lunedì, ottobre 23

All’Ican il Premio Nobel per la Pace 2017 Secondo giorno di vertice russo-saudita a Mosca: sul tavolo armi, energia e geopolitica

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La campagna internazionale per abolire le armi nucleari (Ican) è il vincitore del Premio Nobel per la Pace 2017. Lo ha annunciato oggi il comitato norvegese del Nobel affermando che con questo premio si vuole riconoscere «il suo lavoro per attirare l’attenzione alle catastrofiche conseguenze umanitarie di ogni uso di armi nucleari».

Il premio arriva «in un momento in cui da tempo non è stato così grande il rischio di un utilizzo di armi atomiche». Così il comitato del Nobel di Oslo ha fatto riferimento, nella motivazione del premio conferito all’Ican, alla crisi con la Corea del Nord.

L’Ican non era nella rosa ristretta dei favoriti. Fino all’ultimo tutti puntavano sui principali negoziatori dell’accordo sul nucleare con l’Iran, il ministro degli Esteri di Teheran Mohammad Javad Zarif e l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza della Ue, Federica Mogherini.
E proprio secondo Mogherini, l’assegnazione all’Ican «sottolinea l’importanza della non proliferazione e del disarmo come obiettivo per l’intera comunità internazionale. L’Ue condivide l’impegno ad arrivare ad un mondo liberato dalle armi nucleari. Continueremo il nostro lavoro giornaliero per la non proliferazione e il disarmo con tutti i nostri partner nel mondo».

Sull’Iran: «Continueremo ad assicurarci che l’accordo [sul nucleare]sia pienamente attuato da tutte le parti» in causa, ha confermato l’Alto rappresentante, proprio mentre il presidente Usa Donald Trump pare si stia preparando a sconfessare quell’accordo. Per Trump, infatti, Teheran non avrebbe «rispettato lo spirito del negoziato» e per questo intende discutere della questione iraniana con i vertici militari.

Investimenti energetici per 3 miliardi di dollari, proroga dell’impegno reciproco a tagliare la produzione di petrolio per rialzare i corsi del greggio, contratti di fornitura d’armi, prove di diplomazia mediorientale. E la prova dell’ormai acquisito ruolo di attore di prim’ordine della Russia sullo scenario mediorientale. Questo, in sintesi, il succo del secondo giorno di vertice tra Vladimir Putin e il re saudita Salman bin Abdulaziz, nel quadro della storica visita di un sovrano di Riad a Mosca.

Sempre alta la tensione in Catalogna. Il presidente della Generalitat Carles Puigdemont ha chiesto di intervenire martedì pomeriggio davanti al parlamento di Barcellona per «informare sulla situazione attuale» hanno riferito fonti a lui vicine. Ieri la Corte costituzionale spagnola ha vietato la tenuta della seduta prevista lunedì durante la quale Puigdemont avrebbe dovuto riferire sullo svolgimento e sulle conseguenze del referendum del primo ottobre.

Spuntano intanto ipotesi di stampa su una possibile mediazione della Svizzera nel braccio di ferro tra Barcellona e Madrid mentre prosegue la fuga di società catalane verso il resto della Spagna in previsione di una possibile dichiarazione di indipendenza.

L’Ue si smarca, considerando la questione catalana un affare interno alla Spagna. «Facciamo appello perché si passi dallo scontro al dialogo, ma riteniamo che questa sia una questione che deve essere affrontata dalla Spagna, in accordo il suo ordinamento costituzionale», ha ribadito il vice portavoce capo della Commissione Europea Alexander Winterstein, durante il briefing con la stampa a Bruxelles, davanti alle ripetute domande sulla situazione in Catalogna.

Se Barcellona dovesse davvero diventare indipendente da Madrid, ha proseguito Winterstein, potrebbe ancorare la propria valuta all’euro, come già fanno circa 60 Paesi nel mondo, ma altri funzionari UE sono però scettici sulla possibilità di un’adesione unilaterale all’euro, come il Montenegro e il Kosovo. Podgorica, ad esempio, ha ‘ereditato’ l’euro dalla precedente adesione al marco tedesco.

Il capo dei Mossos d’Esquadra, Josep Lluis Trapero, si è presentato davanti al tribunale di Madrid per rispondere dell’accusa di sedizione. Insieme a Trapero sono imputati anche un’altra dirigente della polizia catalana e due leader indipendentisti. Trapero è accusato di non aver fornito supporto alla Guardia Civil impegnata ad affrontare i manifestanti indipendentisti durante le proteste di Barcellona. La condanna per sedizione comporta una pena fino a 15 anni di carcere.

Intanto il prefetto del governo spagnolo in Catalogna, Enric Millo, si è scusato per le violenze della Guardia Civil e della Polizia Nazionale durante il referendum convocato dal governo catalano lo scorso 1° ottobre. Tuttavia, ha aggiunto, la responsabilità finale delle violenze ricade sulla Generalitat per essersi rifiutata di rispettare l’ordinanza del tribunale di annullare il referendum.

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