mercoledì, gennaio 17

Austria: cittadinanza ai sudtirolesi davvero possibile? Storia, problematiche e vantaggi di un’eventuale doppia cittadinanza italiana e austriaca per i sudtirolesi

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La contesa sullo status della minoranza tedesca in Sud Tirolo esiste ormai da un secolo. Ciclicamente questo argomento torna alla ribalta nella cronaca estera italiana. Il 17 dicembre scorso, il parlamentare austriaco Werner Neubaur, responsabile della FPÖ (partito nazionalista austriaco) per i rapporti con l’Alto Adige, ha dichiarato che il nuovo Governo austriaco, di cui l’FPÖ è componente, potrebbe già nel 2018 conferire il passaporto austriaco ai sudtirolesi di lingua tedesca.

Si parla della possibilità di concedere una seconda cittadinanza oltre a quella italiana. La questione non è nuova, già dal secondo dopoguerra ci sono state numerose vicissitudini. Questa, tuttavia, è la prima volta che riemerge in modo evidente la questione dopo che dal 1992 sembrava definitivamente risolta attraverso l’apporto dell’ONU.

 

Cosa comporta la concessione della cittadinanza?

Per il diritto internazionale la cittadinanza costituisce un legame giuridico tra Stato e cittadino, che pone in capo a quest’ultimo diritti e doveri e si basa sulla necessaria esistenza di una forma di collegamento etnico-linguistico, di nascita o permanenza sul suolo.

Viene concessa unicamente dallo Stato e dà diritto a quest’ultimo ad esercitare sul piano internazionale la protezione diplomatica del proprio cittadino di fronte ad un altro Stato. Inoltre, garantisce allo Stato stesso di imporre al cittadino determinati comportamenti e vincoli, quali ad esempio la leva militare ed il pagamento di tasse e tributi.

 

Perché in Alto Adige – Sud Tirolo c’è una minoranza di lingua tedesca?

Con la sconfitta di Napoleone e la fine del suo Impero, nel 1814 l’Alto Adige passò, assieme all’attuale Trentino, all’Impero Austriaco. Alla fine della Prima Guerra Mondiale, a seguito della sconfitta degli Imperi Centrali, il territorio venne annesso al Regno d’Italia. Dopo la Seconda Guerra Mondiale e la sconfitta dell’Asse, il territorio rimase comunque all’Italia, secondo quanto disposto dall’Accordo di Parigi del ’46 firmato tra Italia e Austria, celebre anche come Trattato De Gasperi-Gruber.

 

Gli accordi Hitler-Mussolini del ‘39

La situazione venne affrontata per la prima volta da Mussolini ed Hitler nel 1939 dopo che nel ’38 la Germania effettuò l’Anschluss, l’annessione dell’Austria. Il 21 ottobre 1939 vennero sottoscritti a Roma gli accordi. Stabilirono che entro la fine del’39 tutti i tedeschi residenti in Alto Adige dovevano esplicitamente dichiarare se intendessero rimanere nel Regno conservando la cittadinanza italiana o se, invece, avessero preferito emigrare nel Reich. Queste particolari disposizioni vennero chiamate Opzioni in Alto Adige. Chi fosse rimasto sarebbe stato italianizzato. Su 267.000 tedescofoni, 185.000 optarono per la Germania, mentre i restanti 82.000 scelsero di rimanere. Lo scoppio della guerra in realtà congelò una parte della migrazione, impedendo a numerosi optanti di trasferirsi. Inoltre un numero consistente, circa 20.000, decisero poi di ritornare sul suolo italiano. La questione non venne quindi definitivamente risolta.

 

Quali benefici hanno i tedeschi italiani in Alto Adige?

A seguito della fine della Seconda Guerra Mondiale, la neonata Repubblica Italiana, riconobbe in Costituzione la minoranza germanofona, in ottemperanza ai Trattati De Gasperi-Gruber. In tal senso venne concesso lo status di Regione Autonoma al Trentino-Alto Adige ed in particolare alle Province Autonome di Trento e di Bolzano. Nel 1972 poi, a seguito di trattative tra i due Governi sotto l’osservazione dell’ONU, è stato attuato lo Statuto della Provincia Autonoma di Bolzano, con ampie competenze legislative ed esecutive, e approvata la legge 118/1972, che prevede un “pacchetto” di 137 norme a tutela della minoranza di lingua tedesca del Sud Tirolo.

Secondo gli Accordi di Parigi del ’46, gli abitanti di lingua tedesca della provincia di Bolzano godono di completa uguaglianza di diritti rispetto agli altri italiani, con disposizioni destinate a salvaguardare il carattere etnico e lo sviluppo culturale ed economico del gruppo di lingua tedesca.

Ai cittadini di lingua tedesca in particolare è concesso l’insegnamento scolastico in lingua, l’uso della stessa lingua nelle pubbliche amministrazioni e nei documenti ufficiali, e l’eguaglianza di diritti per l’ammissione ai pubblici uffici, con una quota di posti riservata.

L’articolo 15 della Costituzione della Regione Trentino-Alto Adige e delle Province di Trento e Bolzano prevede che la Provincia di Bolzano utilizzi i propri stanziamenti destinati a scopi assistenziali, sociali e culturali in proporzione diretta alla consistenza di ciascun gruppo linguistico e in riferimento alla entità del bisogno del gruppo medesimo. Secondo questo dispositivo di legge, la minoranza tedescofona vede riservata per sé una percentuale dei fondi dell’autonomia pari alla percentuale di popolosità rispetto al totale degli abitanti della Provincia. In particolare, se i cittadini di lingua tedesca sono il 69% del totale dei residenti, il 69% delle risorse verranno dedicate esclusivamente per questa minoranza linguistica.

 

Di quante persone si parla?

In occasione dello svolgimento del 15° Censimento generale del 2011, effettuato dal’ISTAT in collaborazione con l’ASTAT, l’Istituto di statistica della Provincia dell’Alto Adige, tutti i cittadini sono stati invitati a rendere una dichiarazione di appartenenza ad uno dei tre gruppi linguistici: italiano, tedesco o ladino. Questo allo scopo di suddividere le risorse ad il loro utilizzo in base alla cosiddetta ‘proporzionale etnica’.

Secondo il censimento del 2011, su 505.000 abitanti dell’Alto Adige, circa 314.000 si sono dichiarati di madrelingua tedesca, quasi il 70% del totale. Il tedesco è lingua maggioritaria nel 90% dei comuni, ad eccezione di Bolzano, il capoluogo, dove la concentrazione di italofoni è invece del 70%. Il numero di abitanti dichiaratisi di lingua tedesca sono quindi una fetta molto importante della Regione.

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