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Aleppo: martire, simbolo e strategica

La riconquista della città da parte di Bashar al-Assad significherebbe l'assenza di alternativa a Damasco

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Gli ultimi tre giorni sono stati decisivi per Aleppo. L’Esercito di Bashar al-Assad ha strappato ai ribelli la parte settentrionale di Aleppo Est, un terzo del territorio, secondo l’Osservatorio Siriano Siriano per i Diritti Umani, il 40% dell’area, secondo fonti russe. L’avanzata delle forze lealiste sembra destinata a procedere e concludersi positivamente, e ciò grazie al sostegno di Russia, Iran, milizie sciite libanesi di Hezbollah.
Le forze russe parlano di 80mila persone residenti sul territorio riconquistato da al-Assad delle quali 5.000 avrebbero lasciato i distretti meridionali e raggiunto zone sicure: «tutti i rifugiati sono stati collocati in centri umanitari di fortuna e ricevono tutta l’assistenza necessaria», secondo il Centro di Riconciliazione di Hmeimim che fa capo al Ministero della Difesa russo.  La Casa Bianca spiega che il presidente Barack Obama «è scosso dalla violenza usata contro siriani innocenti» nella città siriana. «E’ una violenza organizzata e realizzata dal Governo di al-Assad con il sostegno dei russi e degli iraniani». Il rischio di catastrofe umanitaria e di un ennesimo bagno di sangue è altissimo. Così la macchina diplomatica dell’Amministrazione Obama tenta di giocare un’ultima carta. Il Segretario di Stato, John Kerry, è impegnato da diversi giorni in estremo tentativo di fermare gli scontri e congelare la situazione. La formula su cui sta lavorando il Dipartimento di Stato, si basa su due punti. Il primo: concentrare i negoziati sulla sola Aleppo, tralasciando tutto il resto. Il secondo: allargare l’accordo ad una serie di Paesi garanti che vanno dall’Arabia Saudita, al Qatar, alla Turchia. Anche l’Iran, in un ruolo più defilato, potrebbe essere parte del gioco. Il nocciolo del progetto è portare le forze di opposizione siriane ad abbandonare la scomoda alleanza con Jabhat Fatah al-Sham, il Fronte di Conquista siriano, legato ad Al Qaeda e conosciuto fino a poco tempo fa con il nome di al-Nusrah. In cambio Assad ed i russi potrebbero cessare l’assedio e permettere che riprenda il flusso di generi di prima necessita’ all’interno di Aleppo.

La possibile intesa è stata oggetto di svariati incontri tra emissari russi e statunitensi che si sono svolti a Ginevra, e lo stesso Kerry è stato in contatto con tutte queste controparti. Il principale ostacolo è rappresentato dalle divergenze nel quantificare le forze del Fronte di Conquista effettivamente asserragliate in città, ma anche la decisione su chi, intanto, governerà la parte di Aleppo passata sotto al-Assad. Una parte che, anche oggi, si sta facendo sempre più ampia. «I russi stano tentando di costringere la città alla resa totale», ammettono parlando con il ‘Washington Post‘ fonti diplomatiche americane, «altri 60 giorni, e ci saranno riusciti». E’ questo il termine entro il quale bisogna trovare la soluzione. Anche perchè tra 60 giorni a Washington ci sarà un nuovo Presidente, con un nuovo Segretario di Stato. La cosa indebolisce non poco il ruolo di Kerry, che avrebbe avuto ben altre carte in mano se avesse vinto Hillary Clinton. Mosca è ben cosciente che il proprio interesse consiste in un accordo che ristabilisca il pieno ruolo di Assad, gli oppositori del quale a questo punto potrebbero essere tacciati di terrorismo ed eliminati, anche fisicamente, uno ad uno. Una prospettiva che tenta lo stesso Donald Trump, o per lo meno molti di quelli che in queste ore gli sono attorno a consigliarlo. Come anche esponenti dello stesso partito democratico: uno di questi, Tulsi Gabbard, un Deputato delle Hawaii, dopo essersi incontrato la scorsa settimana con il presidente designato ha iniziato a perorare apertamente la causa del disimpegno. Kerry sta compiendo sforzi «incredibili» per raggiungere un accordo, ha concesso stamane il Consigliere diplomatico del Cremlino Yuri Ushakov. Il quale, però, ha aggiunto di essere «in grado di dire» se una soluzione arriverà prima che Obama lasci la Casa Bianca. La verità è che il tempo inizia davvero a scarseggiare.

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