Cultura&Società Opinioni

Bambini morti nel fango e piccole divinità viziate

Mohammed: Vedere bambini piccoli, esanimi con la faccia nel fango, fa sembrare insignificante tutto il resto

mohammed-bambini-nel-fango
Advertising

Il mondo è diventato estremamente piccolo, ‘vediamo troppo‘, non abbiamo scampo. Spesso siamo impotenti, non sappiamo cosa fare, ancora più spesso strafottenti, non vogliamo fare. Soprattutto non riusciamo ad andare oltre alle emozioni del momento, perché le prime pagine on line dei quotidiani cambiano con inarrestabile rapidità, e a noi non rimane che seguire l’onda.

Meno male, dico sul serio, che ci sono quelli sportivi, ci somministrano dosi massicce di notizie a basso contenuto di stress, pure stupidità, ma ci aiutano a sopportare l’insopportabile. Come la schiena della fashion blogger oppure il suo petting con il compare. Vuoto che avanza.

Vedere due bambini piccoli, esanimi con la faccia nel fango, prima Aylan, siriano, poi in queste ore Mohammed, birmano, fa sembrare insignificante tutto il resto, e non parlo solo di taluni cretini abitatori della politica italiana, che invece di curare il loro evidente disturbo bipolare tormentano la nostra vita con idiozie sconfortanti. Tuttologi in guerra con se stessi, che ci usano come fossimo una comunità terapeutica di sessanta milioni di abitanti.

Bambini in fuga per la vita, bambini in fuga dalla vita, con le loro famiglie disperate e senza approdi perché siamo tutti girati dall’altra parte. Creaturine innocenti, vittime dei giochi, per loro incomprensibili, dei grandi.

Viene voglia di leggere dell’altro, magari delle vacanze del campione milionario, che si gode la vita alla Seychelles e durante l’anno si arrabbia perché l’allenatore lo tiene in panchina. Tiene il muso come altri bambini, stavolta quelli viziati dell’Occidente, quelli a cui è proibito dire che Babbo Natale non esiste, altrimenti ai genitori viene il coccolone e loro da grandi potrebbero rubare nei supermercati oppure farsi una canna, ma solo se qualcuno gli oppone un diniego.
Bambini da proteggere come se fossero dei minorati, nei modi più grotteschi e arbitrari, quelli a cui si nasconde che il nonno è morto ma li si prende in giro raccontandogli che è andato sulla stellina, gli stessi che da grandi ti raccontano che detestano la madre perché gli aveva impedito di vedere il corpo del nonno.
Bambini diproprietà‘, come il mitico utero delle femministe, i medesimi che guai se la maestra mette loro una nota, perché i genitori sono sempre pronti a scrivere una contronota per spiegare che il principe aveva raccontato una versione diversa dell’accaduto e loro credono al figlio. Ecco.

Ancora gli stessi bambini che la psicologia divide a pezzi per poterli curare meglio, ma che da anni rifiuta di capirli davvero nella loro interezza, confondendoli con i sintomi che manifestano.

Bambini o viziati, bambini trascurati e dunque vittime di malesseri che non arrivano da Marte bensì da molto vicino, fuoco amico.

Bambini che non conoscono gli altri bambini, quelli che muoiono con la faccina nel loro sudario di fango, perché se li vedono si ‘impressionano’, dunque è meglio distrarli coi lego oppure con la partita al campetto, dove i genitori si picchiano a sangue se l’arbitro fischia senza chiedere il loro permesso.
Bambini sottratti alle consapevolezze della vita, ibernati, imbesuiti, così quando la incontrano si rompono i denti e le danno la colpa delle proprie sventure. Consolatorio ma inutile.

Consiglio a tutti i genitori che tengono davvero ai loro bambini di riconsegnarli al mondo, prima possibile, perché è l’unico modo di amarli, essendo quello il luogo dove saranno chiamati a vivere, non certo negli angusti progetti che coltivano ostinatamente i grandi. Il mondo non è un’astrazione, ma le tante cose che terranno compagnia ai figli, comprese quelle pareti di fango dove sono caduti i tenerissimi Aylan e Mohammed.

Facciamoglieli conoscere, appartengono anche a loro, possiedono il solidissimo diritto di sapere chi sono quei piccoli martiri, perché possano apprezzare il troppo che ricevono e smettano di considerarlo acquisito per sempre.

