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Australia: il Governo a Nauru tortura i rifugiati

Amnesty International: il Governo sottopone richiedenti asilo e rifugiati a un sistema di abusi e torture

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In un rapporto diffuso ieri, dal titolo ‘L’isola della disperazione: come l’Australia tratta i rifugiati a Nauru‘, Amnesty International ha accusato il Governo australiano di sottoporre richiedenti asilo e rifugiati a un complesso e crudele sistema di abusi, contrario al diritto internazionale, allo scopo di tenere queste persone lontano dalle coste del Paese.

La messa sotto accusa delle politiche del Governo australiano in fatto di richiedenti asilo non è affatto nuova. E’ di agosto l’ultima denuncia proprio di Amnesty, e se il dibattito sulle politiche australiane sull’immigrazione prosegue oramai da anni, la società civile e alcune forze politiche non hanno mancato nel corso degli ultimi anni di denunciare le violazioni dei diritti umani sulla pelle degli immigrati che cercano rifugio nel Paese.

Il rapporto, basato su mesi di ricerche e di interviste a oltre 100 persone sull’isola di Nauru -21 chilometri quadrati, una popolazione di 10.000 abitanti, con la presenza di 1.159 richiedenti asilo e rifugiati, terzo paese al mondo per il rapporto tra rifugiati e abitanti-, definisce le procedure adottate dal Governo australiano in materia di rifugiati come un deliberato e sistematico regime di crudeltà e diniego.
«A Nauru, il Governo australiano gestisce una prigione a cielo aperto il cui scopo è di infliggere la sofferenza ritenuta necessaria per scoraggiare alcune delle persone più vulnerabili del mondo a cercare riparo in Australia», ha dichiarato Anna Neistat, direttrice delle ricerche di Amnesty International, una delle poche persone che è riuscita a mettere piede sull`isola, remota e impenetrabile, per svolgere ricerche sulle violazioni dei diritti umani.
«Il Governo australiano isola donne, uomini e bambini vulnerabili in un luogo remoto da cui non possono fuggire, con la specifica intenzione di farli soffrire. Quella sofferenza produce effetti devastanti e, in alcuni casi, irreparabili»,  ha denunciato Neistat.

Appena poche settimane dopo che, al Summit delle Nazioni Unite sui rifugiati, il Primo Ministro Malcolm Turnbull aveva descritto la politica del suo Governo come un modello da imitare -e lo scorso anno era sembrato che l’Europa stesse guardando proprio al modello australiano-, il rapporto di Amnesty International mostra che quella politica, basata solo sulla deterrenza, è direttamente responsabile di uno sconvolgente campionario di violazioni dei diritti umani.
«Quella politica è esattamente l’opposto di quello che i Paesi dovrebbero fare. È un modello che minimizza la protezione e massimizza il danno fisico. L’unica direzione verso cui l’Australia sta dirigendo il mondo in materia di rifugiati è un precipizio», ha proseguito Neistat.

L’Australia ha speso miliardi di dollari australiani per creare e mantenere un sistema offshore intrinsecamente abusivo per esaminare le posizioni dei richiedenti asilo. Secondo fonti ufficiali, ogni anno questo sistema -vigente, oltre che a Nauru, sull’isola di Manus, che appartiene a Papua Nuova Guinea- è costato 573.000 dollari australiani (poco meno di 400.000 euro) a persona.
Buona parte di questo denaro è stato speso in contratti con aziende, molte delle quali hanno annunciato che cesseranno di lavorare a Nauru. Non pochi loro dipendenti hanno deciso di rivelare la disperata situazione sull’isola e per questo rischiano procedimenti penali. «Le autorità australiane dovrebbero arrivare alla stessa conclusione: chiudere il centro di Nauru e fare un uso migliore delle tasse dei loro cittadini riconoscendo che i richiedenti asilo e i rifugiati che si trovano a Nauru hanno il diritto di fare ingresso in Australia immediatamente. Queste persone non possono aspettare un momento di più che si trovi una soluzione umana», ha commentato Neistat.

I richiedenti asilo e i rifugiati che si trovano a Nauru sono diventati il bersaglio delle angherie e della violenza di parte della popolazione locale e anche di persone che sono in posizione di potere. Nonostante le attendibili prove emerse su decine e decine di aggressioni, anche di natura sessuale, a quanto risulta ad Amnesty International nessun cittadino nauruano è stato incriminato. Al contrario, a essere arrestati arbitrariamente e imprigionati sono i richiedenti asilo e i rifugiati. Nelle parole di un fornitore locale, «si tratta di una prassi intimidatoria comune sull’isola».
Le autorità di Nauru hanno anche arrestato richiedenti asilo e rifugiati per atti di autolesionismo, ponendoli esattamente in quella condizione di reclusione a tempo indeterminato che è causa del profondo deterioramento della salute mentale di una persona. «È un circolo vizioso: persone che cercano di porre fine alla loro vita per fuggire alla disperazione vanno a finire dietro le sbarre, in una prigione costruita dentro una prigione a cielo aperto», ha spiegato Neistat.

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