sabato, dicembre 16

Arabia Saudita: pace in Yemen? E’ l’Iran è il principale ostacolo Intervista esclusiva con Abdullah bin Abdulaziz al Rabeeah, Consigliere Reale e Supervisore Generale del King Salman Humanitarian Aid and Relief Center

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Giovedì 16 novembre, presso il Grand Hotel la Minerva di Roma, si è tenuto l’incontro dal titolo ‘Partnering for a Sustainable Peace in Yemen‘. Il meeting ha analizzato alcuni aspetti importanti riguardo l’attuale crisi in Yemen. Durante l’incontro sono stati toccati vari punti inerenti alla crisi yemenita, tra cui la questione degli aiuti umanitari alle popolazioni locali.

Il messaggio cardine emerso a termine dell’evento ripropone l’ennesima accusa contro le milizie Houthi in Yemen, colpevoli di assediare il Paese e di debilitare il Governo legittimo. I relatori hanno sottolineato una forte necessità di dialogo e negoziati per arrivare a una risoluzione politica del conflitto, oltre al crescente bisogno di aiuti umanitari per i civili che vivono in prima persona questa profonda crisi nel Paese. Come, infatti, ha ricordato il Ministro yemenita, Abdulraqeb Saif Fateh al Dubai, durante il suo intervento all’Hotel La Minerva, in Yemen una minoranza – gli Houthi – sta imponendo la sua volontà su di una maggioranza, catapultando il Paese in una crisi paralizzante, dove milioni di persone hanno bisogno di aiuti umanitari. C’è bisogno di acqua, cibo e luce. 3.4 milioni di bambini non possono più andare a scuola dopo che 300 scuole sono state distrutte, 10 milioni di persone sono malnutrite, 4.5 milioni sono dislocate da ben 2 anni e tutte devono essere protette.

L’incontro dello scorso giovedì, quindi, condanna l’intransigenza e le atrocità delle milizie Houthi, le quali hanno rifiutato tutte le chiamate regionali e interne a un tavolo dei negoziati. Oltre ciò, è stato condannato il silenzio delle organizzazioni internazionali, auspicando una migliore organizzazione delle Nazioni Unite nella gestione e amministrazione degli aiuti umanitari, in quanto, ad oggi, gli aiuti arrivano nelle zone controllate dalle milizie, ha spiegato il Ministro yemenita.

Tra le proposte – per quanto meno tamponare l’attuale crisi in Yemen – c’è infatti quella di decentralizzare gli Offices delle organizzazioni internazionali, per fornire un supporto e un’assistenza più efficace, controllata e complessiva.

La missione saudita in Yemen, esposta durante l’intervento del Consigliere reale, Abdullah bin Abdulaziz al Rabeeah, ha lo scopo di mostrare non solo quanto la situazione in Yemen sia drammatica, ma anche di smentire quanto le agenzie arabe e internazionali sostengono sul blocco di aiuti umanitari da parte di Riyad. Infatti, durante il suo intervento alla conferenza, Al-Rabeeah ha presentato quanto Riyad ha fatto e sta facendo in Yemen per ristabilire la legalità nel Paese ed aiutare la popolazione civile, sottolineando che gli aiuti sauditi stanno perfino arrivando nelle aree controllate dai ribelli.

A tal proposito è doveroso ricordare che lo scorso 4 novembre le milizie Houthi – armate, secondo quanto sostengono gli analisti, dall’Iran – hanno lanciato un missile balistico contro l’aeroporto internazionale di Riyad.

Le tensioni tra Arabia Saudita e Iran sono, ad oggi, alle stelle e si teme lo scoppio di una guerra tra le due potenze regionali. I punti sensibili dove Teheran e Riyad si scontrano in maniera indiretta, secondo gli analisti, sarebbero il Libano, dopo le dimissioni dell’ex-Primo Ministro Sa’d Hariri pronunciate dalla capitale saudita, o le alture del Golan. Le dimissioni di Hariri, infatti, hanno generato numerose critiche al ruolo saudita in Libano, tra cui quelle del leader di Hezbollah, Hasan Nasrallah, il quale ha accusato Riyad di esercitare notevoli pressioni sul paese e le questioni politiche interne.

L’assetto politico e gli equilibri regionali attualmente sono molto fragili e, ad oggi, sembra quasi ci si trovi davanti ad una bomba ad orologeria, dove il minimo passo può essere quello decisivo. Al termine della conferenza abbiamo intervistato Abdullah bin Abdulaziz al Rabeeah, Consigliere Reale e Supervisore Generale del King Salman Humanitarian Aid and Relief Center, per analizzare il ruolo di Riyad nella crisi yemenita, considerando però l’attuale contesto geopolitico e le conseguenti tensioni tra Arabia Saudita e Iran.

 

Quali sono le tappe della sua visita qui in Italia? Chi ha incontrato e chi incontrerà?

Prima di tutto, sono molto felice di essere in Italia. La mia visita qui in Italia rappresenta ed estende il forte legame tra Italia e Arabia Saudita rispettato negli ultimi 8 anni. Noi non possiamo che guardare l’Italia come nostra amica e alleata. Il primo obiettivo della mia visita è innanzitutto quello di spiegare la situazione in Yemen e il nostro ottimo lavoro nel supportare il Paese tramite aiuti umanitari. Un ulteriore obiettivo è quello di mostrare le violazioni esercitate dalle milizie Houthi e il supporto che l’Iran sta dando loro, non solo in Yemen ma nell’intera regione. Sono qui per dire che non abbiamo alcuna intenzione di bloccare gli aiuti umanitari in Yemen, ma l’Arabia Saudita vuole di fatto supportare l’accesso di aiuti umanitari nel Paese. Ho avuto il piacere di incontrare al Parlamento Fabrizio Cicchitto, Presidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati, oltre al direttore esecutivo del World Food Programme, qui a Roma, David Beasley. Incontrerò, poi, il Ministro della Difesa e anche altri Ministri, e i meeting previsti hanno tutti lo stesso obiettivo di spiegare che cosa l’Arabia Saudita sta facendo in Yemen, in termini anche di organizzazione. Al momento vogliamo, inoltre, sottolineare le nostre ottime relazioni con l’Italia.

