sabato, maggio 26

Verso un Governo con tutti dentro in nome della ‘responsabilità’? La paziente tela di Mattarella; e intanto crescono i 'SI' ai 5Stelle

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Bisogna dare atto a Maurizio Crozza di essere, con sardonico sorriso, un implacabile osservatore di tante umane debolezze. Quella, per esempio, di correre in soccorso del vincitore.
Cosa fa Crozza? Conserva i giornali di qualche giorno prima del 4 marzo, poi li raffronta con quelli del dopo-voto. Per fare un esempio tra i molti. L’editorialista de ‘La StampaGianni Riotta prima del voto attacca duramente Luigi Di Maio. Dopo il voto lo elogia. Titolo dell’articolo: ‘I grillini vogliono caos e non riforme‘. Dopo il voto: «Trionfo dei 5Stelle. Ha radici profonde e rispettabili… ed è bene  per la democrazia che tocchi adesso a Di Maio il compito di tentare la formazione di una maggioranza di governo». Si può passare a ‘La Repubblica‘. Il direttore Mario Calabresi: «Nei 5 Stelle è lecito e tollerato mentire all’opinione pubblica e ai propri elettori». Dopo il voto: «Per metà dell’Italia l’unico cambiamento possibile sono i 5 Stelle… il grido di chi si sente escluso dal futuro e non ha più alcuna fiducia nelle politiche tradizionali».
Il patriarca di ‘La RepubblicaEugenio Scalfari intervistato da Giovanni Floris a ‘la7‘ prima dichiara che tra Silvio Berlusconi o Di Maio, senza alcun tentennamento preferisce  l’ex cavaliere. Dopo il voto muta opinione:  «Di Maio non solo ha fatto una campagna elettorale per difendere la permanenza dei loro aderenti d’ispirazione di sinistra ma per conquistarne altri». Poi  ‘corregge’ affermando che si tratta di «uno scherzo provocatore e scherzo resta». Però, intanto, il sasso del ‘suggestivo paradosso’ nello stagno è stato scagliato.
Non solo i giornalisti. Sergio Marchionne dice di «aver visto di peggio». Vincenzo Boccia, leader di Confindustria: «Cinque  stelle non fanno paura, sono un partito democratico. Importante è fare un Governo».
Si dice che solo l’imbecille non cambia mai opinione. In questo caso, però, si esagera con l’intelligenza.

Ma i cambi di casacca sono da una parte una costante, dall’altro un qualcosa di appariscente, ma tutto sommato marginale. Meglio occuparsi della polpa delle questioni.
Una premessa è necessaria. Al di là degli auspici e delle ufficiali dichiarazioni di questo o quel leader, non c’è alcuna necessità di fare le cose in fretta. In Germania sono trascorsi oltre cinque mesi prima di arrivare
alla formazione del Governo. Non si deve dimenticare che ci sono voluti sette mesi per avere un Governo in Olanda, e che la Spagna è rimasta un tempo eterno senza la possibilità di formare un Esecutivo. Queste ‘lentezzesono il frutto di profondi cambiamenti intervenuti nelle nostre società. Sono venute meno le robuste ideologie politiche che guidavano l’elettorato che aderiva e sosteneva di volta in volta programmi e candidati progressisti (o sedicenti tali), o programmi e candidati conservatori e liberisti. Unoschemache è semplicemente saltato. I blocchi si sono frammentati al loro interno, mentre sono nati numerosi partiti dedicati ad interpretare nuove ‘esigenze’ e obiettivi.
La situazione di impasse era stata paventata da più di un analista. Una  campagna elettorale vuota di contenuti reali, ma aspra nei toni, scaduta anche in pesanti insulti personali, ha reso ancora più difficile futuri accordi stabili su  programmi condivisi.

Ora la prima, doverosa cosa da fare è prendere atto che il disorientamento e il senso di insoddisfazione hanno raggiunto livelli che non hanno precedenti.
Cosa ci attende per i prossimi giorni? L’attenzione si concentrerà sulla elezione dei presidenti del Senato e della Camera dei Deputati, come e da chi saranno eletti, e chi. Scadenza importante, ma meno significativa di quanto si crede; anzi, sarà l’occasione per innumerevoli cortine fumogene.
Maestro, in questo ‘gioco’ è l’autoproclamato garante del M5S, Beppe Grillo. Di Maio cita Alcide De Gasperi sostenendo che il fine della politica è far bene le cose e si appella a tutti i volenterosi? Ecco Grillo che gioca con la sabbia in riva al mare, e il gioco consiste nel calpestare e distruggere i numeri delle possibili maggioranze parlamentari; poi da l’Ok alle Olimpiadi invernali 2026 a Torino. A Roma no; diciotto mesi dopo, a Torino sì. Vai a capire le vere ragioni di questa inversione e cambio di rotta.
I numeri però son quelli che sono. La somma, in questo caso non fa il totale.
Liberi e Uguali, il partitino di Nicola Fratoianni, Massimo D’Alema, Pierluigi Bersani, è disponibile «ad aiutare la nascita di un Governo 5 Stelle».  Il PD al momento  è indisponibile ad ogni tipo di maggioranza: a destra, e con i 5 Stelle. Oggi tutto  dovrebbe essere sancito dalla Direzione. La corrente di Dario Franceschini pare disponibile solo (e  chissà) ad un coinvolgimento per le presidenze di Camera e Senato. Il Presidente del partito Matteo Orfini però non ne vuole eppure sentir parlare; e ha parlato a nome dei renziani. Da quelle parti, insomma, è tutto in alto mare.
Il centrodestra ha numeri più vicini all’autonomia (ne mancano una cinquantina alla Camera, una ventina al Senato) e il leader della Lega Matteo Salvini lancia ami al PD e ai 5 Stelle: disposto a cedere sul suo nome ma non sul programma. Anche in questo caso il Pd ha detto ‘No’.  Ma in politica, si sa, mai dire mai.
Per ora dunque, resta Paolo Gentiloni. Poi? Sotto l’abile e discreta regia del Presidente Sergio Mattarella si lavora a un inedito Governo con dentro tutti, in nome della ‘responsabilità’. Una gatta da pelare soprattutto per Di Maio. Se i 5Stelle dicono ‘NO’ sono ‘i soliti inaffidabili’, e stare all’opposizione a lungo non paga. Se dicono ‘SI’ siedono ad un tavolo della politica politicante.

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