giovedì, maggio 25
EsteriNewsPolitica
Esclusiva

Arabia Saudita: tempo di riforme a 360°

Parla l’ambasciatore saudita in Italia, Rayed Khalid A. Krimly. Dallo Yemen agli USA di Trump alle riforme economiche
Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr +
1 2 3 4


Download PDF

Oggi il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, parte per il suo primo viaggio all’estero, per un tour di nove giorni che inizierà in Arabia Saudita, per proseguire in Israele, a Roma con Papa Francesco, con il Presidente Sergio Mattarella e il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, poi a Bruxelles per il vertice Nato e a Taormina per il G7.
In Arabia Saudita Trump incontrerà diversi leader musulmani, per parlare di terrorismo, Iran, conflitti in Yemen e Siria. Si annuncia a Riyadh un viaggio che va molto oltre la semplice ricostruzione di positive relazioni diplomatiche tra due Paese ex alleati di ferro che con l’Amministrazione Obama si sono progressivamente allontanati.

La visita, per altro, arriva in un momento cruciale per i Saud.
Il regno saudita sta cambiando dopo decenni di immobilismo. Un po’ perché la guerra per procura contro l’Iran si sta rivelando più complicata del previsto. Almeno in Siria, dove la voce dell’Arabia Saudita si fa sentire sempre meno, sovrastata da quella della Turchia. E di sicuro in Yemen, dove la guerra sta costando soldi e credibilità internazionale. Un pò perché le riserve di petrolio, pari al 25% di quelle mondiali, non hanno più il peso di una volta. E lo avranno ancor meno in futuro. Adesso re Salman bin Abdul-Aziz Al Saud, 81 anni, deve rivedere parecchie cose e in fretta. Intanto ha scelto un successore piuttosto giovane per gli standard del regno, il principe Mohammed bin Nayef, 57 anni. La successione in Arabia Saudita è un problema politico molto importante. Poi ha nominato Ministro della Difesa Mohammed bin Salman, l’uomo che vuole trasformare radicalmente il regno entro il 2030 riformando il welfare, incrementando il settore privato, anche straniero, e dando alle donne il diritto di voto. A questo piano economico hanno dato un nome, come nelle moderne aziende: ‘Saudi Vision 2030’.

Anche l’Ambasciatore saudita in Italia è giovane. Si chiama Rayed Khalid A. Krimly e ha 55 anni. Disinvolto, ha accettato di rispondere alle domande più scomode, Yemen incluso, nel contesto di una lunga intervista realizzata in esclusiva con la nostra testata lo scorso fine gennaio. Ed è lui a prenderci in contropiede parlando di buoni rapporti con la Russia e di assistenza umanitaria nello Yemen controllato dagli Houthi. Ma i nodi scottanti della carneficina yemenita con i suoi 10.000 morti restano comunque aperti e nessuno, nemmeno l’Ambasciatore saudita, potrà in futuro smentire il numero delle vittime civili. Nel futuro dell’Arabia Saudita pesano il declino del petrolio e le conseguenze delle guerre regionali intraprese contro l’Iran.

 

Ambasciatore, come giudicate gli attuali rapporti con gli Stati Uniti, da sempre vostri alleati? Cosa vi aspettate dalla nuova presidenza di Donald Trump? Avete aperto un canale di dialogo con il Presidente russo Vladimir Putin, oggi uno dei principali protagonisti della politica del Medio Oriente? E quali sono i vostri rapporti con Erdogan, il Presidente più vicino alla Fratellanza Musulmana?

L’Arabia Saudita è membro fondatore delle Nazioni Unite, della Lega Araba, del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica (OIC), e dell’Alleanza militare islamica per la lotta al terrorismo (IMAFT). E l’unico Paese arabo membro del G-20. Le nostre relazioni con gli Stati Uniti sono strategiche e stabili da oltre nove decadi. I due Paesi sono alleati nella lotta contro il terrorismo e l’estremismo, e nella promozione del benessere e della sicurezza internazionale. Siamo pronti a continuare, nonché a intensificare e ampliare ulteriormente, la nostra cooperazione con la prossima amministrazione Trump. L’Arabia Saudita intrattiene buone relazioni anche con la Russia e tra i due Paesi si tengono regolari incontri bilaterali a tutti i livelli. Sia la Russia che l’Arabia Saudita sono tra i principali produttori di petrolio al mondo, vi è pertanto, tra i due Paesi,  un coordinamento e una cooperazione in questo settore. La Turchia è un Paese importante nella regione, e le nostre relazioni sono eccellenti e in crescita in tutti settori.

Commenti

commenti

Condividi.