Politica Opinioni

Il Contrappunto

Bauman e la ’emigrazione del potere’

Il filosofo della ‘Società liquida’, l’elaborazione di nuovo pensiero

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La partenza per ulteriori livelli di riflessione (morte in senso tecnico) di Zygmunt Bauman, avvenuta il 9 gennaio 2017, ci riporta al fatto che di quando in quando c’è qualcuno, non molti a dire il vero o almeno non molti che riescono anche ad ottenere ampia conoscenza, che riesce a pensare un ‘pensiero nuovo’ ed originale. E controcorrente. Per quanto riguarda il Bauman medesimo può essere dipeso dal fatto che dall’alto dei suoi 91 anni, le fondamenta delle propri teorie le aveva poste in anni ormai quasi lontani. Nato a Poznań, Polonia, il 19 novembre 1925, origine ebraica, formazione marxista, docenza britannica. Ma sapeva seguire ed analizzare con riflessioni utilmente pratiche anche l’attualmente esistente.

Ha studiato il rapporto tra modernità e totalitarismo, con particolare riferimento alla Shoah ed al passaggio dalla cultura moderna a quella postmoderna. Filosofo (e sociologo) della ‘società liquida’ era ed è definito. In realtà era, ed è, molto di più. Ma rendiamogli omaggio lasciandolo parlare, oggi, con alcune delle tante e significative parole da lui dette e scritte. Recenti (2011), e quindi tanto più indicative della capacità di continuare a capire le trasformazioni ora in atto. «Siamo di fronte ad una nebbia informativa, una cortina impenetrabile di notizie ed informazioni in eccesso che non ci permette di sapere cosa c’è oltre. Siamo in una modernità di bambagia che ci impedisce di fare ciò che vogliamo, che sviluppa in noi un senso di ignoranza, di inadeguatezza e di frustrazione, e che provoca uno stato di impotenza e di instabilità». «In questo contesto di precarietà e di legami che si dissolvono, sta crescendo la necessità di qualcosa di solido che può essere ricercato nella comunità».

Quanto ai social network: «E’ un mondo dove c’è la necessità di partecipazione ma al tempo stesso c’è il desiderio di autonomia (…) c’è la necessità di crearsi un’identità e di ottenere un riconoscimento». «Siamo in una fase di interregno, di passaggio, dove tutto è ancora incerto. Stiamo assistendo a un divorzio tra le istituzioni pubbliche, che non sono più in grado di offrire certezze, e il cittadino, che si è accorto di queste mancanza e quindi protesta». E ancora c’è «un divorzio tra il potere e la politica (…) che fino a sessanta anni fa, invece, coincidevano, e che oggi si sono divisi. (…) Il potere è emigrato ed è al di fuori della portata di qualunque nazione, compreso gli Stati Uniti che sono un ex impero e una ex potenza mondiale». Così Bauman, e tanto di più che ciascuno potrà utilmente, molto utilmente, personalmente approfondire come vivamente consigliamo.

Grazie, e avanti un altro.

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