mercoledì, settembre 19

Aumenta il tasso di omicidi: l’epidemia del Sud America colpisce anche il Costa Rica Il Governo di Carlos Quesada alle prese con una violenza in crescita: 302 gli omicidi registrati quest’anno

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La Costa Rica ha eletto il suo nuovo Presidente, Carlos Alvarado Quesada, nello scorso mese di Aprile. Da quel giorno di vittoria travolgente in cui Carlos ha spazzato via lo sfidante Fabricio Alvarado Muñoz con quasi il 61% pieno delle preferenze, sono ormai passati i primi ufficiali 100 giorni di mandato.

Ma tra l’impegno di portare a compimento le promesse della campagna elettorale e i primi compiti da leader del Paese, le difficoltà non stanno di certo venendo meno. Il Governo di Quesada, infatti, si è trovato dinanzi alla faticosa sfida di provare ad arrestare il peggioramento della violenza dei gruppi criminali locali, gruppi che si affrontano da tempo in una sanguinosa lotta per un preciso e familiare motivo: il controllo dei mercati nazionali delle droghe.

Tutto questo potrebbe suonare strano a qualche orecchio, visto che la Costa Rica è notoriamente uno dei paesi il cui tasso di criminalità tocca livelli piuttosto bassi e la cui economia è relativamente stabile. Sfuggita, infatti, ai sanguinosi conflitti della Guerra Fredda e alle violenze brutali delle bande che hanno devastato altri paesi centroamericani, si è da sempre distinta per i suoi vari tratti positivi. Tuttavia, negli ultimi anni, l’ondata di omicidi in aumento che ha colpito il Sud America non ha risparmiato neanche questo felice angolo di terra.

Nel 2017, la Costa Rica ha battuto il record del Paese di omicidi denunciati con ben 603 casi ed un tasso che sale al 12,1 per 100.000 individui. E il 2018? Nei primi sei mesi di quest’anno, lo Stato ha registrato 302 omicidi, 29 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo l’Agenzia investigativa giudiziaria (Organismo de Investigación JudicialOIJ). E le previsioni non sono affatto buone: secondo gli esperti, quest’anno infrangerà il record del 2017 con circa 625 omicidi. 

Nonostante il Paese rimanga ancora tra le nazioni meno violente dell’America Latina, Paul Chaves, analista del Centro per la criminologia e la formazione sulla sicurezza (Centro Formación en Criminología y Seguridad), insieme ad altri esperti, ha ribattezzato la situazione in Costa Rica come una classica «caduta libera». Certo, parole che non promettono bene. Ma vediamo bene quali sono i fattori che stanno incidente tristemente su questa crescita.

Le autorità pubbliche e glia analisti hanno spiegato che la violenza sta aumentando proporzionalmente all’aumento della frammentazione criminale, alla maggiore presenza di armi da fuoco e, soprattutto, al nuovo ruolo del Paese nella mappa geografica della droga nell’intera regione. Eh già, perché la Costa Rica è stata per anni un importante punto di trasbordo per la cocaina colombiana diretta negli Stati Uniti e in Europa. Eppure fino a qualche tempo fa, non ne aveva particolarmente risentito in questi termini.

Dove si può collocare, quindi, l’origine di tutto questo? All’inizio, le prime bande criminali del Costa Rica locali erano nate con il fine di proteggere le spedizioni di droga partite e destinate da altri paesi. Le organizzazioni criminali transnazionali, invece di effettuare pagamenti in dollari, spesso optavano per pagare gruppi criminali locali, al fine di aumentare chiaramente il proprio business e, soprattutto, renderlo più sicuro. Grazie a questo meccanismo di affidamento, però, ciò che è accaduto è l’aumento della quantità di prodotti rimasti in Costa Rica, una tendenza comune a tutti i cosiddetti paesi di trasbordo.