Se ci ostineremo a presentare loro immagini ingannevoli, li renderemo fragili, dunque inadatti a sviluppare quel sentimento sociale che può salvare, loro stessi e i loro simili, dai muri di fango, che incontreranno più frequentemente di quanto osiamo temere.

Native Advertising

9 commenti su “Bambini morti nel fango e piccole divinità viziate”

  1. francesca scrive:

    Mi permetto di dire che questa è una vera lectio magistralis per genitori ed educatori. Parte da un fatto drammatico di estrema attualità per ricavare insegnamenti concreti anche qui ed ora. Coglie con molta finezza una serie di ateggiamenti e mentalità oggi molto diffuse fra i genitori. I quali si illudono di fare il bene dei propri figli crescendoli sotto una campana di vetro. In un mondo asettico, filtrato, rarefatto. Mi chiedo se sia per proteggerli davvero o semplicemente per evitare di affrontare con loro argomenti impegnativi, che spesso sollecitano domande. E le domande fanno crescere, producono progresso. È vero, noi adulti non sempre, anzi quasi mai, a dire il vero, abbiamo le risposte. Ma non è un motivo serio per non indurre interrogativi.
    C’è una seconda ragione, a mio avviso, che spinge molti genitori a filtrare la realtà che presentano ai propri figli. È una realtà, come quella del piccolo Mohammed, che spesso chiede prepotentemente a ciascuno di noi di esporsi, di scegliere da che parte stare, non ammette neutralità. Ecco, credo che molti genitori non vogliano arrivare proprio a questo. A scegliere, a prendere posizione. Per crescere gli adulti di domani abbiamo bisogno, oggi, di adulti che facciano gli adulti. Non ce ne sono moltissimi, purtroppo.

    1. Domenico scrive:

      La verità, cara Francesca, è che tutti ci illudiamo che portata all’asciutto la nostra barca, il mondo intero sia salvo. Ma non si può tollerare questa enorme differenza di potenziale tra pochi privilegiati e molti dannati, educare senza portare, con la giusta sensibilità, in bambini all’interno della realtà e alle sue incongruenze, facendogliene sentire, per quanto possibile, l’ingiustizia, lo aiuterà a porsi le domande giuste, quelle di cui troppo bambini del primo mondo, sono ignari.

  2. Elena scrive:

    Leggendo queste parole centinaia di aneddoti accumulati in tanti anni di insegnamento alla scuola dell’infanzia si affollano nella mia mente e appoggiano appieno le riflessioni del dott.Barrilá. Penso che ogni adulto debba riflettere sul cambiamento, o meglio sul deterioramento della nostra cultura pedagogica che, seppur arricchita di conoscenze ad uso di tutti, ha avuto l’effetto collaterale di perdere l’unica cosa veramente utile: Il buon senso. Non serve essere culturalmente preparati per sapere dire no ad un bambino nel momento giusto, senza paura di causare chissà quale trauma psichico, quel no che gli insegnerà a stare bene con sé stesso e con gli altri. Anche noi insegnanti stiamo perdendo il nostro ruolo educativo, barcamendadoci tra due posizioni errate: quella di chi per non avere rogne asseconda gli errori dei genitori e quella di chi, dall’alto della sua posizione, sa solo giudicare anziché partecipare ad un progetto educativo condiviso. In tutto questo bailame i bambini, mai così intelligenti ed irrequieti, sono costantemente riempiti di stimoli di ogni genere, materiale e cognitivo, ma privati di uno strumento fondamentale, la fantasia: quella meravigliosa risorsa, offuscata con tutti i mezzi, che ogni bambino possiede naturalmente per affrontare le brutture del nostro mondo di adulti.

