sabato, gennaio 20

Arabia Saudita: è iniziato il King Salman International Chess Championship Durerà tre giorni e coinvolgerà 236 giocatori provenienti da 7 Paesi.

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Per la prima volta nella sua storia, l’ Arabia Saudita ospita un torneo internazionale di scacchi, evento che, Turki Al-Sheikh, Presidente del consiglio direttivo dell’Autorità generale per lo sport , rende orgoglioso il Paese. Il King Salman International Chess Championship è iniziato ieri a Riad, durerà tre giorni, e coinvolgerà 236 giocatori provenienti da 7 Paesi.

Il torneo di scacchi si svolge però, nonostante due anni fa, ad inizio 2016, il grand mufti saudita, Sheikh Abdelaziz Al Sheikh, abbia decretato che questo gioco è proibito dall’Islam perché spreca tempo e può portare a rivalità tra i giocatori I commenti del mufti a quel tempo portarono a una protesta sui social media da parte dei giovani sauditi che difendevano il gioco. Il torneo fa parte, però, del programma del Principe ereditario Mohammad bin Salman che ha come obiettivo quello di aprire il Paese sia dal punto di vista economico che culturale.

Ma quanto sta vivendo la regione non è rimasto fuori dal torneo: Israele, che non ha relazioni diplomatiche con Riad, ha infatti denunciato l’Arabia Saudita per non aver concesso i visti di ingresso a sette giocatori israeliani. Inoltre, Anna Muzychuk, 27 anni, che gioca per l’Ucraina, si è rifiutata di giocare a Ryad. Il Campionato King Salman World Rapid e Blitz Chess offre premi di 750.000 dollari per l’evento aperto e 250.000 dollari per l’evento femminile. «Rischiare la vita per indossare abaya tutto il tempo? Tutto ha i suoi limiti e il velo in Iran era più che sufficiente», aveva scritto su Facebook Anna Muzychuk riferendosi ai campionati del mondo svoltisi a Teheran all’inizio di quest’anno. La Federazione Mondiale degli Scacchi aveva annunciato a novembre che per gli organizzatori del torneo “non sarebbe stato necessario per le giocatrici indossare un hijab o abaya durante i giochi“. Ma la signora Muzychuk ha ribadito in un altro post, pubblicato il 23 dicembre, che nonostante si sentisse amareggiata per aver perso i titoli, avrebbe mantenuto i suoi principi e avrebbe evitato il campionato. La sua protesta arriva però in un momento di crescente attenzione sui diritti delle donne in Arabia Saudita, dove è stato eliminato il divieto di guidare.

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