lunedì, ottobre 23

Barcellona: la jihad spagnola si ripresenta alla Rambla

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L’estate 2017, con l’attentato a Barcellona, sembrava essere tornata alla normalità dopo quelle dei passati anni, caratterizzate da una recrudescenza degli attentanti terroristici di matrice islamica in tutta Europa.
In particolar modo nel 2016 da luglio si è potuto evidenziare un drastico cambio di rotta per la tattica terroristica nelle capitali del vecchio continente caratterizzata dall’uso di veicoli lanciati a folle velocità su turisti e passanti.  Ne sono espressione maggiore l’attentato di Nizza a luglio e quello di Berlino a dicembre. Germania e Francia sono stati i Paesi designati e prediletti di questo nuova tattica terroristica, la quale, in un secondo momento, è stata esportata ed applicata anche all’Inghilterra ed ora in Spagna.
Nel corso del 2017, le modifiche e le incongruenze con la nuova procedura tattica del terrorismo jihadista si sono fatte più evidenti ed analizzando proprio sulle pagine de ‘L’Indro‘ le diverse dinamiche si è sottolineata una maggior attenzione ai dettagli ed una organizzazione più rigorosa.
Anche nel caso che si andrà ad analizzare nelle prossime pagine si intende sottolineare come alcune dinamiche siano mutate rispetto ad altri attentanti e come quello in Spagna sia frutto di una linea strategica diversa rispetto a quanto visto fino ad ora, secondo solo all’attentato di Manchester.

A Barcellona erano le ore 17 del 17 agosto quando un furgone è piombato sulla folla a La Rambla, una delle vie più trafficate ed in questo periodo dell’anno più frequentata dai turisti.  Il van ha investito diverse persone sulla famosa zona turistica causando, secondo un bilancio ufficiale del governo catalano, 13 morti e oltre 100 feriti di cui almeno 15 gravi. L’autista a bordo del furgone ha iniziato la sua folle corsa a Plaza de Catalunya terminandola alla piazza del mercato della Boqueria, a 600/700 metri di distanza.
Lo Stato Islamico ha rivendicato l’evento intorno alle ore 20 attraverso la sua agenzia stampa ‘Amaq‘, definendo gli attentatori «soldati dello Stato islamico». Lo riferisce ‘Site‘, il sito di monitoraggio dell’estremismo islamico sul web, pubblicando un’immagine della rivendicazione in arabo.
Nelle ore successive all’attacco di Barcellona le forze dell’ordine spagnole avevano arrestato due persone in relazione all’attentato: un marocchino e l’altro nato a Melilla, l’enclave spagnola in territorio marocchino. Ma tra i due sospetti arrestati dalla Polizia spagnola non c’è l’autore materiale dell’attentato si tratta di «persone direttamente coinvolte nell’attentato, ma nessuno dei due è l’autista del furgone» schiantatosi sulla folla.
Uno dei due è stato arrestato ad Alcanar, dove, il 16 agosto, una violenta esplosione aveva distrutto un appartamento, e l’altro a Ripoll.
L’autore dell’attentato pertanto sarebbe ancora in fuga.

Nella notte tra giovedì e venerdì c’è stato un secondo nuovo attentato terroristico in Catalogna, già collegato dalle autorità con quello della Rambla del pomeriggio precedente.
Cinque terroristi a bordo di un’auto e forse con indosso delle cinture esplosive hanno investito la folla a Cambrils, una città di mare a poco più di un centinaio di chilometri a sud-ovest di Barcellona, vicino a Terragona: sette persone sono rimaste ferite, di cui una è in condizioni gravi.
Il Governo catalano ha confermato che l’attacco a Cambrils è legato a quello di Barcellona e anche a un altro episodio avvenuto mercoledì sera, cioè l’esplosione di una casa ad Alcanar (a sud di Terragona), nel quale è morto un uomo marocchino che stava fabbricando esplosivi.

Ricapitolando sono, dunque, tre gli eventi terroristici che nel corso di 48 ore hanno investito il sistema di sicurezza interno spagnolo sgretolando anni di lotta al terrorismo jihadista nella penisola iberica.

Come si è più volte detto gli attentanti si devono leggere ponendo l’attenzione su tre importanti aspetti: luogo, targetmodalità tattica.
Sul luogo in cui si è svolto questo attentato le analisi che si possono proporre sono le stesse che si sono già presentate in sede di altri eventi simili come Nizza e Berlino.  Tutti luoghi densamente affollati, turistici e simboli riconosciuti a livello internazionale come identificativo di una determinata città europea.
Non vi è solo, dunque, la necessità di scegliere luoghi affollati, dove le vittime si trovano letteralmente sulla rotta dell’attentatore, ma soprattutto luoghi simbolici che una volta colpiti vadano a minare l’identità nazionale del Paese colpito. In questo modo si va a sgretolare lentamente quel concetto di resilienza civile che negli ultimi due anni si è cercato di applicare alla popolazione europea senza troppi risultati.
La Rambla è il simbolo del turismo e dell’architettura di Barcellona, riconosciuta in ogni luogo del mondo ed amata dagli spagnoli come simbolo di identità nazionale, l’obiettivo è dunque coerente con una strategia globale del terrore che non si limita a mietere vittime, ma tende a destrutturare la sicurezza partendo dall’identità nazionale dei cittadini affinché il concetto di paura attecchisca meglio nel corso degli attentati successivi.
Lo studio così preciso di un singolo evento terroristico non è attribuibile allo Stato Islamico, il quale ha prediletto luoghi scelti a random, senza una strategia precisa, ma più vicini al metodo qaedista riflessivo e lungimirante.
Il target in questo caso sono soprattutto pedoni e turisti, la volontà di uccidere si sottolinea grazie al fatto che il furgoncino non abbia effettuato una traiettoria retta, ma si sia imposto di seguire la folla in base a come essa scappava dalla via principale.
La liason tra luogo simbolo e target turistico è un connubio che già troviamo in precedenti attentanti come Nizza e Berlino, la strategia alla base di questa scelta è duplice: maggior numero di vittime ed impatto psicologico e mediatico amplificato con ulteriore disgregazione della resilienza civile in Europa.