Con il passare degli anni, il gioco delle bande si è perfezionato cosi come il consumo di droghe illegali è aumentato. Gli attori locali, da qui, sono stati rapidi nel cercare di controllare mercati locali sempre più redditizi. «In media, i gruppi locali possono guadagnare da $ 2.000 a $ 3.000 al giorno in un’unica posizione. Tuttavia, molti gruppi controllano, a volte, cinque, sei o sette diversi spot di spaccio di droga», ha dichiarato il Ministro della Pubblica Sicurezza della Costa Rica, Michael Soto.

E qual è la linea ufficiale che il Governo della Costa Rica sta adottando per contrastare il traffico di droga? Come abbiamo accennato all’inizio, la squadra del neo-Presidente sta incontrando non poche difficoltà, ma sta procedendo diretta sui leader dei gruppi locali, per cercare di stanarli e capire dai primi protagonisti cosa ha causato la frammentazione e, a sua volta, un aumento della concorrenza violenta per i mercati del narcotraffico. Da li, il passo successivo sarebbe scontato: agire su quei fattori alla radice di tutto.

Qualche successo c’era già stato nel 2012, con l’arresto di Marco Antonio Zamora Solórzano, aliasEl Indio“, uno dei più famosi trafficanti di droga della Costa Rica. 

Zamora, per anni,  ha controllato importanti mercati locali della droga, in particolare nella parte meridionale della capitale, San José. Sarebbe proprio questo evento, però, uno dei fattori scatenanti. Dopo il suo arresto, infatti, la struttura criminale di Zamora si è frammentata in diversi gruppi che hanno cominciato a competere violentemente per l’accesso ai mercati della droga nella capitale, spingendo così verso l’alto il tasso di omicidi dopo il 2013. Una volta catturati, alcuni dei più famigerati leader dell’anello del micro-traffico di droga sono stati in grado di dirigere le attività locali nonché l’assassinio di rivali direttamente dalle mura della prigione. Da non sottovalutare, quindi.

Facciamo altro due esempi più recenti, quello di Leonel Mora Nuñez, alias “Gordo Leo“, che ha gestito vendite di droga e omicidi locali da una prigione costaricana dopo il suo arresto avvenuto nel 2009, e Luis Angel Martinez Fajardo, alias “El Pollo“, che si pensi continui tuttora le sue losche attività da dietro le sbarre di una prigione nicaraguense.

El Pollo

Nel dicembre 2017, Fajardo si crede sta stato dietro l’uccisione del nicaraguense, Erwin Guido Toruño, alias “El Gringo”. L’assassinio di Toruño, che ha anche svolto un ruolo chiave nel commercio di droga di San José, potrebbe essere un altro fattore alla base di un aumento della violenza mentre altri gruppi si affrettano a riempire il vuoto lasciato. Più o meno la stessa storia che troviamo in Messico.

Insieme all’aumento della frammentazione criminale, l’altra concausa sarebbe la maggiore presenza di armi da fuoco che avrebbe spinto in alto i tassi di omicidio registrati. E’ chiaro che, dietro questo discorso, si celano altri traffici di cui il Governo dovrà capire di più. Negli ultimi anni, dalle indagini in corso, sono emerse notizie di anelli di traffico di armi presumibilmente collegati a Messico, Colombia e Panama. «C’è un’alta disponibilità di armi. Le origini delle armi non sono chiare, ma c’è un flusso importante attraverso il corridoio centroamericano a seguito di guerre civili», ha affermato Walter Espinoza, direttore dell’Agenzia investigativa giudiziaria (Organismo de Investigación Judicial – OIJ).

Di poche settimane fa, l’annuncio della creazione di un nuovo piano di pubblica sicurezza che potrebbe segnare un auspicato cambiamento nella strategia generale del Governo per combattere i gruppi di micro-traffico in conflitto. L’iniziativa, denominata ‘Creazione di sicurezza’, si basa sul programma di pubblica sicurezza di Medellin e cerca di aumentare la collaborazione tra funzionari federali e funzionari locali per dare piena priorità alle risorse per le operazioni di prevenzione e di polizia nelle aree ad alto rischio.

Ci auguriamo solo che l’iniziativa funzioni.

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