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Addio a Zygmunt Bauman, interprete della nostra società

A 91 anni ci lascia il sociologo e filosofo polacco, voce critica del mondo contemporaneo

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È morto a Leeds, dove viveva e insegnava da tempo, il sociologo polacco Zygmunt Bauman. Ci lascia così, all’età di 91 anni,  uno dei pensatori più influenti e prolifici dell’epoca contemporanea. Nato da genitori ebrei a Poznań, Bauman fuggì nella zona di occupazione sovietica dopo che la Polonia fu invasa dalle truppe tedesche nel 1939. Divenuto comunista, si arruolò nell’esercito polacco che combatteva a fianco dell’Armata rossa e dopo la guerra, iniziò a studiare sociologia all’Università di Varsavia. L’esperienza nella facoltà polacca, che godeva di una discreta autonomia dal regime e dove divenne professore, gli consentì di conoscere scritti eterodossi che lo allontanarono dal pensiero dominante. Così, quando il movimento studentesco iniziò a manifestare per le strade della Polonia, Bauman lo appoggiò apertamente. Nel marzo 1968, a causa delle accuse di deviazionismo e soprattutto alla violenta ondata di antisemitismo che colpì il Paese, fu costretto a emigrare all’estero. Giunto nel Regno Unito, accettò di insegnare all’Università di Leeds, dove è rimasto per circa vent’anni, acquisendo la nazionalità inglese.

Tra le più autorevoli voci critiche della società contemporanea, Bauman viene ricordato in queste ore, come il teorico della società liquida (‘Liquid Modernity’ è uscito nel  2000), una semplificazione contro la quale si sarebbe probabilmente scagliato, convinto com’era della necessità di affrontare l’analisi con profondità e rigore intellettuale. Abile divulgatore, interprete lucido del Capitalismo e delle sue crisi, ha descritto negli anni l’avvento del ‘mondo dei consumatori’, denunciandone gli aspetti più disumanizzanti. Negli ultimi tempi, ha rilasciato diverse interviste su temi di attualità, perlopiù invitando a un cambio di strategia contro il terrorismo: «se l’obiettivo strategico della guerra dei terroristi globali è la distruzione della civiltà occidentale, la moltiplicazione delle misure eccezionali e l’accantonamento dei valori, gli spiana la strada». In questo video proposto da ‘Al Jazeera‘ lo studioso polacco parla della situazione dei rifugiati, lui che migrante lo è stato, e della precarietà che li accoglie nelle nostre società, che pervade le nostre vite alimentata da ansia e paura, e ci fa sentire come ‘in cammino sulle sabbie mobili’. Nella descrizione della crisi migratoria in atto, critica la ricerca di ‘Instant solutions’, sottolineando come un fenomeno di tale portata, possa essere affrontato solo attraverso soluzioni a lungo termine.

(Video tratto dal canale Youtube di Al Jazeera)

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