giovedì, maggio 24

A Fabbrica Europa in scena il Medio Oriente La 25 edizione della Rassegna fiorentina di danza, coreografia, musica presenta 96 spettacoli ad un pubblico di giovani e giovanissimi

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Quest’anno Fabbrica Europa, rassegna internazionale di danza, coreografia, teatro, musica, celebra i suoi primi 25 anni.  Per oltre un mese ( dal 4 maggio al 10 giugno) a Firenze, l’ ex stazione Granducale Leopolda, passata alla notorietà mediatica  da altro genere d’incontri, riveste il nudo spazio dell’edificio di colori, suoni, immagini, segni, artisti perlopiù sconosciuti  provenienti da paesi lontani e, soprattutto da un pubblico di giovani e giovanissimi davvero straordinario.

A Maurizia Settembri, della direzione danza, multimedia e progetti internazionali, chiedo qual è la caratteristica di questa 25 edizione.

“Non è celebrativa, questo anniversario non lo viviamo come una celebrazione ma come un anno zero per ripartire da un nuovo respiro di creatività. La caratteristica di questa rassegna è quella di un cammino inverso o a ritroso: non partiamo dall’Europa ma dall’Estremo Oriente fino all’Europa, passando per il Medio Oriente e per le culture che attraversano i Balcani, l’Europa dell’Est e sfociano su un Mediterraneo aperto che ha connesso il mondo arabo alle tradizioni berbere ed è arrivato fino al cuore del pensiero creativo e filosofico occidentale”.

Significa che vi sono artisti e gruppi che vengono da questi paesi per presentare le loro  creazioni, con cui confrontarsi?

“Proprio così, la Rassegna si è aperta con il progetto di un artista cinese tibetano –  Sang Jijia  –  che, arrivato qui a marzo, ha potuto  preparare e realizzare la propria produzione con giovani artisti  italiani. Si è trattato di una prima assoluta dal titolo Re-Mark.  Sang Jijia  nato a Gansu, è un  ballerino e coreografo che  dopo essersi diplomato presso il Dipartimento di musica e danza della Central University for Nationalities di Pechino  si è esibito in vari paesi del mondo, collaborando con William Forsythe,  ed attualmente opera ad Hong Kong. E’ tornato a Firenze  a quattro anni dal successo di As If To Nothing, realizzato con il Maggio Musicale Fiorentino all’Opera di Firenze.  Qui a Fabbrica Europa ha lavorato con otto danzatori italiani selezionati per l’occasione. Re-Mark , un progetto che  indaga il rapporto tra corpo, spazialità e memoria,  aprirà ufficialmente il City Contemporary Dance Festival di Hong Kong nel novembre 2019. La novità è che Sang Jjiia  ha inaugurato un nostro progetto produttivo e questo ci riconduce alle origini di Fabbrica Europa, nata non solo come Rassegna ma anche come luogo di creatività e di produzione”.

E cosa dire invece degli artisti, coreografi, danzatori, musicisti, provenienti dal Medio Oriente o dal Mediterraneo,  quali esperienze portano ?

“Portano le loro culture, la loro creatività, la loro sofferenza. Ai  giovani artisti arabi del Mediterraneo è stato dedicato un focus, vari i lavori  che saranno da loro presentati, tra i quali vorrei citare l’incontro alle Ex Scuderie tra Bassam Abou Diab e Jacopo Jenna, coreografi che si erano conosciuti a Beirut, o le coreografie di Shira Eviatar e  Eviytar Said.

Shira  è una coreografa israeliana, un’artista  indipendente che vive e lavora a Tel Aviv. Diplomata in teatrodanza, ha studiato al Lee Strasberg Theatre & Film Institute di New York e al centro coreografico Kelim di Bat Yam. Ha presentato le sue creazioni in Festival in Israele ed Europa, Evyatar è un perfomer che attinge alla tradizione yemenita per trasporla nei linguaggi del contemporaneo. È stato consulente di Shira Eviatar per la creazione di Rising; ha partecipato ad una nota serie tv, e ha interpretato danze yemenite e palestinesi nella rassegna di poesia “Ars Poetica” di Adi Keisar.

“Qui, i due proseguono  la loro ricerca sul rapporto tra cultura e corpo, indagando le tradizioni dello Yemen, paese di origine di Said: danze, movimenti, gesti, ritmi, valori, modi di pensare e comunicare che insieme compongono un linguaggio e un’eredità culturale.  Questa collaborazione di un’ artista israeliana e di uno yemenita, è un segno che il volto di Israele non è soltanto quello che appare.

Abbiamo artisti di Iran Tunisia, Libano e di altre aree del Mediterraneo.  Questi giovani artisti sono portatori di esperienze straordinarie: come ad esempio, quando raccontano e mostrano di adattare i loro spettacoli ai bombardamenti, come convivono con la terribile realtà delle guerre e delle distruzioni. Perché  la guerra spinge anche ad una presa di coscienza della realtà che ci offende e del modo di uscirne, di costruire il dopo”.

La Rassegna presenta  artisti e musicisti di altri  paesi ( Vietnam, Cina, Europa – interessante la Rassegna La Francia in scena, con il  tunisino Radhouane El Meddeb   e  con lo spettacolo di Leila Ka ( Pode ser in  Portoghese), o Erodiade – Fame di Vento di Julie Ann Anzilotti si ispira al poema incompiuto Hérodiade di Mallarmé,  e  vari danzatori, musicisti e performer italiani  ( Chissàdove al teatro di Scandicci), il Balletto di Roma,  Elisa Capecchi, Salvo Lombardo, impossibile citarli tutti.  

A questo punto chiedo a Maurizia Settembri:  che bilancio si può trarre, anche se si è a metà del percorso?

“Grande è la soddisfazione mia e dello staff organizzativo ( dal presidente Tuccio Francesco Guicciardini a tutti gli altri) a quasi metà del percorso:  sia perché con il nuovo spazio delle Ex scuderie si può riprendere  l’idea iniziale di Fabbrica Europa che era quella di produzioni nostre  che fossero frutto di scambi di esperienze internazionali, poi per la grande risposta del pubblico, fatto per lo più di giovani e giovanissimi, che affollano tutti i luoghi ( Leopolda, Scuderie, Teatro Goldoni e Pergola, teatro Florida): spesso vi sono 4-5 eventi  per sera, che si susseguono l’uno dietro l’altro, in spazi ristretti per un pubblico di 40-50 persone, che però diventano anche 150, quindi sedute per terra o in piedi. Non cessa di stupirmi l’interesse per queste, per ciò che propongono giovani artisti sconosciuti ( non ci possiamo permettere le star della danza o della musica), da parte di un pubblico giovanile che si va sempre più ampliando, che partecipa ai work shop insieme agli artisti e che può acquistare una Card  per 10 spettacoli da seguire in coppia. Sotto il profilo strettamente artistico i 96 spettacoli che Fabbrica Europa propone, tracciano un percorso culturale e geografico alla ricerca di orizzonti di futuro su cui affacciarsi e scorgere nuovi cammini possibili attraverso le potenzialità di uno scenario complesso carico di conflitti, crisi e criticità, ma anche di energie in continua rinascita.
Sì, Fabbrica Europa è proprio un  luogo di ritualità senza dogmi, un punto multiplo di osservazione del mutamento dell’arte e della società.
Nessuna concessione   all’esotismo, ma un’analisi di come culture altre hanno lavorato sul concetto di contemporaneità a partire da radici e tradizioni differenti e ricercano altre vie di una società che ancora possiamo solo intravedere e che l’arte evoca e invoca”.

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