mercoledì, febbraio 21

Africa-Nord Corea, il rapporto che finanzia il nucleare Continuano le relazioni tra Corea del Nord e Paesi africani. Ne parliamo con Grant T. Harris, direttore senior per gli affari africani e Daragh Neville, responsabile dei progetti del programma Africa di Chatham House

0

Se da un lato, nel quadro internazionale sembrano aumentare le tensioni tra Washington e Pyongyang, dall’altro, gli stati africani sono sottoposti ad una crescente pressione da parte degli Stati Uniti che, attraverso la guida delle Nazioni Unite, cercano di rompere in ogni modo le relazione tra la Repubblica popolare democratica di Corea e l’Africa.

Sono rapporti di vecchia data quelli che intercorrono tra Nord Corea e gli stati africani che infatti, risalgono alla Guerra Fredda, quando Pyongyang fornì un sostanzioso aiuto finanziario e militare ai movimenti indipendentisti in tutta l’Africa. Il Nord Corea godeva di un significativo vantaggio diplomatico sul Sud, all’epoca era una Nazione più prospera. Inoltre, il Nord si unì al Movimento dei non allineati (NAM) nel 1976, che diede a Pyongyang una certa importanza sul piano internazionale e il riconoscimento di 110 paesi, molti dei quali erano in Africa.

Durante quel periodo sono stati istituiti dei collegamenti militari e di sicurezza tra Corea del Nord e Africa, principalmente incentrati sul rifornimento di munizioni e l’addestramento militare. Ancora oggi questi rapporti persistono, indipendentemente dalle sanzioni imposte dall’ONU. Questo il tema di un evento promosso da Chatham House lo scorso 7 febbraio. Abbiamo intervistato a tal proposito Daragh Neville, responsabile dei progetti del programma Africa di Chatham House. “Quando la Guerra Fredda finì e quando entrambi gli stati coreani raggiunsero il riconoscimento delle Nazioni Unite nel 1991, l’Africa divenne meno importante strategicamente, specialmente per il Sud”, dichiara Neville. “Il Sud ha spostato la sua attenzione verso gli ex stati del blocco orientale e l’Asia centrale. Il Nord ha continuato a cercare di mantenere legami forti, ma l’abilità economica di Seoul ha fatto sì che molti stati africani vedessero sempre più una buona opportunità nel mantenere legami più stretti con il Sud. Tuttavia, le ambasciate della Corea del Nord sono distribuite in lungo e in largo in Africa, dall’Egitto al Sudafrica e dalla Guinea all’Etiopia”.

Le relazioni tra la Corea del Nord e gli stati africani differiscono da Paese in Paese. La Corea del Nord commercia con circa 30 stati dell’Africa subsahariana, vende armi e fornisce addestramento militare a vari paesi. Secondo quanto dichiarato da Grant T. Harris, assistente speciale del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama e direttore senior per gli affari africani,“esiste anche un’attività economica illecita da parte della Corea del Nord che utilizza società cinesi o di altro tipo per nascondere le proprie attività commerciali. Il Nord Corea ha una storia per quanto riguarda l’utilizzo delle sue ambasciate e dei diplomatici per contrabbandare merci come avorio, corna di rinoceronte e sigarette”. “Al momento, 11 gruppi dell’Africa subsahariana sono stati indagati dal gruppo di esperti delle Nazioni Unite per le violazioni delle sanzioni, tra cui Angola, Repubblica Democratica del Congo, Eritrea, Mozambico, Namibia, Uganda, Tanzania, Benin, Botswana, Mali e Zimbabwe. La Corea del Nord ha ambasciate in 10 paesi sub-sahariani, tra cui Sudafrica, Angola, Tanzania, Etiopia, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, Senegal, Uganda, Guinea e Guinea Equatoriale. La Nigeria è l’unica ambasciata africana subsahariana in Corea del Nord”, continua Harris.

Il rapporto PoE che è stato rilasciato alla fine del 2017 afferma che considerando le risposte dei governi africani a queste accuse, è possibile notare che la situazione è cambiata molto poco. “L’Uganda nel 2016 ha dichiarato di aver concluso la cooperazione militare con la DPRK, il Mozambico ha negato qualsiasi illecito ma si è impegnato a cooperare con le Nazioni Unite, l’Eritrea ha respinto la relazione PoE in modo definitivo, mettendo in dubbio la legittimità degli esperti, la Namibia ha annunciato di aver cessato la cooperazione con le compagnie della DPRK ed ha invitato l’ONU a visitare il Paese per dimostrare la sua conformità,  in Burkina Faso il Governo ha rilasciato una dichiarazione affermando di non essere a conoscenza di collegamenti con il Nord Corea, ma ha chiesto a tutte le imprese del Burkina Faso di cessare la cooperazione con le organizzazioni della Corea del Nord”, prosegue Naville.

Dunque, oggi nonostante le sanzioni delle Nazioni Unite e la crescente pressione internazionale, le relazioni tra Pyongyang e molte capitali africane rimangono forti. “Il commercio si è ridotto, circa $ 100 milioni all’anno, ma questa è una fonte molto importante di valuta estera per la Corea del Nord, le sanzioni internazionali stanno paralizzando il Paese e i guadagni in valuta estera dall’Africa sono un’ancora di salvezza vitale per il regime”, commenta Naville.  “I principali partner commerciali comprendono il Burkina Faso (petrolio raffinato, ecc.), Il Mozambico e lo Zambia (prodotti in plastica, automobili, ecc.). Le importazioni della RPDC dall’Africa includono prodotti alimentari (Senegal, Guinea, ecc.),  cotone e ferro (Sudafrica, ecc.). E, naturalmente, la valuta estera guadagnata per le enormi statue di bronzo che vediamo nelle capitali africane è significativa. La società che costruisce questi monumenti, Mansudae Studios, costruisce anche edifici governativi e appartamenti nei Paesi africani. Si ritiene che queste statue e progetti di costruzione arricchiscano di decine di milioni di dollari il Governo nordcoreano”.

Visualizzando 1 di 2
Visualizzando 1 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

it_ITItalian
it_ITItalian