mercoledì, settembre 19

Al-Qaeda: l’araba fenice rinasce, dalle ceneri ISIS L' intervista a Silvia Carenzi, ricercatrice del programma 'Radicalizzazione e terrorismo internazionale' dell' ISPI

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Dopo la caduta dello Stato Islamico, in Siria sembra si stia riprendendo una delle più importanti organizzazioni jihadiste della storia: al-Qaeda.

Il gruppo, responsabile dell’attentato contro le Twin Towers dell’11 settembre, è un’organizzazione terrorista di stampo salafita, è stata fondata nel 1988 e, dopo la morte di Osama Bin Laden, il suo nuovo leader è Ayman Al-Zawahiri.

Al-Qaeda, secondo più fonti, avrebbe approfittato dell’ascesa dell’ISIS per riorganizzare le proprie forze, e per tornare all’azione una volta che il Califfato di Al-Baghdadi è stato sconfitto – per lo meno militarmente.

La sua rete jihadista si espande dal sudest asiatico fino al nord Africa. L’organizzazione è suddivisa in vari gruppi che, anche se si mantengono in contatto, sono comunque capaci di agire in completa autonomia. Nella Penisola arabica si trova una delle fazioni di al-Qaeda  con più capacità logistiche, ovvero l’AQAPal-Qaeda in the Arabic Penisnula. Questa rete si concentra principalmente in Yemen e in Arabia Saudita. Esiste, poi, una seconda fazione centrale di al-Qaeda  – ovvero quella capeggiata a suo tempo da Osama Bin Laden – con base in Afghanistan. Data l’attuale situazione nel Paese, questa branca si trova ridotta al minimo, anche se – secondo quanto riportano più analisti – la sua alleanza con il gruppo di al-Qaeda  in Siria (Al Nusra – poi diventato Jahbat Fatah al-Sham) l’ha aiutata a riprendersi parzialmente.

Al-Qaeda in Siria, invece, gode di una maggior influenza rispetto all’organizzazione in Afganistan, e non sempre i suoi leader si trovano d’accordo con Ayman Al-Zawahiri. Lo Stato Islamico era il ramo di al-Qaeda  in Iraq. In seguito, però, l’organizzazione si è distaccata da Al-Zawahiri, diventando ufficialmente ISIS. In questo passaggio lo Stato islamico si è diviso – a sua volta – in Al Nusra (Siria) e ISIS (Iraq). Inizialmente Al Nusra si è allineato con Al-Zawahiri per prendere le distanze dalla fazione irachena e, in seguito, si è allontanato anche da al-Qaeda, cambiando nome in Jabhat Fatah Al-Sham. Il capo siriano è Mohammed al-Jolani e, secondo gli esperti, è stato lui a guidare la ripresa del gruppo nel Paese, guadagnando  notevoli risultati in Medio Oriente, in Africa e nel subcontinente indiano – con l’aiuto dei talebani.

Infine, l’organizzazione è presente anche in Maghreb sotto il nome di ‘al-Qaeda  in the Islamic Magrheb’ (AQIM). Anche questo è un gruppo parzialmente autonomo, nonostante rimanga comunque affiliato ad al-Qaeda. Le zone dove AQIM è più attivo sono il Sahel e la Libia.

Secondo alcuni analisti, è probabile che l’intera organizzazione sia attiva principalmente in Yemen, Siria, Sinai egiziano, Afghanistan, Pakistan e Libia.

