martedì, agosto 21

Accadde Oggi: un colpo di Stato quasi fallito 15 maggio 1932: in Giappone viene sventato l’incidente del ‘15 maggio’

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Ci sono colpi di Stato che vanno a buon fine e altri che falliscono. Nella prima categoria possiamo far rientrare la marcia su Roma, mentre nella seconda quello in Turchia del 2016, sventato da Erdogan, o quello di stampo militare in Spagna, nel 1981. E poi ci sono quelli che, pur fallendo, destabilizzano lo Stato e lo mettono in crisi, riuscendo dunque parzialmente nel loro intento. In quest’ultima, particolare categoria rientra sicuramente un avvenimento passato alla storia come ‘incidente del 15 maggio’, occorso in Giappone nel 1932.

In seguito al Trattato navale di Londra del 1930, che prevedeva una riduzione della Marina giapponese, si sviluppò, negli ambienti militari, l’esigenza di preparare un colpo di Stato per eliminare il troppo morbido Governo in carica. Il piano, che coinvolgeva la Marina imperiale, i cadetti dell’Esercito e alcuni movimenti ultranazionalisti, prevedeva l’uccisione del primo ministro Inukai Tsuyoshi e di altri esponenti delle istituzioni giapponesi. Tsuyoshi rimase effettivamente ucciso, mentre gli altri obiettivi del colpo di Stato (fra cui Charlie Chaplin, in visita in Giappone) riuscirono a salvarsi. I responsabili dell’omicidio si costituirono immediatamente, ma da tutto il Giappone si levarono manifestazioni di sostegno: arrivò una lettera che raccoglieva 350 mila firme scritte col sangue, che invocava un giudizio clemente, e svariate richieste di essere giustiziati al posto dei colpevoli. La pena di morte era pressoché certa, ma, con questa pressione, il giudizio della Corte fu tutt’altro che severo e, nel giro di poco tempo, i responsabili del colpo di Stato fallito furono liberi. Questo, però, indebolì la credibilità dello Stato giapponese e lo espose a un altro golpe di stampo militarista: il 26 febbraio del 1936 si verificò un altro ‘incidente’, come quello del 15 maggio di quattro anni prima. Erano anni difficili per la democrazia giapponese, ma il peggio sarebbe ancora dovuto venire.

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