giovedì, luglio 19

Accadde Oggi: una casseruola scuote l’Argentina 14 novembre 2002: il Paese sudamericano dichiara fallimento

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Il 14 novembre 2002 l’Argentina va ufficialmente in default per il mancato pagamento di 805 milioni di dollari prestati dalla Banca Mondiale. Ormai era nell’aria: lo Stato sudamericano era in crisi da ormai qualche anno e da ancora più tempo era entrato in quella spirale che l’avrebbe condotta al fallimento. D’altronde, buona parte della storia del Novecento argentino è stata costellata da crescite economiche vertiginose, seguite da altrettanto precipitose cadute, così pesanti da reclamare anche un determinato tributo in termini di vite umane: il numero dei suicidi aumenta sempre nei periodi di crisi, ma le proteste, come spesso accade nei Paesi sudamericani, furono sanguinosissime.

Simbolo della crisi culminata nel 2002 furono i cosiddetti cacerolazos, una singolare forma di protesta che, come si può evincere dal nome, coinvolgeva padelle e casseruole, percosse rumorosamente per fare rumore. Molti cacerolazos, poi, degeneravano in proteste più ampie e distruttive, a ulteriore dimostrazione di malcontento. Nel video possiamo notare l’imponenza di questo genere di manifestazioni, il cui ritmo rumoroso scandiva inesorabile la disperazione del popolo argentino. Avevano tutto il diritto a essere disperati: gli anni dal ’99 al 2002 furono difficilmente sostenibili, fra fughe di capitali, svalutazione, corsa agli sportelli bancari, a cui il Governo fu costretta a porre un freno congelando i prelievi, limitandoli a sole piccole cifre.

L’Argentina, dopo varie vicissitudini, riuscì a superare la crisi che l’attanagliava: dal 2003, il popolo argentino ritrovò pian piano la via della crescita economica, grazie a una di nuovo favorevole congiuntura economica e alle misure ambiziose e coraggiose del nuovo Governo, guidato dal centrista Néstor Kirchner, che già, tuttavia, aveva ereditato una situazione di maggior stabilità grazie al precedente Governo. Il PIL crebbe a tassi molto alti, benché di pari passo andò l’inflazione negli anni successivi, ma ormai gli incubi dei primissimi anni duemila sembrano scacciati. Almeno, fino alla prossima crisi.

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