulta forse necessario contestualizzare quanto è stato riportato dal giornalista Fontdeglòria. Qual è il programma di privatizzazioni a cui si sta facendo riferimento?

Lo scorso 25 agosto, in un servizio de ‘El Pais’, la giornalista Heloisa Mendonça ha analizzato il programma di privatizzazione proposto dal Presidente brasiliano, descrivendolo come «…il più grande programma di privatizzazione degli ultimi decenni». L’obiettivo di Michel Temer, secondo la Mendonça, sarebbe quello di riproporre nuovi obiettivi e mete fiscali per il Paese, aiutandolo così a ridurre il deficit fiscale e, in un certo senso, a riattivare un’economia rimasta decisamente indietro –rispetto anche al potenziale economico brasiliano. La scelta intrapresa dal Governo brasiliano di centro-destra da un lato soddisferebbe i mercati, dall’altro però starebbe infuriando l’opposizione. Ma cosa comporterebbe questo programma? Secondo quanto è stato riportato dalla Mendonça «… più di 50 beni statali saranno messi in vendita, o la loro gestione sarà ceduta al settore privato».

Tra i beni statali rientra anche l’ Eletrobras, ovvero la più grande società elettrica presente in America Latina, mentre ne rimarrebbero escluse il gigante Petrobras e le banche pubbliche. I settori coinvolti da questa ondata di privatizzazione brasiliana sarebbero gli aeroporti, i sistemi sanitari, il settore dell’energia elettrica. Questo cambiamento, in un certo senso, potrebbe comportare in futuro un cambiamento strutturale importante per l’economia del Paese. Basta pensare che, secondo il Ministero dell’Energia –lo riporta el Pais con Mendonça- solo l’operazione riguardante la cessione dell’Eletrobas porterebbe al Brasile circa 5,4 miliardi di euro.

El Pais riporta l’opinione di Nivald Castro, uno specialista presso la facoltà di economia nell’Università Federale di Rio de Janeiro, secondo il quale dietro il programma di privatizzazione di Temer si nasconderebbe la necessità brasiliana di accumulare più risorse per il tesoro nazionale. Aggiunge, inoltre, l’esperto che l‘Eletrobras verrà ceduta al settore privato, in quanto «non ha più svolto un ruolo strategico nel settore elettrico, in gran parte a causa dei suoi problemi finanziari». L’Esecutivo brasiliano, secondo El Pais, avrebbe infatti affermato che l’obiettivo del programma di Temer sarebbe quello di restituire l’efficienza ad una società(l’Eeletrobras) che accumula un debito di oltre 6.000 milioni di euro. Il Ministero dello sviluppo energetico brasiliano – secondo el Pais –  ha precisato che negli ultimi 15 anni Eletrobras avrebbe assorbito risorse pubbliche per circa 65.000 milioni di euro, risorse che «potrebbero essere investite in sicurezza, istruzione e salute», aggiunge il Ministero. Si tratta, infatti, di una società colpita dalla crisi e oggetto di scandali per corruzione.

Ma quale sarebbe il ruolo di Pechino in relazione a questa ondata di privatizzazione brasiliana?

Secondo Xavier Fontdeglòria, venerdì scorso le autorità cinesi avrebbero decisamente lodato l’ambizioso programma di privatizzazione intrapreso dal Presidente Temer, e avrebbero inoltre promesso di continuare a investire nel Paese. La Cina è diventata un partner vitale per il Brasile in termini di scambi, investimenti e finanziamenti, lo ha confermato l’incontro di quattro giorni fa tra il Premier cinese Li Keqiang e il suo omologo brasiliano. La visita ufficiale ha, infatti, confermato e dimostrato il forte legame tra Rio e Pechino, ed ha inoltre lanciato un importante messaggio di intenzione nel continuare questa complicità da parte di entrambi i Paesi, nonostante il Brasile, secondo Xavier Fontdeglòria, ‘zoppichi’ sia dal punto di vista economico che politico.

L’incontro tra i due Premier avrebbe sottolineato l’aumento degli scambi economici tra le due nazioni, indicando l’intenzione cinese ad avviare nuovi investimenti nel settore energetico, agricolo e delle infrastrutture, e – nota Xavier Fontdeglòria- questi settori farebbero esattamente parte delle aree aperte al settore privato, secondo il programma di privatizzazioni di Temer. La Cina svolgerebbe, così, un ruolo decisivo nel progetto economico brasiliano. Secondo quanto riporta El Pais, infatti, entrambi i Paesi hanno firmato 14 accordi bilaterali, tra cui l’approvazione di una nuova linea di credito pari a 300 milioni di dollari rivolta al ‘Banco do Brasil’. Per quanto riguarda le infrastrutture, la Cina Communication and Construction Company investirà circa 700 milioni di dollari nella costruzione di un terminal -a uso privato – nel porto di Sao Luis. La Cina National Nuclear Corporation ha anche firmato un memorandum d’intesa con Eletrobras per continuare la costruzione della centrale nucleare Angra III. Secondo El Pais, Zhang Run, vice direttore per l’America Latina ei Caraibi presso il Ministero degli Esteri cinese avrebbe dichiarato che «Questi accordi costituiscono un enorme passo avanti per entrambi i Paesi […] Il governo continuerà a incoraggiare le imprese cinesi a partecipare attivamente alla cooperazione economica e commerciale con i Paesi dell’America latina, tra cui il Brasile e il Venezuela».