E’ la prima volta che si vede utilizzato un piccolo van per attentanti di questa tipologia e l’attenzione degli analisti è subito caduta sulla possibilità che la modalità tattica sia stata modificata a causa di eventi sopraggiunti, ma cerchiamo di analizzare l’evento in relazione ai due eventi icona della tecnica del Califfato.
A Nizza l’uso di un tir ha causato la morte di 87 persone lo scorso anno e a Berlino fu utilizzato un autoarticolato, difficile inseguire in modo dinamico la folla che si disperde con quella massa sparata a folle velocità, la traiettoria dritta era la via più facile da seguire soprattutto se non si è esperti alla guida. In questo caso il veicolo era di dimensioni maggiori rispetto ad una normale utilitaria, ma più piccolo rispetto ai camion usati in precedenza.
Una delle caratteristiche del Van è la capienza del retro, usata di consuetudine dalle piccole aziende per trasportare materiale o prodotti finiti. Dopo l’attentato ed il collegamento con l’appartamento esploso qualche ora prima ad un centinaio di kilometri da luogo dell’evento, la possibilità concreta è che il van potesse essere caricato con bombole di gas e fatto detonare (o schiantare) contro obiettivi sovraffollati e sensibili. L’esplosione delle oltre cinquanta bombole di gas rinvenute a pezzi nell’appartamento ad Alcanar lascia immaginare una dinamica diversa e meglio organizzata per l’attentato di Barcellona rispetto a come si sono svolti i fatti. L’ipotesi è, infatti, che il van dovesse fungere da ordigno esplosivo improvvisato montato su di una vettura letteralmente un’autobomba come spesso si sono viste a Kabul e Baghdad.
Collegando l’esplosione e l’attacco con il veicolo di ieri si denota una organizzazione strutturale della cellula spagnola, teoria avvallata dal secondo attentato messo in atto nella notte  forse con cinture esplosive.
Come già segnalato in precedenza l’uso di esplosivi o di ordigni costituiti da bombole non è da attribuirsi a semplici cellule organizzate su territorio di una Nazione, ma necessitano di expertise specifiche capace di evitarne la detonazione in tempi non consoni.
Per spostare e tutelare specialisti come quelli in esplosivi, provenienti dal Medioriente e reclutati al soldo di chi paga meglio, è necessario una cellula organizzata e ramificata con solide basi nella comunità musulmana del Paese, cosa che in Spagna di certo non manca.
Se fosse confermato l’uso di cinture esplosive la loro costruzione necessiterebbe di esperti con maggiori capacità rispetto al semplice assemblare bombole di gas in un van.

Traendo le somme di quanto analizzato ci si trova d’innanzi ad un attentato pianificato e forse all’ultimo momento modificato per cause di forza maggiore, personale addestrato con capacità di maneggiare esplosivi in modo controllato, il chè comporta una rete logistica e di sicurezza imponente che forse non si limita al territorio catalano ma investe una rete Europea più ampia che sposta expertise in base alle necessità del momento.
Il numero di vittime è alto, ma poteva essere un bilancio maggiore se fosse stato posto in essere anche il secondo evento, fermato dalle forze di Polizia spagnole nella notte tra giovedì e venerdì.
Non si evince radicalizzazione dell’ultimo minuto, ma gli appartenenti alla rete sono affiliati fidati ed addestrati, non si sono visti momenti di esitazione, ma al contrario è sottolineata una volontà di uccidere maggiore rispetto ad attentanti simili condotti con veicoli di dimensioni medio-piccole.

A differenza di quanto si possa pensare, attentanti di questo genere sono difficilmente arginabili, soprattutto se dietro sono coperti e garantiti da una rete logistica importante e ben strutturata.
Imporre misure limitative, come togliere la patente a chi non appartiene alla comunità europea, oppure limitare la circolazione a chi si sposta di frequente tra i Paesi europei, sono solo condizioni che andrebbero a peggiorare il lavoro di intelligence già complesso così com’è.
Ad ogni attentato è bene sottolineare come le reti d’intelligence monitorino con attenzione tutti i soggetti sospetti o già affiliati a reti terroristiche, ma che senza l’avvallo di una politica d’espulsione coerente con quella che è la situazione di sicurezza nazionale attuale il tutto perde d’efficacia. L’intelligence lavora sulle informazioni e non sulle misure da adottare per prevenire eventuali attacchi.

La Spagna nuovamente nel mirino dei terroristi? La verità è che non ne è mai uscita.

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