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Barcellona 6 ottobre 1934: quando la Catalogna si dichiarò indipendente I 'Fatti d'Ottobre' del '34 sono stati un'anticipazione di ciò che vediamo oggi?

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Ottantatré anni fa, esattamente il 6 ottobre del 1934, l’allora Presidente della Generalitat de Catalunya, Lluís Companys i Jover, proclamava la nascita della Repubblica Catalana. Oggi, il tema sembra essere decisamente d’attualità: dopo il referendum dello scorso 1° ottobre, che a Madrid è stato considerato incostituzionale ma che ha visto il 42% circa dei catalani votare in massa per la separazione dalla Spagna, dopo la denuncia di molti Sindaci catalani da parte della Procura Generale e gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, il Governo dell’Autonomia Catalana, presieduto da Carles Puigdemont, sembra pronto a dichiarare unilateralmente l’indipendenza. Se ciò accadesse, si tratterebbe di uno strappo molto serio che potrebbe avere esiti imprevedibili non solo sulla Spagna, ma sull’intera Unione Europea.

Sarà dunque interessante analizzare i ‘Fatti d’Ottobre’ del 1934 e osservare le similitudini e le differenze tra ciò che accadde allora e ciò che sta accadendo oggi.

Tanto per cominciare, già nel 1931, mentre il Re Alfonso XIII partiva per l’esilio volontario e si andava formando la Repubblica Spagnola, il Segretario della Esquerra Republicana de Catalunya (ERC: Sinistra Repubblicana di Catalogna), Facesc Macià i Llussà, aveva proclamato la Repubblica di Catalogna nella Repubblica Federale Spagnola. La proclamazione di Macià era arrivata alcune ore prima della nascita ufficiale della Repubblica Spagnola e colse di sorpresa i rappresentanti degli altri movimenti partiti che appoggiavano la svolta repubblicana nel resto del Paese.

Dopo alcune trattative, si decise per una forma diversa e si optò per la forma della Generalitat (una forma di autonomia già sperimentata in passato), di cui Macià fu eletto Presidente. In questo caso, comunque, non si può parlare di una forma di dichiarazione di indipendenza poiché, come dichiarato dallo stesso Macià, la Repubblica Catalana pensata nel ’31 faceva parte di un progetto di Repubblica Federale che avrebbe dovuto unire sotto un’unica bandiera tutto il Paese: in quel frangente, infatti, le posizioni della ERC, più che indipendentiste erano repubblicane e la tenuta del fronte repubblicano fu garanzia di unità per il Paese.

Dopo che, nei primi tre anni, il Governo della nuova Repubblica Spagnola fu nelle mani dei socialisti e dei loro alleati, il 19 novembre del 1933 le elezioni diedero la vittoria alla Confederación Española de Derechas Autónomas (CEDA: Confederazione Spagnola delle Destre Autonome) che riuniva al suo interno tutti i gruppi più conservatori del Paese. Per evitare di innalzare troppo la tensione politica, i rappresentanti della CEDA, in un primo momento, restarono fuori dai Governi che si vennero a formare.

Questo fino al 1934, quando nel nuovo Governo entrarono tre ministri monarchici: fu la goccia che fece traboccare il vaso. In molte parti del Paese, le formazioni di Sinistra, socialisti e comunisti, ma acnhe anarchici, proclamarono lo Sciopero Generale. Anche in Catalogna i movimenti contrari al nuovo Governo non stettero a guardare: il 6 ottobre, il successore di Macià alla Presidenza della Generalitat de Catalunya, Lluís Companys, dichiarò che la Repubblica era stata tradita ed era caduta nelle mani di gruppi reazionari: a quel punto, non restava che dichiarare la nascita della Repubblica Catalana.

In quel momento, la Catalogna si era dotata di un vero e proprio esercito, composto in gran parte di ex-militari, che per numero e capacità, avrebbe potuto mettere in difficoltà eventuali truppe di Madrid; inoltre era anche stato elaborato un piano per la difesa di Barcellona.

Il Governo centrale, com’era ovvio, dichiarò lo stato di guerra ed inviò a ristabilire l’ordine le proprie truppe al comando del Generale Domingo Batet, anche lui catalano: nella notte si ebbero degli scontri armati che provocarono una ventina di morti, soprattutto tra i militari di Madrid. C’era una cosa. Però, che il Governo di Barcellona non aveva calcolato: l’artiglieria. I catalani erano totalmente sprovvisti di artiglieria e, nonostante le truppe di Madrid avessero solamente qualche pezzo leggero, questi, con il solo effetto psicologico delle loro esplosioni, bastarono a mandare nel panico gran parte dei volontari catalani.

Messo di fronte all’impossibilità di difendere Barcellona, il Presidente Companys propose al Generale Batet di passare dalla propria parte ma questi, fedele al Governo centrale, lo fece arrestare: finiva così la breve esperienza della Repubblica Catalana del 1934. Nulla a che vedere con altre parti del Paese, soprattutto le Asturie, in cui lo Sciopero Generale del ’34, che aveva tra i suoi obiettivi anche il superamento della Costituzione Repubblicana e l’instaurazione di un Governo socialista, venne repressa nel sangue e costò circa milletrecento morti.

L’esperienza del 6 ottobre 1934 risulta tanto più interessante in virtù del fatto che oggi, mentre la tensione tra Madrid e Barcellona è sempre più alta e si parla nuovamente di Repubblica Catalana, sembra che nessuno la ricordi. Come è possibile che non si presti attenzione ad una ricorrenza che sembrerebbe essere tanto significativa?

La ragione principale, come sostenuto dal Professor Alejandro Nieto della Real Academia de Ciencias Morales y Políticas, in una sua conferenza del 12 novembre 2014, sembrerebbe essere questa: l’idea alla base della dichiarazione di indipendenza del 1934 fu prima di tutto repubblicana.

Come dichiarato dallo stesso Companys durante il suo processo, i promotori di quel gesto si consideravano a tutti gli effetti repubblicani, non indipendentisti catalani: in quest’ottica, l’indipendenza non era contro la Spagna in sé, bensì contro il Governo reazionario che si era instaurato a Madrid. Non a caso, lo Sciopero Generale contro il Governo toccò molte parti del Paese (abbiano già citato le Asturie). Proprio in virtù del legame con i movimenti di Sinistra che promossero lo Sciopero Generale in tutta la Spagna, non va dimenticata la dimensione sociale e rivoluzionaria della dichiarazione di Campanys: in una dimensione in cui, in tutta Europa, si stavano affrontando movimenti di stampo fascista (in forte ascesa) e anti-fascisti, l’entrata al Governo dei rappresentanti della CEDA rappresentava una minaccia per un Paese che, di lì a poco, sarebbe sprofondato in una guerra civile e in una violenta dittatura militare.

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