lunedì, giugno 18

Bergoglio e l’America Latina: Cile e Perù alla vigilia del nuovo viaggio apostolico La situazione politica, economica e sociale di Cile e Perù e le prospettive del viaggio di Bergoglio: ne parliamo con Gilberto Bonalumi (ex-Parlamentare e consulente ISPI)

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Dal 15 al 22 gennaio prossimi, si svolgerà il ventiduesimo viaggio apostolico di Papa Bergoglio: le tappe del viaggio saranno Cile e Perù. Non è la prima volta che Bergoglio viaggia in America Latina; questa volta, però, la particolarità del viaggio riguarda le affinità e le differenze tra i due Paesi.

Entrambi i Paesi hanno una storia di dittature, ma le caratteristiche di queste parentesi antidemocratiche sono assai diverse tra loro, come diverso è il ruolo giocato dalle Forze Armate. Entrambi i Paesi stanno vivendo un periodo di crescita economica ma, allo stesso tempo, le diseguaglianze sociali restano alte. Un aspetto importante di questo viaggio, su cui molti analisti hanno posto l’accento, riguarda l’incontro che Bergoglio avrà con i rappresentanti delle comunità autoctone nella regione cilena della Araucania e nell’area peruviana della Foresta Amazonica: c’è molta attesa per quanto riguarda ciò che verrà detto durante l’incontro; di certo, al momento, c’è solo che il Papa porterà con sé delle copie, in lingua indigena, della sua enciclica ‘Laudato Sii‘ che ha, come tema principale, la salvaguardia dell’ambiente.

Un altro momento interessante sarà l’incontro con alcune vittime del regime cileno di Augusto Pinochet (1973-90): un netto cambio di atteggiamento della Città del Vaticano rispetto ai tempi in cui, in netto contrasto con la posizione della Chiesa cilena, Karol Wojtyla incontrò ufficialmente il dittatore durante il suo viaggio in Cile nel 1987.

C’è poi la grave questione dei sacerdoti accusati di molestie: secondo un’associazione americana (‘BishopAccountability.org‘), il numero dei sacerdoti coinvolti in abusi su minori in Cile, nonostante sia significativo, rappresenta solo una piccola percentuale del totale a causa della posizione ambigua della Chiesa cilena a riguardo (sarebbero coinvolti anche nomi importanti della gerarchia ecclesiastica del Paese): nonostante Bergoglio si sia più volte espresso contro la piaga degli abusi, fonti vaticane non confermano che la questione sarà toccata nei suoi prossimi interventi.

Per finire, nell’area coi sono alcune questioni politiche aperte, tra cui la richiesta, avanzata dalla Bolivia, di uno sbocco sull’Oceano Pacifico attualmente inesistente (a separare La Paz dall’Oceano c’è proprio il confine tra Cile e Perù): in passato Bergoglio si era espresso in modo favorevole alla concessione di uno sbocco marittimo alla Bolivia, ma non è certo che l’argomento sarà affrontato durante il viaggio.

Per approfondire la questione, fare il punto sulla situazione di Cile e Perù e indagare sulle prospettive del viaggio apostolico, abbiamo parlato con Gilberto Bonalumi, ex-Parlamentare con la Democrazia Cristiana (1972-92) e attualmente consulente dell’Istituto per gli Studi di politica Internazionale (ISPI) per l’America latina.

Quale è la situazione attuale di Cile e Perù dal punto di vista politico ed economico?

Sono due Paesi andini che continuano ad essere diversi. Il Cile è un Paese che, in qualche misura, si contraddistingue nell’America Latina rispetto agli altri. Cito un caso per tutti: nello stesso periodo in cui, nel 1964, due grandi protagonisti della politica cilena, il democristiano Eduardo Frei e il socialista Salvador Allende, si confrontavano in una campagna elettorale che allora entusiasmò molto, in Brasile iniziava una dittatura che durò diciassette anni. Faccio questo esempio per rendere l’idea che la lettura dell’America Latina non è uniforme, anche se ha un impianto comune per il processo storico e il tipo di colonizzazione. Oggi, visto che nei prossimi giorni ci sarà Papa Francesco che va in questi due Paesi, per quanto riguarda il Cile, se si fa il confronto con quando andò il suo predecessore Giovanni Paolo II, si vede un quadro molto diverso: allora c’era una dittatura e una situazione sociale ed economica inquietante e traumatica; oggi il Cile è una cosa diversa, è un Paese che, da questo punto di vista, si dibatte tra memoria e un’inquietudine sociale che è anche il risultato, in qualche modo contraddittorio, di una crescita avvenuta senza che il referendum che ha avviato il processo democratico riuscisse a scalfire in profondità un impianto economico che è stato suggerito e programmato dai Chicago Boys al punto tale che il Cile è risultato per parecchio una sorta di laboratorio, una sorta di Paese di riferimento dentro una globalizzazione tra le più aggressive. È il Cile che è venuto fuori il famoso decalogo che poi è stato chiamato il Consenso di Washington.

Per quanto riguarda il Perù, la storia è diversa. Cominciamo dalla struttura militare: la struttura militare del Cile è rimasta, in qualche misura, intatta e l’Esercito, che ha avuto dei membri nel Governo di Allende per poi passare ad essere uno strumento totale di repressione, continua ad avere una considerazione notevole. In Perù, invece, le cose stanno diversamente: già la prima volta che andai nella città di Lima, che risale al lontano 1968, arrivai il giorno in cui il Generale Juan Velasco Alvarado prese il potere (e dove il Tenente Montessino, famoso poi per essere stato lo strumento di Alberto Fujimori nella repressione, prese l’ultimo leader di Destra, o di impianto liberale, Fernando Belaunde Terry) e iniziò un periodo fatto di un tipo di militarismo che cercava di portare avanti una progettazione sociale; un tentativo di militarismo progressista. Il Cile ha vissuto diciassette anni di dittatura dove il coprifuoco era uno strumento di controllo sociale (noi spesso dimentichiamo che c’è stato anche un momento di Governo di quella dittatura che era inquietante anche dal punto di vista della quotidianità della vita dei cileni); il Perù, al contrario, ha avuto tutto il tema di Sendero Luminoso che rappresenta una ferita che ancora sanguina, con migliaia di morti.

Entrambi i Paesi crescono economicamente perché hanno delle materie prime importanti: il grande Deserto di Atacama, che geograficamente unisce il Perù con il Cile, è ricchissimo di rame e materiale ferroso. Grazie alle materie prime, Cile e Perù hanno una struttura economica importante mentre, dal punto di vista delle diseguaglianze e della struttura sociale, continuano a mantenere una dimensione ‘di classe’ per cui sono anche Paesi con delle società ‘a due ali’: il tema ricchezza-povertà è tutt’altro che risolto.

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