Politica Analisi

Esteri: il Punto

Aleppo, stop ai raid per la pausa umanitaria

Mosul, rallenta l'avanzata delle truppe curde e irachene. Washington, incontro Obama-Renzi

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E’ ufficiale: dalle 10 di stamane sono terminati i raid russi e siriani su Aleppo. Ad annunciarlo il ministro della Difesa russo Serghiei Shoigu. precisando che «la cessazione anticipata dei raid aerei è necessaria per introdurre la pausa umanitaria il 20 ottobre». Una pausa ad Aleppo che avverrà dalle 8 del mattino alle 16 «per evacuare i malati e i feriti nonché per il ritiro dei miliziani», secondo il generale russo Serghiei Rudskoi: «Capiamo che ci può volere molto tempo per concordare tutte le questioni perciò noi abbiamo preso la decisione di non perdere tempo e di iniziare le pause umanitarie soprattutto per il passaggio libero dei cittadini pacifici, per evacuare i malati e i feriti nonché per il ritiro dei miliziani». Il generale Rudskoi ha poi aggiunto che «nonostante il fatto che i partner americani hanno rinunciato alla separazione dei terroristi dall’opposizione moderata, la Federazione Russa sta lavorando insieme all’Onu e ai Paesi che hanno un’influenza su Al Nusra per il ritiro da Aleppo delle formazioni di quest’ultima in conformità all’iniziativa dell’inviato speciale dell’Onu in Siria Staffan de Mistura».  Ma l’Onu fa sapere che le 8 ore di tregua dei raid aerei su Aleppo proposte per giovedì non sono sufficienti: «Accoglieremmo con favore qualunque pausa nei combattimenti, ma c’è bisogno di una tregua più lunga al fine di portare gli aiuti», ha spiegato il portavoce Stephane Dujarric.

Ad intervenire anche il ministro degli esteri, Paolo Gentiloni, secondo cui la Russia «deve esercitare la sua influenza per fermare i bombardamenti su Aleppo nei prossimi giorni» e che la leva per convincere Mosca è quella politica perché per la Russia «non può sacrificare al sostegno di Assad ogni ruolo costruttivo nella crisi siriana: il prezzo sarebbe troppo elevato sul piano politico». Intanto la cancelliera tedesca Angela Merkel ha ribadito che la Germania non esclude sanzioni contro la Russia per le operazioni di Mosca in Siria e in particolare ad Aleppo: «Nessuna opzione, inclusa quella delle sanzioni, può essere tolta dal tavolo, vista la situazione. Ma la priorità è quella di diminuire la sofferenza della gente in qualche maniera e questo sarà un tema domani», ha detto la Merkel presentando la riunione di domani indetta a Berlino con Russia, Ucraina e Francia.

Andiamo a Mosul, dove dopo essere arrivati a meno di 15km dalla città rallenta l’offensiva dell’esercito iracheno da sud, e in particolare quella dei miliziani Peshmerga curdi da est. Secondo ‘Al Arabiya‘ in alcuni villaggi conquistati dai Peshmerga si alzano ancora colonne di fumo degli incendi appiccati dai jihadisti, mentre ancora non cede il villaggio di Bartella, ben difeso da Daesh. La televisione curda ‘Rudaw‘ sottolinea che a sud le forze dell’esercito di Baghdad vanno a rilento perché costrette a bonificare gli abitati da esplosivi lasciati dai jihadisti in ritirata, per la presenza di cecchini e per il pericolo di attacchi suicidi. Mentre all’ANSA il commissario Ue a Migrazione e Affari Interni Dimitris Avramopoulos afferma: «Non ci sono prove che gruppi di foreign fighters siano diretti verso l’Ue se Mosul cade. Monitoriamo la situazione sul terreno e siamo ben preparati per qualsiasi evenienza». Invece il commissario Ue per l’Unione della sicurezza, Julian King, dalle colonne del quotidiano tedesco ‘Die Welt‘ lancia l’allarme: se Mosul cadrà, il ritorno di foreign fighter in Europa è una «minaccia molto seria»: «Ma non dovremmo sopravvalutare il pericolo». E specifica che «al momento ci sono ancora circa 2.500 combattenti Isis provenienti da Paesi Ue in zone di guerra» e che altri casi hanno dimostrato come «solo alcuni combattenti alla fine tornano in patria».

Prove di pace in Afghanistan fra il governo e i talebani. A darne notizia il sito del ‘Guardian‘, secondo cui agli incontri, che si sono tenuti a settembre e ottobre in Qatar, ha preso parte il Mullah Abdul Manan Akhund, fratello del Mullah Omar, il leader talebano morto nel 2013. Si tratta dei primi colloqui dopo la rottura di un accordo raggiunto grazie alla mediazione del Pakistan in seguito all’uccisione lo scorso maggio da parte degli Usa del successore di Omar, Akhtar Mansoor. Si parla anche della presenza agli incontri di un diplomatico di Washington, anche se al momento gli americani non commentano la notizia.

Mentre è solo temporanea, per meglio dire di 72 ore, la tregua che entrerà in vigore domani nello Yemen. Ad annunciarlo l’inviato speciale delle Nazioni Unite Ismail Ould Cheikh Ahmed, secondo cui il cessate il fuoco «risparmierà alla popolazione dello Yemen ulteriore spargimento di sangue e permetterà una più estesa distribuzione dell’assistenza umanitaria».

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