martedì, agosto 21

Accadde Oggi: la contesa del Chaco 12 giugno 1935: tregua fra Paraguay e Bolivia

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Le guerre scoppiano per ragioni politiche, religiose, etniche, geografiche e economiche. Questi ultimi due motivi sono stati i due propulsori che hanno scatenato la Guerra del Chaco, che vide Bolivia e Paraguay coinvolte in un conflitto lungo tre anni.

Il Gran Chaco è una regione, oggi appartenente in massima parte al Paraguay, che si riteneva essere ricca di petrolio, dati anche i ritrovamenti di oro nero in alcune zone circostanti della cordigliera delle Ande. Il Paraguay, che aveva già perso territori nei confronti dei giganteschi vicini brasiliani e argentini, aveva reso questa zona fertilissima uno dei centri della propria economia, adibendola a coltivazione di yerba mate. La Bolivia, invece, che aveva contestualmente perso il proprio accesso all’Oceano Pacifico a favore del Cile, necessitava di uno sbocco sull’Oceano Atlantico, che poteva essergli garantito dal controllo del fiume Paraguay, che attraversava la regione del Chaco. A tal proposito, rivendicò come propria quell’area, sostenendo che le appartenesse ai tempi della dominazione spagnola. E così, dopo anni di schermaglie, la guerra scoppiò: era il 1932. Nei tre anni di conflitto, il Paraguay, che non poteva contare delle risorse umane boliviane, si avvantaggiò della propria strategia di guerriglia e del sostegno argentino, che misero in forte crisi la Bolivia. Una vastissima area del Gran Chaco finì sotto il controllo paraguayano e l’esercito boliviano, per contrastare la crescente crisi in cui lo Stato andino cadde, destituì il proprio Presidente. Nonostante che le operazioni militari stessero andando bene, anche il Paraguay sprofondò in una crisi interna e i due Stati giunsero a una tregua, che venne ufficializzata il 12 giugno 1935. Nell’accordo si stabilirono le aree di suddivisione del Gran Chaco: tre quarti in mano paraguaiana, mentre il restante in Bolivia. I boliviani, tuttavia, furono fortunati: tempo dopo, si scoprì che nella zona finita sotto la propria amministrazioni si trovavano effettivamente riserve di petrolio e gas naturale.

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