sabato, dicembre 16

Accadde Oggi: nascita di un Bantustan 6 dicembre 1977: il Bophuthatswana viene dichiarato indipendente

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Fra le varie forme di Stato, una di cui si è sentito poco parlare è il cosiddetto ‘bantustan’. La parola deriva dall’unione fra la parola ‘bantu’, che significa gente, popolo, nelle varie lingue bantu, e il suffisso ‘-stan’, che indica una terra, una landa in persiano (da cui i vari Pakistan, Afghanistan, Uzbekistan e così via). Con questo nome venivano indicati, dapprima con un che di dispregiativo, oggi in senso più neutro, quelle aree che il Sudafrica, negli anni dell’apartheid, chiamava ‘homeland’ (o ‘thuisland’ in afrikaans) e che conferiva alle etnie nere, come una sorta di riserva, in cui venivano forzati a trasferirsi, con una forte limitazione negli spostamenti.

Erano tutte sotto il controllo del Governo centrale benché, sulla carte, possessori di una certa autonomia se non, in alcuni casi, formalmente indipendenti. È il caso del Bophuthatswana, uno dei quattro bantustan indipendenti: nonostante che fosse riconosciuto a livello internazionale solo da Israele, il 6 dicembre 1977 il Bophuthatswana venne dichiarato indipendente. Riservato all’etnia tswana, che, andando a far parte di uno Stato formalmente indipendente, perdeva la propria cittadinanza sudafricana, il Bophuthatswana era composto di sette enclavi sparse nel nord del Sudafrica e aveva come capitale la città di Mmabatho (preceduta, per un breve periodo, da Mafikeng).

Ebbe una vita molto travagliata e fu attraversato da due tentativi di golpe, che furono tuttavia prontamente repressi. Ciononostante, era il bantustan più ricco, potendo godere delle ricchezze delle miniere di platino della propria area e del casinò di Sun City, che attirava i ricchi sudafricani da tutto lo Stato, essendo il gioco d’azzardo illegale nel Sudafrica bianco. Con la fine dell’apartheid, si concluse la storia del Bophuthatswana e degli altri bantustan, che, nel 1994, vennero inglobati nel nuovo Stato sudafricano, finalmente unito. Nel video, possiamo ascoltare le note dell’inno nazionale di questo strano Stato, frutto delle vergognose politiche dell’apartheid.

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