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Trattati di Roma 60° anniversario/3

Anniversario dei Trattati di Roma: ne uscirà una ‘nuova’ UE?

Parlano Antonio Villafranca, direttore del Programma Europeo presso l’ISPI, e Matthias Bauer, ricercatore presso l'ECIPE di Bruxelles
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Manca pochissimo ormai all’incontro per i festeggiamenti del 60° anniversario dei Trattati di Roma. Tanta attesa, numerose le proteste ed i cortei previsti in giornata ed altissimo il livello di sicurezza. Un anniversario importante che induce a riflettere su quegli ideali che avevano spinto i sei Paesi a fondare la Comunità Europea, su ciò che è stato fatto da allora e su ciò che, invece, non è avvenuto. Siamo di fronte ad un contesto totalmente diverso, sono emersi nuovi problemi da affrontare e certamente c’è un crescente risentimento da parte della popolazione. Forse bisognerebbe cambiare l’approccio e provare a far sì che i cittadini si avvicinino nuovamente al progetto europeo, lasciando da parte i populismi, i nazionalismi e la volontà di fare da soli che, più che mai in un contesto come questo, sembrano essere più un paradosso che una soluzione.

Si parla di festeggiamenti ma il clima non pare essere così disteso: poco fa le elezioni olandesi, da un lato, hanno visto vincere il presidente uscente Mark Rutte, ma dall’altro, hanno evidenziato un importante risultato per il partito anti-europeista. Ci aspettano poi le elezioni di due grandi Paesi europei, Francia e Germania e poi c’è l’emergenza terrorismo che non si placa e travolge anche l’evento di domani a Roma. Fortunatamente i problemi che, qualche giorno fa, sembravano permanere sul fronte Polonia sembrano oggi risolti. Secondo le ultime notizie, infatti, la Polonia firmerà la Dichiarazione; a confermarlo la stessa Prima Ministra Beata Szydlo. Soltanto ieri la celebrazione era adombrata dalla minaccia polacca di non aderire all’accordo qualora non venissero prese in considerazione le questioni che Varsavia considera fondamentali: l’unità, la difesa, il potenziamento dei governi nazionali ed il mercato comune. Szydlo oggi ha affermato che «il testo della dichiarazione è sicuro per la Polonia».

Circolano ormai da qualche giorno indiscrezioni relative al contenuto della Dichiarazione che firmeranno i 27 questo sabato: enfatizzazione di una rinnovata cooperazione, riaffermazione dei valori fondanti l’Unione e volontà di una maggiore vicinanza ai cittadini. Resta soltanto da vedere se ci saranno delle modifiche o se il documento avrà pressoché questi contenuti. Matthias Bauer esperto economista dell’ECIPE di Bruxelles (European Centre for International Political Economy) afferma che “è difficile dire quali saranno effettivamente i punti cardine che affronteranno; è stato detto molto sulla futura integrazione a ‘più velocità’ e questa probabilmente sarà la via più ragionevole”. La cooperazione che dicono di voler riaffermare potrebbe implicare una serie di strumenti, tra cui “il libero accesso al Mercato Singolo Europeo, da sempre lo strumento più potente ed efficace per facilitare la cooperazione”; “per alcuni Stati”, continua, “la prospettiva di unirsi all’Eurozona ha facilitato senza precedenti le riforme strutturali a livello nazionale”. “Bisognerà vedere nel testo finale come si metteranno le cose, se la Dichiarazione sarà generica o se, invece vi saranno elementi rilevanti”, afferma Antonio Villafranca, coordinatore di ricerca e direttore del Programma Europeo presso l’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) e professore presso le Università Bocconi e IULM di Milano; “la questione è che dopo questa Dichiarazione altisonante, non credo che verranno fatti passi concreti”. “Difficilmente potrà esserci qualcosa di davvero rilevante perché Germania e Francia, due tra i principali Paesi europei, sono in campagna elettorale quindi prima bisognerà aspettare le elezioni. In Germania, peraltro, l’esito appare abbastanza scontato, si andrà nuovamente verso una grande coalizione, casomai, resterà da capire se a guidarla resterà ancora la squadra della Merkel o quella di Schulz; sembra invece archiviata la questione degli estremisti xenofobi. Più complessa la situazione in Francia dove l’esito non è scontatissimo e sembra che la Le Pen andrà al secondo turno; molti scommettono sul fatto che, com’era successo per il padre che arrivò al secondo turno e gli si coalizzarono per votargli contro, non dovrebbe passare il secondo turno. Però è anche vero che lei non è come suo padre, infatti, ha fatto un’opera di comunicazione molto efficace e di totale distacco rispetto anche a posizioni nettamente più estreme, ma anche la Francia non è la Francia che aveva votato compatta contro il padre”, precisa Villafranca.

L’apparente volontà di dare più rilievo alle necessità dei cittadini è una delle intenzioni emergenti dalla bozza della Dichiarazione. “E’ difficile capire come sarà concretamente messa in atto”, afferma Bauer, “ma presumo che, indipendentemente di strumenti addizionali che formalmente accrescono la legittimità democratica, molti cittadini continueranno a sentire che Bruxelles è troppo distante dalle loro impellenze che è poi il motivo per cui percepiscono una perdita netta del controllo politico”.

Credo che sia importante tenere conto delle priorità dei cittadini e dare maggiore democraticità alle procedure decisionali quindi un richiamo probabilmente ci sarà”, aggiunge Villafranca. “Il punto è quali saranno le misure concrete; il problema che vedo nell’Ue di oggi è il cercare di capire qual è la sua capacità effettiva di dare risposte ad esigenze di sicurezza ai cittadini, e non mi riferisco esclusivamente alle paure legate al terrorismo o ad esigenze di matrice interna, ma anche alla sicurezza economica riguardante il proprio futuro”, continua. “Su questo in effetti l’Ue, che pure in 60 anni tanto ha fatto per la crescita e la stabilità economica in Europa, negli ultimi tempi non sembra fare passi avanti, perché è cambiato il mondo sì, ma anche perché deve rispondere a delle crisi mondiali che hanno delle velocità allucinantiOccorrerebbe capire in che modo l’Unione possa cambiare la celerità con cui interviene per meglio comprendere le esigenze dei cittadini; faccio un esempio concreto: uno dei grossi problemi è quello della disuguaglianza dei redditi (cioè chi è ricco diventa più ricco, chi è povero, tendenzialmente, rimane più povero), e non è solo un problema europeo; su questo si fa pochissimo perché lo stesso bilancio Ue non è pensato per questo, è carente sotto il punto di vista solidaristico ed è anche quantitativamente inadeguato”, dice Villafranca.

Allora si tratta di comprendere cosa si vuol fare per aumentare il peso delle politiche di coesione socialeCi sono anche disparità regionali in questo ambito all’interno di ogni Stato membro, (le regioni ricche tendono a diventare più ricche e le povere più povere), questo perché se si punta molto sulle infrastrutture, saranno avvantaggiate le aree con più infrastrutture (la Lombardia in Italia) le quali attraggono più capitale umano e ciò andrà a discapito delle regioni che non hanno infrastrutture adeguate ed in cui il capitale umano viene attratto con maggiore difficoltà. Poi è normale che la gente si sposti nelle regioni con opportunità di lavoro in crescita”, afferma Villafranca. Ecco su tutto questo sarebbe necessario ovviamente lavorare: “il problema è che ci vogliono molti soldi”, continua, “e affinché si attui la solidarietà (chi è più ricco deve dare a chi è più povero, all’interno dello stesso Paese e tra Paesi), chi è più ricco deve avere le opportune garanzie che i suoi soldi non siano sperperati”.

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