L’attuale leader, Al-Zawahiri, continua a mostrare interesse nei confronti della Siria da ormai 7 anni – ha probabilmente iniziato nel luglio del 2011, ovvero quando ha iniziato ad aiutare e incoraggiare i ribelli siriani per deporre Bashar Al-Assad. Il Paese rappresenta un’area di fondamentale interesse strategico per l’intera organizzazione. E i motivi sono molteplici. La Siria, ad esempio, ha una posizione geografica particolare. Si trova nel mezzo della regione del ‘Al-Sham’ – in arabo الشام ,  il Levante, tradizionalmente il Bilad Al-Sham –  ovvero la regione orientale che comprendeva storicamente Siria, Libano, Giordania e Palestina. Questa è un’area alquanto importante per l’Islam e la sua storia, e la Siria ne rappresenta il vero e proprio fulcro. Detto questo, il Paese era anche  il centro del Califfato Omayyade (tra il 600 e il 700 a.C), ovvero il primo Califfato venutosi a creare dopo la morte del Profeta Maometto. Nella regione del Al-Sham si trovano, poi, luoghi di culto estremamente importanti per la fede islamica, come ad esempio la Moschea di Al-Aqsa, la Qubbat al-Ṣakhra o cupola della roccia. Nel quartiere siriano di Dabiq si trova la moschea omayyade di Damasco, un luogo con un’importanza escatologica assai significativa per i gruppi jihadisti salafiti. Tutti questi punti si trovano nel Bilad Al-Sham, e la Siria è il cuore di questa regione. Il Paese, quindi, reincarna non solo l’interesse strategico di al-Qaeda, ma assume un valore simbolico ed escatologico importantissimo per l’intera rete e, non a caso, l’organizzazione sembra si stia riorganizzando proprio li.

Ali Soufan, ex-agente dell’FBI, sostiene che in Siria ci siano più di 20 000 miliziani operativi sotto la bandiera di al-Qaeda, e di gruppi a essa affiliati. Ad oggi, nel Paese è presente una vasta rete di gruppi jihadisti salafiti, come il gruppo di Al-Zawahiri, l’ISIS e altre organizzazioni minori. Questi fanno parte di un network assai diffuso, dove ogni jihadista opera in maniera fluida, e non conforme agli standard dei gruppi formali sinora conosciuti.

Lo Stato Islamico, dopo l’autoproclamazione del Califfo Al-Baghdadi, ha concentrato su di se tutte le attenzioni e gli sforzi occidentali, lasciando di fatto al-Qaeda  in secondo piano. Tutto ciò ha permesso all’organizzazione di Al-Zawahri di riprendersi, riorganizzandosi senza dare dell’occhio. Questa circostanza ha, quindi, permesso ad al-Qaeda di diventare un gruppo terrorista molto più forte rispetto a quanto fosse nel 2001, trasformandosi nella forza militare dominante nei principali punti di passaggio in Siria. Secondo gli esperti, infatti, il contesto siriano – ma anche in altri Paesi – ha favorito l’organizzazione, dimostrando le sue enormi capacità di ripresa. Aggiungono, poi, gli analisti che suddetta ‘rinascita’ del gruppo sarebbe avvenuta mediante dei cambiamenti ben precisi, come ad esempio la moderazione del suo marchio ideologico – ovvero abbandonando l’estremismo sanguinolento come quello dell’ISIS. Oltre ciò, al-Qaeda  avrebbe anche limitato la violenza contro i civili, e avrebbe stabilito dei legami sempre più stretti con gruppi d’opposizione siriani, in modo tale da mostrarsi più interessata alle questioni locali, anziché a disegni di natura globale.

Il quadro siriano, l’avvento dell’ISIS e la sua brutalità hanno, dunque, permesso all’organizzazione di presentarsi come alternativa più moderata rispetto al Califfato, cambiando nettamente la propria immagine agli occhi delle popolazioni locali – un dato fondamentale per comprendere la sua ripresa in Siria. Resta, però, il fatto che al-Qaeda, come lo Stato Islamico. è figlia dell’ideologia salafita radicale, ed è per questo che è possibile che alcuni combattenti dell’ISIS abbiano preso a combattere tra le sue fila.

Il gruppo jihadista in Siria si propone come una minaccia del tutto complessa e fluida, la cui azione, gestione e comunicazione sono imprevedibili. Tant’è vero che, secondo quanto sostenuto in un report pubblicato dal Center for Strategic and International Studies – CSIS – , si presentano più scenari possibili per il futuro.

