lunedì, ottobre 23

Brasile: cosa c’è dietro il dramma che affligge gli indigeni Speculazione e riduzione delle aree protette amazzoniche: gli interessi del Governo brasiliano

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In Brasile, le prime indiscrezioni sul presunto massacro di circa dieci indigeni in una tribù isolata nel cuore della foresta amazzonica. Le autorità brasiliane hanno aperto un’indagine in merito, pensando al coinvolgimento dei cacciatori doro illegali nella regione. Pare che gli omicidi siano avvenuti nella Javari Valley, uno dei più vasti territori indigeni brasiliani, grande più di tutta l’Austria. L’area del massacro è nel cuore della giungla amazzonica, accanto al confine con il Perù e a circa 1000 chilometri di distanza da Manaus, la capitale dello Stato. Gli investigatori hanno affrontato un viaggio in barca di ben 12 giorni solamente per raggiungere l’area.

Un quinto di tutte le tribù presenti sul territorio brasiliano, vivono nella regione, in totale isolamento ed in mezzo alla rigogliosa natura. Se fosse tutto confermato dalle operazioni investigative, significherebbe che i tagli all’agenzia indigena brasiliana (FUNAI) stanno avendo dei pessimi effetti. La National Indian Foundation, l’unico dipartimento governativo (parte del ministero della giustizia) al mondo dedicato alla protezione della popolazione indigena, è volto alla protezione di circa un milione di persone che vivono in condizioni di isolamento. Gli indios vivono nella costante minaccia delle aggressioni perpetrate dai cercatori d’oro, dai mandriani, dai boscaioli e da altri gruppi che mettono a repentaglio le loro vite e la prosperità delle immense risorse naturali amazzoniche.

L’agenzia è stata recentemente bersaglio di un attacco da parte dell’ala conservativa e della conseguente approvazione di un ingente taglio dei fondi. Il budget è stato dimezzato e la FUNAI si è trovata costretta a chiudere decine di uffici regionali. Il Governo di Michel Temer ha, inoltre, proposto recentemente di ridurre il perimetro dell’area tutelata ed ha annunciato nuovi piani per permettere l’estrazione mineraria e lo sviluppo di aree che, ad oggi, sono protette. Tre basi volte alla protezione delle tribù sono giù chiuse, le altre a mala pena riescono a funzionare.

Pablo Beltrand, il procuratore di Tabatinga, una cittadina nel cuore dell’Amazzonia a 700 miglia da Manaus, ha affermato che la sua squadra è stata la prima ad essere informata dell’accaduto. «Ne abbiamo ricevuto notizia dal Governo federale», ha dichiarato lo stesso. Beltrand non dichiara altro ma si laccia sfuggire che, recentemente, due uomini sono già stati arrestati in quell’area perché sospettati di cercare illegalmente.

La National Indian Foundation, si è mobilitata ed ha mandato un primo gruppo di tre investigatori nella cittadina di Sao Paulo de Olivenca, dopo le segnalazioni in merito ad alcuni uomini che si stavano vantando di aver ucciso degli indigeni. Una delle coordinatrici della FUNAI ha affermato che gli uomini brandivano una pala ed una piccola borsa per trasportare del cibo, affermando di averle rubate dalle loro vittime che avrebbero, poi, gettato nel fiume.

Ma il massacro non è stato ancora confermato. «L’indagine è ancora in corso per verificare la provenienza di questa informazione», ha detto una portavoce della polizia federale ai media. Dopo che che l’eco della notizia ha risuonato a livello internazionale, il procuratore federale dello Stato Amazonas, il più esteso del Brasile, ha ritrattato la versione precedentemente data circa le dichiarazioni che confermavano le morti e ha detto che «nessuna prova materiale è stata trovata a supporto della presunta carneficina». Insomma, secondo l’ultima versione, l’informazione sarebbe stata riportata erroneamente.

