giovedì, giugno 29
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Israele, 1000 prigionieri palestinesi in sciopero della fame

Amnesty da ragione alle denunce dei palestinesi
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Marwan Barghouti, condannato all’ergastolo con l’accusa di cinque omicidi e esponente di Fatah – una sezione dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina-, è l’uomo che sta ‘guidando’ lo sciopero della fame che ha coinvolto più di mille prigionieri palestinesi nelle carceri di Israele. La protesta ha avuto inizio domenica scorsa, con l’annuncio da parte di 700 ‘scioperanti’, e ha visto le sue fila ingrossarsi con il passare dei giorni. Il primo carcere a ‘scioperare’ è stato proprio quello di Barghouti, a Hadarim.

Nel mirino ci sono gli arresti arbitrari e le condizioni dei prigionieri nelle carceri israeliane. L’obiettivo dello sciopero che ha avuto inizio proprio in occasione della ‘Giornata del prigioniero palestinese’ è quello di dare inizio a dei negoziati tra le autorità israeliane e l’ANP (Autorità Nazionale Palestinese) per risolvere i problemi che affliggono i palestinesi che affrontano la giustizia nello Stato di Israele. Tra le richieste dei prigionieri ci sono l’accesso facilitato ai telefoni e alle cure mediche, e miglioramenti negli incontri con familiari e amici (da 45 minuti a 90).

Sebbene il regolamento israeliano preveda visite familiari ogni due settimane per tutti i prigionieri, i parenti dei carcerati nei Territori Palestinesi hanno bisogno di uno speciale visto – spesso rifiutato o difficile da ottenere – per varcare il confine ed entrare nello Stato di Israele. Il permesso può essere anche annullato per “ragioni di sicurezza”.

Rami Hamdallah, Primo Ministro palestinese, il Consiglio Nazionale Palestinese e l’organizzazione Hamas hanno dichiarato di sostenere lo sciopero: «Avvertiamo Israele di fare alcun male ai prigionieri che scioperano. Qualsiasi ritardo nel rispondere alle loro richieste scatenerà il caos in tutte le prigioni. Tutti i carcerati si uniranno contro chi minaccia loro e la loro dignità».

«Avendo speso gli ultimi 15 anni in una prigione israeliana», ha scritto Barghouti in un articolo pubblicato poi dal ‘New York Times‘, «sono stato testimone e vittima del sistema di arresti arbitrari e illegali di massa di Israele, e del maltrattamento dei prigionieri palestinesi». Il carcerato ha affermato che lo sciopero della fame restava l’unica soluzione disponibile per resistere a questi abusi. «Decenni di esperienza hanno provato che il disumano sistema coloniale e militare dell’occupazione israeliana mira a distruggere il morale dei prigionieri e della nazione a cui appartengono, infliggendo dolore, separandoli dalle loro famiglie e comunità».

La data dello sciopero (che coincide con il centesimo anniversario della Dichiarazione di Balfour) è altamente simbolica, ma le controversie riguardo allo stato delle prigioni israeliane, specialmente in realazione ai prigionieri palestinesi non sono certamente nuove. Un rapporto di Amnesty riferito all’anno 2016 dedicava, tra le altre violazioni dei diritti umani, un paragrafo intero alle criticità della giustizia israeliana nei confronti dei palestinesi: casi di esecuzioni – il report parla di «almeno 98 palestinesi in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, 8 nella Striscia di Gaza e 3 in territorio israeliano» – e arresti extragiudiziali – 500 palestinesi costretti in carcere senza chiara accusa né sentenza.

Amnesty sembra dare ragione alle proteste di Barghouti: «in Cisgiordania, Israele ha fortemente limitato il movimento dei palestinesi in maniera discriminatoria, soprattutto in prossimità degli insediamenti illegali israeliani e vicino al muro/barriera. In risposta agli attacchi compiuti da palestinesi ai danni di israeliani, le autorità militari hanno imposto una punizione collettiva, revocando ai familiari degli autori delle aggressioni i permessi per poter lavorare in Israele e precludendo l’accesso a intere aree o villaggi».

Sempre per Amnesty, vi sarebbero circa 6500 prigionieri nelle 17 carceri gestite da Israele, tra cui una sessantina di donne e 300 minori, tra cui 13 ragazze. Una ventina di prigionieri sarebbe detenuta in isolamento.

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