  3. Francesco scrive:

    Questo articolo è una vera e severa lezione di vita per noi genitori ed educatori. Mi è subito saltato in mente e nel cuore un accostamento.
    Nella notte di Natale ci è stato detto: troverete un bambino; e qui abbiamo visto due bambini, Aylan e Mohammed, distesi sulla spiaggia e sul fango dinanzi alla nostra opulente indifferenza occidentale.
    Dio sta nella piccolezza: è questa la forza dirompente del Natale; l’uomo vuole salire, comandare, prendere,Dio invece vuole scendere, servire, dare, che ci piaccia o no è il nuovo ordinamento delle cose e della vita.
    Non temete! Dio non deve fare paura, mai; se fa paura non è Dio colui che bussa alla tua vita, Dio si disarma in un neonato, come ha fatto con i due bambini: Natale è il corteggiamento di Dio che ci seduce con un bambino, è
    venuto a portare non tanto il perdono, ma molto di più; è venuto a portare sé stesso, luce nel buio, fiamma nel freddo, amore dentro il disamore.
    E sulla terra pace agli uomini: ci può essere pace, anzi ci sarà di sicuro, anche accoglienza e rifugio; i violenti la distruggono, ma la pace tornerà, come una primavera che non si lascia sgomentare dagli inverni della storia.
    A tutti gli uomini, pure i siriani ed i birmani – nonostante i nostri vigliacchi respingimenti – così come siamo, per quello che siamo, buoni e meno buoni, amati per sempre, a uno a uno, teneramente e senza rimpianti, in particolare tutti i poveri, gli ultimi, gli anonimi, i dimenticati.
    Dio ricomincia da loro.
    Natale è anche una festa drammatica: per loro non c’era posto nell’alloggio e per i due bambini, e tanti altri sconosciuti piccoli bambini, nel continente.
    Dio entra nel mondo dal punto più basso, in fila con tutti gli esclusi.
    Come scrive padre Turoldo :”Dio si è fatto uomo per imparare a piangere; per navigare con noi in questo fiume di lacrime, fino a che la sua e nostra vita siano un fiume solo.”
    Allora prego:
    Mio Dio bambino, povero come l’amore, piccolo come un piccolo d’uomo, umile come Aylan e Mohammed, come la paglia dove sei nato, mio piccolo Dio che impari a vivere questa nostra stessa esistenza; Tu che sei incapace di aggredire e respingere e di fare del male, che vivi soltanto se sei amato, insegnami che non c’è altro senso per noi, non c’è altro destino dell’uomo che diventare uomo vero ed autentico come Te.

  4. Er.ti scrive:

    NON VORREI SEMBRARE INSENSIBILE : “POLVERE SEI , POLVERE RITORNERAI” – IN QUEI POSTI SI VIVE NEL “CAOS” CI SAREBBE PIU’ BISOGNO DI LEGALITA’ ED EDUCAZIONE , SOPRATTUTTO IN CHI HA POTERE; AL CONTRARIO NEI NOSTRI POSTI DI RESIDENZA , LA LEGALITA’ E EDUCAZIONE ,USATE MALE E A DISMISURA , SOPRATTUTTO DA CHI HA POTERE , HA RICREATO IL “CAOS” ….

  5. francesca scrive:

    Francesco, innanzitutto grazie per avere condiviso la sua riflessione, evidentemente animata da una fede profonda ed autentica. Del resto ammetto che anche su di me, che ho abbandonato la pratica e che coltivo dubbi sempre più grandi, quel bambino che nasce in una mangiatoia e quel dio che si fa uomo esercitano ancora grande fascino. Ciò detto, vorrei riflettessimo tuttavia come alla base di queste tragedie del nostro secolo, come quella dei piccoli Aylan e Mohammed, vi siano sempre conflitti su base religiosa.
    Certo non sarà la religione in sé e per sé la causa, ma certamente lo è l’uso distorto e strumentale delle religioni di molti uomini e molte popolazioni.
    A pensarci bene, la storia dell’umanità è costellata di conflitti sorti e consumati proprio in nome di dio. Riflettiamoci.

  6. ungrandedieci scrive:

