Autore Roberta Testa

Esteri
Sudan-USA: dialogo e diplomazia per gli interessi americani
Oltre le sanzioni economiche: le prospettive future tra Sudan e Stati Uniti secondo l'analisi dell'Atlantic Council
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26.5 milioni di persone sono coinvolte nei drammi della siccità. Questo si collega strettamente anche con i ben 93.292 immigrati sbarcati sulle coste italiane dall’inizio dell’anno ad oggi, secondo le stime del Ministero degli Interni; 4.172 proverrebbero proprio dal Sudan

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Il peso di Boko Haram nella crisi della Nigeria
L’influenza del gruppo terrorista sull’economia nigeriana sta diventando sempre più devastante
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IL compito dei Governi locali è tutt’altro che agevole: cercare di promuovere il rilancio dell’economia locale, cercando contemporaneamente di far sì che gli insorti criminali non si approprino dei benefici del risollevamento dell’economia

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Permessi di soggiorno temporanei: strategia o semplice provocazione del Governo?
Intervista con Gennaro Santoro avvocato ed esperto di immigrazione e Giuseppe Morgese docente di diritto internazionale
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“Il recepimento da parte dell’Italia della direttiva non c’entra nulla con la facoltà completamente autonoma del Governo italiano di adottare misure di accoglienza degli sfollati per eventi eccezionali, né pregiudica in nessun modo l’esercizio del diritto al riconoscimento dello status di rifugiato ai sensi della Convenzione di Ginevra”

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‘Blue Economy’ in Africa: strategia e coordinazione
Sfruttare in modo sostenibile gli oceani per risollevare l’Africa: l’analisi del centro di ricerca del Parlamento Europeo
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La strategia UE promuove progetti comuni per migliorare la gestione delle attività marittime con le aree africane con cui condividono questi bacini. Sarebbe fondamentale, in quest’ottica, che soprattutto gli Stati che ancora non lo fanno, si coordinino meglio

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Elezioni in Kenya: l’etnia, un fatto sociale
La disgrazia dell’Africa è forse proprio questa: la politica non comprende ancora 'l’idea di nazione'. Il focus è sempre l'identità etnica. L'analisi dell'Africa Policy Institute
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l’Istituto stila una lista degli interventi su cui incentrare l’azione governativa: il sistema di gestione elettorale, il sistema stesso di Governo, la risoluzione dei problemi legati alla siccità e alla marginalizzazione, il populismo ed il conteggio dei voti.

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Chi ci sarà dopo Al Baghdadi?
Secondo le prime indiscrezioni, ecco i nomi dei probabili successori di Al Baghdadi, il leader del Califfato
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Si parlerebbe di due ufficiali appartenenti in passato all’esercito iracheno sotto la dittatura di Saddam Hussein: Iyad al-Obaidi e Ayad al-Jumaili. Gli esperti, comunque, affermano di non avere ancora chiaro chi potrà essere concretamente il successore

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Coordinazione, responsabilità e sviluppo: le sfide del G20 per l’Africa
G20 Compact with Africa: la sfida sarà costruire la giusta dinamica e gestire il rischio di continuità.
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Un cambiamento di rotta difficile da attuare, ma non impossibile. Il primo passo sarà la dimostrazione di interesse del Paese africano nel voler collaborare con le istituzioni finanziarie internazionali per poi passare all’identificazione delle priorità del Paese in questione; si predispone così il ‘Compact team’ che predispone le misure per raggiungere gli obiettivi predisposti in precedenza e contatta i privati per finire l’’Investment Compact’. L’approccio promette credibilità, visibilità e ampiezza in diversi gradi.

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Italia – Libia: il fattore Minniti
La stabilizzazione libica e le esigenze di sicurezza italiana secondo l'analisi di Denise Serangelo dell'Alpha Institute of Geopolitics and Intelligence
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L’Italia ha dato il suo con 31 milioni per il Fondo Africa. Sta coinvolgendo anche i Paesi di transito, specie il Niger, ma senza il supporto delle autorità libiche e degli attori principali nel Paese non si potrà ottenere un completo controllo della situazione

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Lotta alla radicalizzazione: molto da fare in Italia
Parliamo di radicalizzazione e di attacchi jihadisti in Occidente con Francesco Marone, analista dell’ISPI
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In Italia in tutti questi anni abbiamo privilegiato i vari strumenti repressivi direi soddisfacenti, nel senso che siamo l’unico grande Paese europeo che non ha avuto un attacco jihadista dopo l’11 Settembre. Però, dall’altra parte, siamo uno dei pochissimi Paesi in Europa che non ha ancora progettato e tantomeno portato a compimento dei programmi di deradicalizzazione. a nostra percezione generale del fenomeno è diversa dalla realtà e sovrastima sia la minaccia in generale che il peso che i migranti possono avere.

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Estremo Oriente: lo Stato Islamico avanza?
C'è l'eventualità che il fenomeno IS si estenda in Estremo Oriente? Ne parliamo con Nicola Fedeli, analista dell’Alpha Institute of Geopolitics and Intelligence
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L’obiettivo finale è lo stesso, stabilire un Califfato e un territorio su cui far rispettare la Sharia, però, non è un gruppo direttamente controllato, né direttamente amministrato dalla leadership dello Stato Islamico. Il Sud-est asiatico, oggi, rappresenta un nuovo mercato per il radicalismo islamico, qualcosa che non si era visto prima e che garantisce un bacino per il reclutamento, nonché, una potenzialmente una via di fuga.

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Stato Islamico: e ora cosa accadrà?
Il quadro della situazione attuale del territorio IS in Iraq e in Siria con Nicola Fedeli dell’Alpha Institute of Geopolitics and Intelligence
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Quando lo Stato Islamico, sarà ‘debellato’ dal territorio e dovrà rinunciare all’idea di controllare un territorio, sarà interessante vedere cosa succederà alla coalizione. Questo perché l’unico attore che tiene un po’ insieme le varie parti è proprio il nemico comune, quindi, una volta tolto questo, bisognerà vedere. Poi l’insistenza nel parlare dello Stato Islamico in Siria, certe volte fa passare in secondo piano gruppi come Jabhat al-Nusra o Ahrar al-Sham che sono attori da una strategia più di lungo termine, più sofisticata e pragmatica.

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Isis: dallo ‘Stato’ allo stato liquido
Come si è evoluto il territorio del Califfato in questi tre anni fino allo stato attuale del 'fenomeno Isis'
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Nel Giugno del 2014, l’Isis era a capo di un territorio di 45.659 chilometri; nel 2015 il territorio perso dall’IS è il 28% delle aree precedentemente conquistate di Iraq e Siria; nel 2016 la sua ampiezza territoriale scende a 35.788 chilometri quadrati. Le uniche aree ancora sotto il controllo dell’IS sono quelle desertiche.

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