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Balcani e islam: opportunità mancate dell’UE?

Rapporti difficili tra Unione Europea e Balcani, rischiano di aprire la strada al fondamentalismo islamico

A Bosnian Muslim priest leads prayers behind the closed gates of a factory where Muslim men and boys were executed by Serb forces in 1995 in the village of Kravica July 13, 2009. A group of survivors and relatives of victims visited for the first time sites of execution of thousands of Muslim men and boys from Srebrenica on the anniversary of the killings.  REUTERS/Damir Sagolj   (BOSNIA AND HERZEGOVINA CONFLICT ANNIVERSARY) - RTR25MK6
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A livello internazionale negli ultimi anni si è parlato poco dell’area dei Balcani occidentali. Dalla fine della guerra in Jugoslavia e con l’affacciarsi di nuove crisi sempre più esplosive, l’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno perso interesse per quest’area la cui enorme rilevanza per l’Europa nel suo insieme, resta comunque immutata. Oggi, come nel 1914.

Viviamo in un mondo globalizzato e interconnesso e le diverse crisi che toccano il mondo occidentale, vengono irrimediabilmente alla luce anche quando si parla di Balcani, i cui Paesi non sono impermeabili ai grandi cambiamenti sul piano globale. Si tratta di un angolo di Europa che forse oggi tendiamo a ignorare, ma che in futuro potrebbe svolgere un ruolo importante, proprio in funzione di comprendere e sviluppare una strategia efficace per risolvere i problemi legati all’immigrazione e al terrorismo internazionale che ad oggi rappresentano le principali fonti di preoccupazione per l’Unione Europea.

Difficile negare che con l’11 settembre, arrivando fino ai più recenti attacchi terroristici che hanno coinvolto anche alcuni Paesi dell’UE, l’immagine stessa della religione islamica e dei suoi fedeli sia stata messa in cattiva luce. L’islam è percepito come un potenziale pericolo per la sicurezza occidentale, un’idea cavalcata specialmente, ma non esclusivamente, dai partiti di estrema destra. L’islam, però, che lo vogliamo o no, rappresenta anche una parte importante della cultura Europea, sia nei Paesi con ampie minoranze musulmane, come la Francia, sia nell’area Balcanica. Bosnia, Macedonia, Kosovo, Albania sono tutti Paesi che oggi hanno una consistente presenza o maggioranza musulmana. 

Di recente si è parlato spesso di un riemergere dell’islam nei Balcani. Ma quest’idea tende a tralasciare il fatto che l’islam in quest’area è presente già dal 14° secolo, periodo in cui venne introdotto dall’Impero Ottomano in espansione. Ad oggi, l’islam rimane una parte fondamentale dell’identità di questi popoli. Si tratta di un islam prevalentemente moderato, caratterizzato da secoli di pacifica convivenza con altre religioni e dalla secolarizzazione introdotta dai regimi comunisti a partire dalla fine della seconda guerra mondiale.

Ciò nonostante le guerre in Jugoslavia ancora oggi sono viste da alcuni come prototipo di uno scontro tra civiltà. Cristiani cattolici e cristiani ortodossi contro musulmani. Ma in questa semplificazione si tende a dimenticare due aspetti fondamentali. La guerra in Jugoslavia è esplosa a causa di un assetto politico ed istituzionale che non ha retto ai profondi cambiamenti dell’epoca e non, come si tende spesso a semplificare, a causa di odi atavici tra popolazioni barbare e naturalmente predisposte alla violenza. Quando la convivenza tra le repubbliche era diventata impossibile, ha preso il via una corsa alle armi per il controllo del territorio. Le ideologie giocarono una parte importante soprattutto per mobilitare le persone, ma il loro ruolo fu secondario rispetto agli obiettivi reali che erano essenzialmente geopolitici.

Inoltre, a dimostrare il fatto che non si trattò di una contrapposizione tra cristiani e musulmani, la guerra che scoppiò per prima fu quella tra serbi ortodossi e croati cattolici per le aree contese della Krajina e della Slavonia, e solo successivamente, nel marzo del 1992, le ostilità si estesero alla Bosnia, coinvolgendo la popolazione musulmana. Molte delle tendenze a volerla presentare come una guerra tra religioni, un conflitto tra civiltà, originarono dagli stessi attori coinvolti. I serbi, infatti, definivano spesso i bosgnacchi come turchi, attribuendo loro l’immagine degli ottomani conquistatori che secoli prima avevano invaso quei territori. Un’immagine il cui scopo era puramente propagandistico e che nona aveva alcun fondamento nella realtà dei fatti.

Nel tentativo di provare che la guerra in Jugoslavia fosse un atto voluto dall’allora Presidente bosgnacco, Alija Izetbegovic, volto a instaurare uno Stato islamico, si cita spesso la sua opera, scritta nel 1970 che effettivamente descrive l’impossibilità della convivenza tra valori occidentali e islamici, ma soprattutto la presenza di un certo numero di mujaheddin, venuti da fuori per combattere dalla parte dei bosgnacchi (l’ammontare totale di combattenti islamici in Bosnia a fine guerra si stima sulle 5.000-6.000 unità). Considerando che i bosgnacchi hanno combattuto una guerra perlopiù difensiva, armati in modo inadeguato se confrontati con i serbi e croati che potevano invece contare sugli armamenti lasciati in eredità dalla Jugoslavia nonché sull’appoggio di Zagabria e Belgrado, non sorprende che qualunque aiuto, anche proveniente da organizzazioni islamiste fosse il benvenuto. Izetbegovic dal canto suo, pur non essendo un prototipo del leader liberale europeo, non rispecchiava nemmeno quell’immagine di estremista islamico che tanto spesso gli viene attribuita, considerando soprattutto il fatto che la maggior parte dei musulmani in Bosnia non appoggiano un’idea radicale di islam.

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