    Questi fatti ci addolorano,ci sconvolgono e interpellano le nostre coscienze.Ho letto ripetutamente il meraviglioso e toccante scritto,condividendolo pienamente,in tutta la sua essenza. Nulla da aggiungere,c’è solo continuamente da attingere senza posa dagli indispensabili contenuti,se non per correggere e modificare il mio ruolo genitoriale ed educativo e proseguire apprendendo e crescendo sempre più.
    Mi soffermo anche sugli interventi di tutti,davvero significativi.
    Mi unisco alla riflessione in particolare, di Francesco e Francesca e traggo spunto per il mio commento.
    Nascono molte domande,anche in me,ipotesi,inquietudini.Domande di carattere umano,religioso,politico. Vorrei capire,vedere come agire e operare seriamente per una vera pace. Mi chiedo con insistenza e rivolgo al Signore la stessa richiesta:in questo turbine della nostra storia,ha ancora senso parlare di pace? In che modo e a quale prezzo?
    Mi pare opportuna una distinzione tra dialogo interreligioso e dialogo tra singoli credenti. Il primo penso sia riservato ai “competenti” della Chiesa,mentre vorrei dedicare una parola per quella comunicazione che si svolge a livello quotidiano,a contatto con le persone musulmane incontrate da tutti noi.
    Credo,non sempre una persona incarna tutte le caratteristiche che astrattamente,designano un credente di quella religione. Il problema non è tanto di fare grandi discussioni teologiche,ma cercare di comprendere quali sono i valori che realmente appartengono al vissuto di ognuno,per considerarli con attenzione e rispetto.
    Penso sia essenziale accogliere,motivare cristianamente il perchè della nostra accoglienza,esprimendolo in una lingua universale,fatta di fatti e di carità. Sarebbe bello cercare insieme un obiettivo comune di tolleranza e mutua accettazione.
    Far cogliere loro che anche noi cristiani siamo critici nei confronti dell’indifferenza e del degrado morale che sono tra noi,prendendone le conseguenti distanze.
    Bisogna far cogliere la nostra solidarietà,in nome della proclamazione di un Dio Signore dell’universo,nella promozione della giustizia.
    Mi pare che limitarsi a pensare all’islam come una costellazione remota che ci sfiora solo di passaggio o ci tocca per problemi di assistenza,creando talvolta, una posiziona che scivola facilmente in sentimenti di disagio, quasi di rifiuto e intolleranza,sia estremamente superficiale e dannoso.
    Credo al dialogo come opportunità di cercare punti comuni,con lo sforzo di allargarli sempre più,puntando all’azione vicendevole sui campi in cui è possibile una cooperazione in riguardo ai temi della pace e della solidarietà.
    Penso all’annuncio del Vangelo,splendida e miglior proposta,semplice e disarmata di ciò che appare più caro ai nostri occhi,di ciò che non si può imporre,di ciò che costruisce il tesoro a cui si vorrebbe tutti attingessero per la loro gioia.
    Per il cristiano il tesoro è la croce,il mistero di un Dio che si dona nel suo Figlio sino ad assumere su di se’ il nostro male e del mondo. Non sempre questa notizia può essere fatta in modo esplicito,specie nelle società chiuse e intolleranti.
    Allora la proposta assume la forma della testimonianza di ogni giorno,semplice,spontanea,caritatevole e dono di vita.
    Credo all’importanza dello stile,della modalità piena d’amore,nel desiderio di dirsi la gioia nella pace,proprio di chi accoglie le Beatitudini.
    Mi pare la modalità,non senza riscontri pure nel mondo dell’islam.
    Mi piace pensare di raggiungere così, quell’atteggiamento missionario,del credente autentico,libero e sereno nel suo impegno civile,di ogni alba,coraggioso nelle prove,colmo di speranza.
    Credo sia la nostra forza principale. Quella delle origini di ognuno di noi.

  7. Sabrina scrive:

    Devo confessare che,dopo aver letto questo articolo, ho avuto un vuoto totale, una mancanza di parole.
    L’immagine di quel corpicino esamine con la faccia nel fango mi ha davvero fatto sembrare insignificante tutto il resto e mi ha gelato ogni forma di pensiero.
    Con questo articolo, caro Domenico, hai saputo toccare le corde più profonde di ognuno di noi e sei riuscito a farci capire quale sia il solo modo di crescere i nostri figli: insegnare loro a vivere nel mondo e vedere il mondo con gli occhi del cuore, la religione di appartenenza sarà solo un piccolo dettaglio, del tutto trascurabile.

  8. Elena scrive:

    Leggendo gli interessanti e profondi commenti di tutti vorrei aggiungere ancora qualcosa, un semplice pensiero… Credo che il nostro compito di educatori sia quello di essere sinceri sempre con i nostri piccoli. Sinceri rispondendo in modo adeguato all’età, senza nascondere, senza imbrogli. Questo significa educare all’empatia e condurre i nostri bimbi ad uscire pian piano dall’egocentrismo e comprendere lo stato d’animo degli altri. Il nostro compito é di accompagnare, non di nascondere. Le fiabe, l’ esercizio della fantasia sono un mezzo di supporto, sono uno strumento per spiegare, per comprendere, per affrontare. Grazie a tutti per i bellissimi spunti di riflessione!

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>