giovedì, giugno 21

Arresti a raffica in Vietnam contro il libero pensiero Carcerazione ed estradizione nella forma di confino all’estero verso Paesi occidentali per i dissidenti politici che si oppongono alla Legge del Partito Unico

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La stretta del Governo vietnamita sulle libertà civili e soprattutto sulla libertà di espressione e politica si avvita su se stessa sempre più forte. L’assunto di base del sistema giuridico-legale in Vietnam è quello della negazione assoluta nei confronti dell’affermazione di forme alternative al Partito unico. L’interpretazione restrittiva della scena politica messa in atto soprattutto dal Potere in carica in epoca recente, sta determinando ondate di arresti e vere e proprie persecuzioni ad ogni livello, comunicazione web e social comprese. Allo stesso tempo, agli arresti fanno seguito trasmigrazioni dei pensatori democratici o più semplicemente alternativi alla logica del Partito unico verso altri lidi, in special modo le Nazioni occidentali, Stati Uniti in primis.

Proprio in questi giorni le Autorità vietnamite hanno fatto uscire dalle prigioni ed espulso un famoso avvocato vietnamita esperto in materia di Diritti Umani ed un altro dissidente politico ed intellettuale, entrambi estradati verso la Germania, come denunciato ai media internazionali da alcuni componenti di gruppi politici che operano in Vietnam a favore della instaurazione della Democrazia. Si tratta soprattutto del gruppo denominato Fratellanza per la Democrazia che nel territorio del Vietnam comunista è vietato e considerato fuorilegge passibile di arresto e carcerazione. Secondo quanto fatto trapelare ai media, i due dissidenti sono già a Francoforte da venerdì scorso. Nel frattempo, sulla propria pagina Facebook la Fratellanza per la Democrazia rende noto che l’avvocato Nguyen Van Dai e il dissidente Le Thu Ha, sono già arrivati a Francoforte, hanno confermato che Dai a sua volta era accompagnato da sua moglie Vu Minh Khanh. Dai è co-fondatore della Fratellanza per la Democrazia, struttura politica sulla quale pende la legge vietnamita per la quale è considerata associazione politica vietata sull’intero territorio nazionale.

Dai, 49 anni e Ha, 36 anni, sono stati posti agli arresti ed incarcerati con l’accusa di aver voluto attentare al rispetto del Governo e sono stati condannati a 15 e 9 anni rispettivamente da scontare in carcere secondo quanto sottoscritto nel dispositivo di condanna emesso dal Tribunale di Hanoi a seguito del processo tenutosi proprio ad Hanoi ad Aprile. Quattro altri dissidenti accusati di aver commesso pari reati, sono stati condannati a pene da 7 a 11 anni di carcere. L’Alta Corte lunedì scorso ha rifiutato le richieste di appello presentate in Aula. Tutti e sei sono stati accusati di avere legami con la Fratellanza, il cui obbiettivo principale è quello di difendere i Diritti Umani e tentare la costruzione di “una società democratica, progressista, civilizzata ed equilibrata in Vietnam”. La Corte ha ritenuto -in ogni caso- che il loro principale proposito sia cambiare la leadership del Partito Comunista e di costruire un sistema politico multi-partitico”. Il Ministero vietnamita per gli Esteri e l’Ambasciata di Germania finora non hanno voluto rilasciare alcuna dichiarazione in merito né commentare in alcun modo nel corso degli incontri avuti coi media locali e internazionali. Dissidenti politici contrari al Governo in carica ed alla legislazione della conventio ad escludendum attuata nei confronti della Fratellanza per la Democrazia, a decine sono stati arrestati e poi estradati verso Nazioni Occidentali, soprattutto verso gli Stati Uniti.

In realtà, le relazioni diplomatiche tra Vietnam e Germania sono in stand by soprattutto dopo le accuse per le quali le fonti segrete dell’intelligence vietnamita hanno effettuato il sequestro di un importante uomo d’affari da una strada di Berlino a Luglio scorso. Berlino ha così espulso due diplomatici vietnamiti come reazione al sequestro. Il Vietnam afferma che Trinh Xuan Thanh, ex Presidente della sezione Costruzioni della PetroVietnam http://english.pvn.vn/ il quale chiedeva asilo in Germania abbia fatto ritorno volontariamente. Thanh era stato condannato a due ergastoli agli inizi di quest’anno con l’accusa di appropriazione indebita.

Nonostante le tante riforme introdotte dal Vietnam in materia economica fin dalla metà degli Anni ’80, che hanno reso il Paese una delle economie in via di sviluppo a maggior grado di implementazione nella intera regione, il Vietnam mantiene però, in casa propria, un pugno duro su qualsiasi aspetto della vita sociale condivisa, compresi i media e le religioni. Non è ammessa alcuna forma di sfida alla logica del Partito unico. Alcuni Governi occidentali e gruppi internazionali operanti nel settore dei Diritti Umani hanno mosso forti critiche al Vietnam soprattutto per le carcerazioni facili persino nei confronti di manifestanti assolutamente pacifici e che esprimevano soltanto le proprie idee di libertà, Hanoi ha sempre risposto di aver sottoposto a punizione solo chi ha infranto la legge. Amnesty International afferma che 97 persone sono attualmente in carcere per aver violato leggi sulla sicurezza nazionale mentre Human Rights Watch ne conteggia almeno 119.

Il Vietnam riecheggia -in chiave ulteriormente restrittiva- quanto accade anche nel colosso cinese ed alleato del Vietnam, la Cina appunto, dove si assiste ad una Nazione grande competitor con le economie liberiste occidentali e tra i più grandi attori dell’Economia planetaria sulle piazze estere ma ancorata al retaggio comunista in casa propria, dove il Partito Comunista non solo detta la via della coesione civile ma anche la impenetrabile necessità imposta paternalisticamente dall’alto della coesione assoluta, il Partito unico. Una entità che decide cosa insegnare a scuola, quanti figli ci si può permettere in famiglia, cosa comprare, cosa è lecito pregare e così via. Oltretutto in una Nazione che è tutt’altro che faro del libero pensiero nel Mondo e nel proprio territorio, come i fatti di Piazza Tienanmen insegnano. Un paradosso della storia. Ed il Vietnam oggi vive un paradosso molto simile: Paese in forte competizione con le economie globali ed operante secondo logiche liberiste all’estero ma vetero-comunista al proprio interno.

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