mercoledì, gennaio 17

Anche l’ India reclama un posto al sole nel Mar Cinese Meridionale Non solo il Sud-Est asiatico, ma anche l'India è preoccupata per le sorti della libera circolazione marittima e per la propria flotta commerciale

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Sul Mar Cinese Meridionale s’affaccia ora anche l’ India con la sua possanza ma soprattutto con le sue preoccupazioni. Non che l’India non avesse un ruolo da protagonista in quell’area già da decenni ma –oggi più che mai- vista l’alta conflittualità nel Golfo Persino, la pericolosità della Costa Orientale africana che si affaccia sull’Oceano indiano a causa della persistente pirateria, il Mar Cinese Meridionale è diventato ancor più strategico ai fini del commercio via nave. Il commercio per via marittima, essenziale oggi come secoli fa, ha bisogno di tratte marittime che non siano rese complesse da intricate questioni territoriali e diplomatiche così come ha grande necessità di sicurezza, stante il perenne rischio di incappare nelle maglie della pirateria, spesso aggressiva se non letale. Su questo specifico tema non solo le compagnie assicurative ma anche i sistemi di difesa militare hanno dovuto intraprendere i propri percorsi per porre rimedio ad un grosso problema che inquina uno dei canali commerciali più importanti per la sussistenza o per lo sviluppo delle economie che si muovono soprattutto per mare. La complessa vicenda dei marò italiani è stata –da questo punto di vista- parecchio esemplificativa circa i valori in campo e gli interessi ancor oggi diffusi in tema di navigazione commerciale.

Nel caso del Mar Cinese Meridionale, oltre alla vetusta questione della pirateria che nelle acque del Sud Est Asiatico imperversa creando non pochi danni non solo in termini di perdite di carichi e rischi per le persone, ma anche in termini di vulnus perenne alla sicurezza in quel quadrante geografico. A tutto ciò si è aggiunta la scena intricata degli interessi economici e territoriali. A tutt’oggi la Cina ha contenziosi aperti con Filippine, Brunei, Vietnam, Malaysia, Taiwan ma anche con altre Nazioni che su quel Mare via via si affacciano o con il quale sono variamente coinvolte. L’ ASEAN ha sempre voluto “ragionare” in termini integrati e sotto forma di associazione di Stati, la Cina ha sempre agito preferendo avere canali comunicativi bilaterali, volta per volta, con ogni singolo Paese coinvolto nelle dispute territoriali. In questo modo, la Cina ha creato un clima di divisione all’ interno dell’ ASEAN, giocando spesso tra il premere sugli interessi comuni ed altrettanto spesso preferendo dividere per meglio imperare nelle acque del Mar Cinese Meridionale, considerato dalla Cina un po’ come il proprio “giardino”. Un giardino marittimo oltretutto rilevante non solo dal punto di vista della navigazione commerciale, ma anche per le ricchezze che quel mare contiene in sé, risorse ittiche ma anche fonti di energia primaria. Senza citare, poi, l’importanza del predominio in un tratto di mare dove il commercio diventa nevralgico.

Quindi, detenere le leve del comando nel Mar Cinese Meridionale non è più solo una questione di un paio di miglia marittime in più o in meno da parte o dall’altra. Gli interessi in ballo sono più numerosi e più grandi. Anche gli Stati Uniti, periodicamente svolgono operazioni militari congiunte, nella forma di esercitazioni, impiegando anche proprie navi ed aerei da combattimento soprattutto per rivendicare ed asserire l’importanza della libera navigazione in generale ed in quel quadrante geografico nello specifico. Importanza notevole anche per gli USA non solo in quanto alleato di una buona parte dei Paesi in conflitto con la Cina, ma soprattutto perché con quei Paesi commercia e quindi ha bisogno di vie sicure e non caratterizzate da complessità territoriali o diplomatiche. Non a caso, anche se l’Amministrazione Trump non brilla in termini di Paese pacificatore a livello mondiale, gli Stati Uniti si sono proposti di fare da mediatore circa le vetuste diatribe territoriali nel Mar Cinese Meridionale. Le Filippine, durante il periodo dell’Amministrazione Obama negli USA, sono entrate in aperto conflitto con la Cina portandola persino innanzi al Tribunale dell’Aja e vedendo riconosciuti i propri diritti territoriali. Con la Presidenza di Rodrigo Duterte le Filippine hanno completamente cambiato il proprio approccio con la Cina, assumendo un atteggiamento più conciliante e mostrandosi disponibili a dialogare per vie diplomatiche meno burrascose.

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