«Non posso commentare le opportunità specifiche, ma siamo interessati a questo piano (privatizzazione) e vedo una spinta, una spinta nel mondo aziendale cinese, di persone che cercano di andare in Brasile», ha dichiarato poi Li Yinsheng, CEO di China Three Gorges Brazil, che gestisce due delle maggiori centrali idroelettriche del paese in Ilha Solteira e Jupiá.

L’impegno cinese nel programma di privatizzazioni brasiliano non sarebbe quindi altro che la conferma della presenza e dell’interesse economico cinese nel Paese latinoamericano.

Pechino è il principale partner commerciale di Rio. Basta solo pensare che, da gennaio a luglio del 2017, la partnership commerciale tra Pechino e Rio ammontava a ben tre miliardi di dollari, secondo i dati doganali cinesi. Secondo quanto riporta El Pais, il mercato cinese sarebbe il primo acquirente per la soia, il ferro, il pollame e la carne bovina, mentre il Brasile sarebbe diventato la principale destinazione nella regione latinoamericana per la capitale cinese.

Secondo Xavier Fontdeglòria, la grande ondata di investimenti cinesi in Brasile è decollata nel 2012 e, a partire da allora, le operazioni si sarebbero moltiplicate. Il piano di privatizzazione, secondo gli esperti, potrebbe accelerare questo processo, in quanto permetterebbe ai partner cinesi di operare da una posizione privilegiata e senza cominciare da zero. Zhou Zhiwei, direttore Studi brasiliani dell’Istituto di America Latina dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, spiega infatti al Pais che «Gli investitori cinesi hanno iniziato a investire in Brasile con un certo ritardo, in quanto l’ambiente non era facile né favorevole per le loro società, soprattutto se confrontato con altri paesi dell’America latina, ma con questa riforma – privatizzazioni- l’ingresso potrebbe essere facilitato grazie alle acquisizioni».

In conclusione, le relazioni cino-brasiliane in termini economici sono oramai provate e durature – enti finanziari cinesi avrebbero concesso al Brasile ben 15.000 milioni di dollari nel solo nel 2016-, e l’incontro di venerdì scorso tra i due rispettivi Premier avrebbe consolidato un impegno sempre più radicato e presente di Pechino nel Paese, sottolineando l’intenzione del Governo asiatico di sollecitare le società e imprese cinesi a intervenire e ad interessarsi al piano di privatizzazione attuato recentemente da Temer. Tenuto conto di ciò, bisogna però considerare che il Brasile è un Paese con un deficit pubblico altissimo (nel 2016 era pari a 549.513 milioni di reales – 146 milioni id euro), il cui debito pubblico nel 2016 era pari a 4,8 milioni di reales (1,3 miliardi di euro). Il Paese conta inoltre 14 milioni di disoccupati e un’inflazione pari al 6,3%. Bisognerebbe, quindi, chiedersi che tipo di reazione avrà il piano di privatizzazioni, e il rispettico impegno cinese, non solo sull’economia del Paese, ma anche sulla popolazione e sull’opinione pubblica. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che il Premier brasiliano Temer è anche lui, come ad esempio Luiz Inácio Lula da Silva, oggetto di scandali e corruzione, e che questo potrebbe in qualche modo anche influenzare e compromettere la sua figura agi occhi sia dei brasiliani, che di Pechino. Ciò nonostante, quello tra Cina e Brasile è un binomio dagli interessanti risvolti non solo politici, ma anche – e soprattutto- economici, che riguardano in primis il futuro economico e politico del Paese brasiliano, ma anche quello della regione sudamericana e, infine, riguarderebbe anche gli equilibri economico-politici internazionali. Questa partnership potrebbe inevitabilmente modificare l’attuale quadro commerciale internazionale, in termini di gioco forza economico e di soft power.

L’ ‘intrusione’ economica di Pechino in Brasile potrebbe in qualche modo comportare dei cambiamenti di stampo economico per la regione latinoamericana, specie per i Paesi limitrofi e/o per quelli che, ad oggi, si trovano in balia di importanti crisi socio-politiche ed economiche. Le relazioni economiche tra Rio de Janeiro e Pechino potrebbero in qualche modo anche rappresentare la chiave di lettura per le politiche estere ed economiche di altri giganti interessati alla regione. Ad esempio, i piani economici di Pechino in Brasile potrebbero forse offrire un’interessante chiave di lettura per interpretare la politica economica statunitense e le decisioni del Presidente statunitense Donald Trump.

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