Il dipartimento della FUNAI ha meno di 600.000 sterline di budget da spendere quest’anno e che dovrebbe servire a tutelare gli indigeni nell’ampia regione brasiliana. Basti pensare che i gruppi totalmente isolati sono approssimativamente 20 nella Javari Valley, ma lì ne vivono altri 80. «Non abbiamo la capacità di fermare un qualcosa di così grande, è molto difficile», ha detto la coordinatrice.

Cleber Buzatto, segretario esecutivo presso l’Indigenous Missionary Council sostiene l’esistenza di un collegamento diretto tra i tagli dei fondi al dipartimento, la chiusura delle basi necessarie in quell’area e l’incremento delle aggressioni nella zona. «Si tratta di un meccanismo di incoraggiamento nell’invasione di territori che fa si che gli attacchi contro le tribù isolate sia più probabile», ha dichiarato. Già a Giugno scorso, i primi allarmi direttamente dagli esperti delle Nazioni Unite che avevano denunciato la pericolosità di un aumento di omicidi in relazione ai contenziosi sulle terre che da tempo affliggono i brasiliani.

Ma non è la prima volta che si accendono i riflettori sulla zona della Javary Valley. Secondo quanto riportato dall’esercito brasiliano, dal 28 Agosto al 3 Settembre, sarebbe stata portata avanti un’operazione per scovare quattro cacciatori d’oro illegali. Per combattere l’estrazione illegale, l’esercito avrebbe distrutto l’attrezzatura dei criminali cui è stata comminata una sanzione di più di un milione di Real per crimini ambientali. Oggi in Brasile ci sono 453 territori indigeni già regolarizzati dal Governo ed altri 127 in stato di delimitazione. In tutto, nel censimento del 2010 ha mostrato che più di 810.000 indigeni vivono in Brasile.

Nonostante i piani in proposito, non è segreto che queste aree stiano correndo comunque il rischio di essere ridotte. L’organizzazione che rappresenta gli Indigeni in tutta l’Amazzonia brasiliana, la COIAB, ha denunciato le conseguenze drammatiche del taglio dei fondi deciso dal Governo. «Condanniamo fermamente questi attacchi violenti e brutali contro questi indios isolati», ha dichiarato un rappresentante della COIAB. «Questo massacro mostra quanto, negli ultimi anni, i diritti degli indigeni che vivono nel Paese siano ostacolati. I tagli e lo smantellamento sono stati eseguiti per gli interessi dei politici potenti che vogliono continuare a saccheggiare le nostre risorse e ad aprire le nostre terre all’estrazione mineraria».

Secondo le informazioni riportate, vittime di atrocità sarebbero anche donne e bambini. Il massacro di cui si parla è solo l’ultimo di una lunga serie di omicidi in cui le vittime sono sempre stati gli indigeni più isolati. Uno dei più noti fu proprio la carneficina di Haximu nel 1993, dove persero la vita 16 indiani Yanomami, sempre per mano di cacciatori d’oro. Più recentemente, un’altra aggressione è avvenuta a danno degli indiani Sapanawa: le loro case sono state bruciate e tantissimi membri della tribù sono rimasti uccisi.

Gli indigeni di quelle zone, da anni devono far fronte alle aggressioni e alle catastrofi che coinvolgono le loro terre. Tagliare i fondi all’unico ente preposto alla loro tutela, è qualcosa che non può non arrecare delle gravi conseguenza. Lo pensa anche il direttore di Survival, l’organizzazione globale per la protezione delle tribù nel mondo, Stephen Corry, secondo cui «la decisione del Governo brasiliano non è stato un errore innocente. E’ qualcosa che è stato fatto per soddisfare gli interessi dei potenti che hanno intenzione di rendere le terre indigene aperte ad ogni tipo di sfruttamento». «Queste sono le persone con cui gli indigeni hanno a che fare e le morti delle tribù isolate non li scoraggeranno», continua Corry. «Solamente uno scandalo globale potrà forse costituire una possibilità per gli indios e potrà prevenire altre atrocità simili».

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