Gran parte degli osservatori occidentali considerano che le operazioni in Yemen non stiano andando affatto bene nell’ottica degli obiettivi della Coalizione a guida saudita. E’ una valutazione errata? E se è così quali sarebbero gli elementi che dimostrano che è errata?

Io non lo ritengo vero. Credo, di fatto, che questi analisti si riferiscano esclusivamente alla durata del conflitto. Per il resto, la crisi in Yemen ha solo apportato ulteriori crediti alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita, in quanto noi siamo davvero consapevoli di non causare vittime civili, di proteggere bambini e donne. Siamo davvero selettivi nel nostro target e non vogliamo avere ulteriori vittime. Se guardiamo le vittime causate dalla crisi yemenita e le compariamo con il numero di vittime causate dal conflitto in Siria, non c’è alcun paragone. In Siria le vittime sono molte di più rispetto a quelle causate in Yemen. La coalizione in Yemen protegge i civili, e io credo che l’Arabia Saudita sta perseguendo i suoi obiettivi. Speriamo, inoltre, che la Comunità Internazionale eserciterà delle dovute pressioni sull’Iran e sugli Houthi, in modo da poterli condurre al tavolo dei negoziati, così da raggiungere una risoluzione pacifica del conflitto yemenita.

Perchè, invece, alcune agenzie stampa, anche arabe, sostengono che l’Arabia Saudita abbia bloccato l’accesso di aiuti umanitari in Yemen?

Posso semplicemente asserire che non mi trovo d’accordo con quanto riportato da queste agenzie. Rappresento la migliore agenzia per quanto riguarda gli aiuti umanitari dell’Arabia Saudita. Mentre ci troviamo qui a parlare, l’Arabia Saudita sta consegnando aiuti umanitari, tra cui del cibo, a Houdeida, Sada’a, ovvero un’area controllata dalle milizie Houthi. L’Arabia Saudita ha distribuito cesti pieni di cibo in queste zone. Le agenzie da lei citate, nel sostenere un nostro blocco di aiuti umanitari, si riferiscono alla sospensione temporanea di tali aiuti dovuta a un processo di rivalutazione a seguito dell’attacco missilistico avvenuto lo scorso 4 novembre contro l’aeroporto internazionale di Riyad. Sono sicuro che, se questo fosse accaduto a qualsiasi Paese, qualsiasi Governo avrebbe anch’esso sospeso il processo di distribuzione di aiuti umanitari e avrebbe eseguito un piano di rivalutazione. I porti situati sotto il controllo del potere legittimo yemenita sono tutti aperti. Per quanto riguarda, invece, il porto di Hudayda e l’aeroporto di Sana’a, spetta alle Nazioni Unite incrementare le loro iniziative di monitoraggio e di controllo di armi. Qualora così fosse, questi porti verrebbero aperti anche domani.

La visione che l’Occidente ha di quanto sta accadendo nello Yemen è che si tratta di una guerra per procura tra Arabia Saudita e Iran, uno scontro che vede i sunniti in opposizione agli sciiti. Potrebbe darci gli elementi concreti per far cambiare questa che evidentemente voi ritenete una concezione errata di quanto sta accadendo?

Mi permetta di cambiare quest’ottica. L’Iran sta interferendo nella regione, non solo in Yemen. Teheran si sta intromettendo anche in Iraq, in Siria – di fatto le sue milizie stanno aumentando la presenza di Hezbollah nel Paese -, sta interferendo, come abbiamo potuto vedere, in Libano, e stanno supportando le milizie Houthi in Yemen. L’Arabia saudita non sta combattendo contro l’Iran, ma sta di fatto supportando il Governo legittimo yemenita eletto dalla sua popolazione, il quale è supportato anche dallo stesso dialogo nazionale in Yemen, dal GICC e dalla risoluzione 2216 delle Nazioni Unite. L’Arabia Saudita non si sta scontrando, quindi, contro l’Iran, ma dà il suo appoggio allo Yemen affinché si ristabilisca il Governo che è stato eletto. Noi, Arabia Saudita, speriamo che l’Iran cessi ogni suo tipo di interferenza nella regione e che smetta di supportare le milizie Houthi, in quanto rappresenta un pericolo non solo per lo Yemen, ma per l’intera regione e per l’intera Comunità Internazionale.

Quali sono i principali ostacoli per trovare una risoluzione politica in Yemen?

L’Iran è il principale ostacolo. Onestamente, il Governo legittimo yemenita è andato al tavolo dei negoziati per ben 4 volte, accettando tutte le proposte. L’Arabia Saudita supporta ogni proposta pacifica in Yemen, e il solo attore che si sta rifiutando di partecipare ai negoziati e di accettare proposte pacifiche sono le milizie Houthi, sotto stretto supporto dell’Iran. Se queste proposte pacifiche venissero accettate, il conflitto in Yemen potrebbe finire anche domani.

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