mercoledì, settembre 19

Accadde Oggi: Niyazov, il dittatore ‘mammone’ 28 dicembre 1999: Saparmurat Niyazov si nomina Presidente a vita del Turkmenistan

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Quando il rag. Ugo Fantozzi arrivava al lavoro, salendo le scale, doveva servilmente genuflettersi al cospetto della statua in bronzo dell’amata mamma del suo superiore, il Direttore Onorevole Cavaliere Conte Diego Catellani. Il morboso rapporto del direttore della Megaditta con la madre era una delle trovate comiche più divertenti del film di Fantozzi, ma, a ben vedere, non è un caso così fuori dalla realtà.

È quello che, più o meno, succede dal 28 dicembre in Turkmenistan, quando, Saparmurat Niyazov si è nominato Presidente a vita dell’ex Repubblica sovietica. Niyazov, ritenuto uno dei più repressivi dittatori, quando era in vita, ha radicalmente cambiato la vita dei turkmeni: nominatosi anche Turkmenbasi (padre di tutti i turkmeni) ha fatto del Turkmenistan un grande tempio in onore della madre, Gurbansoltan Edzhe. Ha cambiato il nome dei giorni della settimana e dei mesi dell’anno, in onore suo, della madre (aprile, ‘aprel’ in turkmeno, oggi si chiama Gurbansoltan, come la madre), ha fatto costruire una varie statue dell’amata genitrice per tutto il Turkmenistan e, andando in panetteria, è possibile richiedere un chilo di ‘Gurbansoltan Edzhe’ e ricevere un chilo di pane.

Ma le stranezze di questo dittatore non si limitano alla sola madre: ha chiuso tutti gli ospedali al di fuori della capitale, perché chi sta male può curarsi in città, e le biblioteche, poiché i turkmeni non leggono. Ha scritto un poema epico che, per importanza, è paragonato al Corano e del quale si dà pubblica lettura nella televisione pubblica: il Ruhnama (questo il suo nome) è stato scritto con utilizzando l’alfabeto turkmeno, di sua invenzione, a metà fra il cirillico e il latino. Inoltre, a vietato i videogiochi e le autoradio, così come il balletto e l’opera, non appartenendo alla cultura turkmena. Ha anche vietato i cani, ma questi solo dalla capitale: come commenterebbe Ugo Fantozzi, ‘com’è umano, lei!’.

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