Ad esempio, considerando la durissima campagna militare di Bashar Al-Assad – aiutato da Mosca –  contro il jihad salafita nel Nord-Ovest della Siria, è possibile che questa repressione possa spingere i militanti a spostarsi altrove. Ad esempio, è probabile che si rechino in Turchia, dal momento che Ankara sta di fatto aiutando gruppi jihadisti salafiti, come Hayat Tahrir Al-Sham a Idlib . Questo suo aiuto potrebbe anche spingere i jihadisti a recarsi in Turchia, così da mettere a rischio lo stesso Paese di Tayyeb Erdogan. È possibile che i jihadisti salafiti siriani si spostino anche in Iraq, o anche in altri campi di battaglia dove al-Qaeda  è presente – ad esempio Yemen e Libia -, è anche possibile che facciano ritorno nei loro Paesi d’origine, o che si spostino fino alla regione del Caucaso, o dei Balcani, per stabilire nuovi punti di rifugio. Il report sopra citato aggiunge, infine, la possibilità che questi jihadisti, con la guerra, abbiano rafforzato il loro zelo religioso, come anche affinato le loro tecniche di combattimento, ad esempio abilità nel costruire bombe o country-intelligence skills.

Ma qual è il ruolo di al-Qaeda  in Siria? Quali sono i suoi punti forti, e quali invece le sue debolezze?

Ne abbiamo parlato con Silvia Carenzi, ricercatrice del programma ‘Radicalizzazione e terrorismo internazionale’ dell’ ISPI.

 

Prima della caduta dell’ISIS in Siria e in Iraq, gli analisti sostenevano che al-Qaeda  stava riorganizzando le sue capacità per far fronte alla caduta di Al-Baghdadi. Ora che il Califfato è caduto per lo meno militarmente, qual è l’attuale situazione di al-Qaeda? Quali sono i suoi punti forti e quali, invece, le sue debolezze?

Per comprendere l’attuale situazione di al-Qaeda  occorre guardare sia ai rapporti con il sedicente Stato Islamico, sia alle dinamiche interne al gruppo, in riferimento al quadrante siriano. Innanzitutto, occorre ricordare che la rottura formale tra le due organizzazioni risale agli inizi del 2014. I punti di forza e le debolezze di al-Qaeda  possono essere valutati operando un confronto con lo Stato Islamico – a livello ideologico, così come sul terreno. L’ascesa del gruppo di al-Baghdadi – sancita con la proclamazione del califfato, il 29 giugno 2014, ma anche con la catena di attentati susseguitisi negli ultimi anni – ha sembrato “oscurare” al-Qaeda  . Come rilevato da diversi studiosi, però, il gruppo di al-Zawahiri non è affatto scomparso, e, anzi, possiede ancora svariate propaggini regionali (al-Qaeda nella penisola Arabica, al-Qaeda nel Maghreb Islamico, ecc.). Particolare attenzione è stata riservata a Jabhat al-Nusra(JAN), quella che era la propaggine siriana di al-Qaeda  : diversamente dallo Stato Islamico, sembra infatti che al-Qaeda abbia abbracciato un “long game”, una strategia di lungo termine – tentando di radicarsi tra i gruppi di opposizione siriana e di porsi come loro interlocutore nella lotta al regime di al-Assad, nonché di bilanciare aspirazioni locali e internazionali. Se questo atteggiamento più pragmatico, visto negli ultimi anni, potrebbe costituire un punto di forza per il gruppo, non mancano però le ombre.

Quali potrebbero essere queste debolezze?

Queste ombre potrebbero evidenziarsi in particolar modo quando andiamo a guardare alle dinamiche interne ad al-Qaeda  . Negli ultimi due anni, in effetti, la sua “filiale” siriana è mutata, cambiando il proprio nome e subendo alcuni rimpasti: prima nel luglio del 2016, quando ha assunto il nome “Jabhat Fateh al-Sham” (JFS) e ha formalmente reciso i legami con il core di al-Qaeda, e poi nel gennaio del 2017, quando ha iniziato ad operare come “Hay’at Tahrir al-Sham” (HTS).

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