giovedì, maggio 24

Il PD piange, ma gli altri non ridono Secondo i sondaggi: PD al 23-24 per cento; Forza Italia tra il 17-18 per cento; Lega sul 13-14 per cento; M5S tra il 25-27 per cento

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Enzo Bianchi, il priore diciamo così ‘emerito’ della comunità di Bose, dal suo osservatorio nell’appartato biellese, forte delle sue 74 primavere, si abbandona a una descrizione amara:  «C’è nell’aria molto diffuso uno spirito di rancore un odio che vuole eliminare chi è diverso un voler pensare solo a se stessi escludendo l’altro una intolleranza che diventa razzismo: la barbarie avanza e debole appare la resistenza».

Bologna: in quell’angolo tra piazza Re Enzo e via Rizzoli, da sempre chiamato da tutti ‘al cantan d’inbezéll’ perché un tempo giovanotti e perdigiorno trascorrevano le loro giornate in quell’angolo, a dir stupidaggini e fischiare al passaggio di belle donne. Ci sono due pensionati; e uno all’altro: “Proprio qui vengono a fare i saraf…”. Ce l’ha con quelli del suo partito, che definisce “ipocriti e finti tonti, truffatori che si prodigano a magnificare la qualità della loro mercanzia che in realtà non vale un soldo bucato”.

Nell’ipotetico gioco della torre, sono davvero in pochi a salvarsi. Come verranno ricordate le elezioni del 4 marzo prossimo? Come quelle di chi la spara più grossolana e meschina? Un elettore di sinistra, perché si dovrebbe riconoscere nel Partito Democratico di Matteo Renzi? Ma, per dire, un elettore di quella che è stata la Rifondazione Comunista di Fausto Bertinotti e Armando Cossutta, come fa, oggi, a riconoscersi nella triade di Liberi e Uguali, Pietro Grasso, Massimo D’Alema, Pierluigi Bersani?

Ma lo stesso discorso lo si può fare per il centro-destra? Silvio Berlusconi e Matteo Salvini dicono un giorno si e l’altro pure cose diverse e opposte; e quando vuole dire la sua Giorgia Meloni, animatrice, con Fratelli d’Italia, della terza gamba del centro-destra, riesce a dire cose diverse e opposte da quelle di Berlusconi e di Salvini. Come si fa a credere a questa unità posticcia che si frantuma anche al semplice chiedere: ‘che ora è’?

C’è poi il cosiddetto ‘terzo polo’, il Movimento 5 Stelle. Il suo leader e fondatore Beppe Grillo si defila giorno dopo giorno. E sarà per via dei dissapori con il padre-padrone della piattaforma Rousseau, quel Davide Casaleggio che in comune con il padre Gianroberto ha solo il cognome; e sarà perché alla fine un ex comico può infilare ancora qualche battuta divertente, ma la politica e il Governo di un Paese sono un’altra cosa; sarà che l’unico esempio di buon governo significativo che i grillini possono vantare è quello di Parma con Federico Pizzarotti; ed è quello che hanno pensato bene di cacciare via dal Movimento, mentre si tengono stretti Virginia Raggi e Chiara Appendino. Roma e Torino sono il prodromo di quello che può essere un governo guidato da Luigi Di Maio, che si dovrebbe cominciare a chiamare ‘Mister 490‘: tante sono le preferenze raggranellate alle parlamentarie del movimento: 490. Ci sarebbe da piangere, se solo si riuscisse a smettere di ridere. Un tipo, Di Maio, che cambia sempre opinione pur di avere un’opinione. Con un programma politico che è un copia-incolla rubacchiato qua e là, e non pago ha infarcito le liste di personaggi che poi scomunica per vere o presunte indegnità.

In questo desolante scenario, appaiono credibili i sondaggi (anche se bisogna sempre tener presente che la maggior parte di queste rilevazioni sono in realtà strumenti usati come propaganda di un candidato contro l’altro, e sono il risultato di affrettate e limitate interviste telefoniche). Si vaticina un vistoso crollo del PD: al momento appena qualche punto in più del 20 per cento, e sarebbe per Renzi una Caporetto. Nelle regioni meridionali una sorta di apocalisse: sotto il 15 per cento in Sicilia, sotto il 20 per cento in Puglia, Calabria e Campania. 15 per cento in Sardegna; un po’ meglio in Basilicata. E le roccaforti di sempre? Tra Camera e Senato non più di trenta collegi sicuri, concentrati in Emilia Romagna e Toscana. E comunque anche qui: non più del 30 per cento. E sotto questa soglia nelle Marche e in Umbria. Nel Lazio 22 per cento. Anche nel settentrione Renzi è sotto schiaffo: sotto il 20 per cento in Veneto e in Friuli Venezia Giulia. Male in Trentino. Lombardia e Piemonte concedono non più del 23 per cento. La Liguria anche meno, qualcosa come il 17-18 per cento.

Alessandra Ghisleri che con la sua Euromedia è da sempre la più attendibile, registra lei pure un trend negativo del PD (23-24 per cento); e un sostanziale quadro stabile: Forza Italia tra il 17-18 per cento; La Lega di Salvini sul 13-14 per cento; il M5S tra il 25-27 per cento.
Ghisleri però invita alla prudenza: il cosiddetto ‘effetto Macerata’ ancora non si riflette nei sondaggi. Per poterlo valutare occorre attendere qualche giorno, quando si potranno compulsare gli effetti di una decina di giorni di martellamento mediatico: il tema della sicurezza sarà fondamentale nel dibattito che interessa l’elettorato, impaurito più dall’orrore generato dalla terribile vicenda di Pamela Mastropietro che da una minaccia terroristica:  «Una paura certamente più avvertita in tutte le sue articolazioni quotidiane che riguardano la famiglia, i figli, la casa».

Intanto non c’è leader che non assicuri: «Se non si raggiunge la maggioranza, si ritorna alle elezioni». Una vera e propria fake news. Sarebbe davvero il caso di ricordare a tutti (e segnatamente a Renzi-Berlusconi-DiMaio-Salvini) che numeri di maggioranza o meno, le Camere le scioglie il Presidente della Repubblica; e che sempre Sergio Mattarella sceglie il Presidente del Consiglio. Mattarella che con il pugno di ferro fasciato nel guanto di velluto, da buon democristiano moroteo ha saputo portare la legislatura a naturale scadenza a dispetto delle arroganze e delle velleità di Renzi e Salvini, Berlusconi e Grillo, figuriamoci se è disposto a sciogliere nuovamente le Camere. Del resto sarebbe bene ricordare che la fiducia ai governi non la dà l’elettore, ma il Parlamento; e tutti i parlamentari, checché si dica, non sono soggetti ad alcun vincolo di mandato. Una volta eletti, non rappresentano il partito, ma il popolo. Sarebbe buona cosa che nelle scuole si tornasse a studiare l’educazione civica, e segnatamente la Costituzione: quel testo che a parole tutti lodano, per poi comportarsi come se non ci fosse.
Forse si comincerebbe ad avere quella classe dirigente invocata l’altro giorno dall’ex Direttore del ‘Corriere della SeraFerruccio De Bortoli; al momento si può solo dire con Lucio Dalla, «l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale».

 

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