mercoledì, settembre 19

Allargamento Ue: le priorità per i Balcani Le giuste garanzie perché l'integrazione europea possa proseguire. L'intervista ai docenti Stefano Costalli e Mauro Campus, dell'Università di Firenze

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Il colosso dell’informazione Bloomberg ha dedicato, nei giorni scorsi, un interessante articolo dal titolo “Behind the EU’s Cautious Courtship of the Balkans”   su quanto riguarda i Balcani occidentali e la loro adesione all’Unione Europea. Si è portata avanti un’analisi della situazione nel suo insieme: in particolare, tra il rafforzamento dello stato di diritto, la giustizia e la riorganizzazione economica appaiono le priorità da raggiungere affinché i Paesi candidati evitino che la prima data potenziale per l’adesione, fissata per il 2025, slitti più in là. Per comprendere quale sia lo scenario dell’allargamento in epoca di lotta al terrorismo, chi si trovi più avvantaggiato tra i candidati, quali aspettative rispetto a tali Paesi siano realistiche, abbiamo consultato Stefano Costalli e Mauro Campus, docenti rispettivamente di Teorie della politica internazionale e Storia delle relazioni internazionali presso l’Università di Firenze.

L’intervento di Stefano Costalli si è concentrato maggiormente su alcune questioni relative al futuro dell’Europa in ambito di sicurezza, specialmente nel suo rapporto con l’allargamento ai nuovi candidati. Lo spunto di partenza è infatti una domanda relativa all’ineludibile analisi di tale connessione:

Come conciliare sicurezza dell’Ue e allargamenti futuri (con la dovuta flessibilità, perché non è detto che un allargamento metta a repentaglio la sicurezza europea, se effettuato nei tempi e nelle forme corrette)? 

Ritengo che la ripresa del processo di allargamento verso l’area balcanica sia una strategia giusta dal punto di vista della sicurezza. L’UE ha congelato ogni ulteriore accesso per anni, a causa della propria crisi istituzionale, del crescente malcontento nei suoi confronti in tanti paesi membri e delle tensioni fra paesi della “vecchia” e “nuova” Europa. A questo punto, però, non credo che la sicurezza dell’Unione sarebbe mantenuta meglio se i restanti paesi dell’ex Jugoslavia rimanessero fuori. Ci sono nodi tuttora irrisolti che possono essere sciolti solo in una prospettiva europea. Ci sono situazioni di stallo che senza un ulteriore stimolo esterno difficilmente verranno risolte in autonomia da quei paesi. Le tensioni etniche che rimangono in Bosnia-Erzegovina e fra Kosovo e Serbia non peggiorerebbero all’interno dell’Unione. Ritengo anzi che migliorerebbero. Mi sembra invece importante, dal punto di vista della sicurezza, richiedere maggiori garanzie a questi paesi nella lotta al crimine, sia migliorando il controllo del loro territorio che combattendo più efficacemente la corruzione nelle istituzioni. Certo, è anche responsabilità dell’UE operare e vigilare affinché vengano fatti i necessari passi in questa direzione.

Quale bilancio si può fare degli allargamenti degli ultimi 14 anni, dal punto di vista della sicurezza?  

Ritengo che il bilancio sia tutto sommato positivo. Il “grande allargamento” e i successivi allargamenti più ristretti hanno favorito la stabilizzazione di una regione che altrimenti sarebbe stata percorsa da tensioni etniche importanti e che difficilmente avrebbe accresciuto la sicurezza dell’UE se fosse stata esclusa dall’Unione ed esposta più direttamente alla politica estera russa. L’allargamento a 28 dell’UE ha comportato certamente difficoltà (ad esempio nella governance, nella competizione sul mercato del lavoro etc.) che non sempre sono state gestite al meglio da Bruxelles, ma non nell’ambito della sicurezza. Le mosse improvvide che negli anni sono state fatte nei confronti della Russia – che soprattutto dopo il ritorno di Putin alla presidenza si muove nel sistema internazionale secondo logiche di politica di potenza di stampo quasi ottocentesco – sono state compiute principalmente in ambito NATO, non sono dirette conseguenze dell’allargamento UE. L’UE avrebbe probabilmente dovuto cercare di mediare di più, ma qui si entra nel problema della politica estera dell’UE e si aprirebbe un altro capitolo.

Quali garanzie in materia di sicurezza possono fornire gli Stati candidati al futuro ingresso nell’Ue? 

I paesi dell’area balcanica hanno problemi diversi. Ci sono paesi in cui permangono tensioni etnico-politiche, altri in cui i problemi principali sono legati all’azione di gruppi criminali che operano anche a livello transnazionale. Per esempio, la Bosnia-Erzegovina è ancora percorsa da tensioni etniche e rancori, ma ha un tasso di omicidi molto basso. La Commissione Europea non mi pare abbia intenzione di fare sconti per quanto riguarda le garanzie da richiedere agli stati. L’obiettivo in ciascuno di essi è rafforzare parallelamente le istituzioni e lo stato di diritto. Gli obiettivi concreti andranno posti strada facendo. Non si devono fare sconti, come invece è stato fatto in alcuni casi passati, ma è anche importante non dare a questi stati l’impressione di rimandare volutamente il processo all’infinito.

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