domenica, giugno 24

Renzi e Boschi, anatre zoppe e impiombate Campana a morto al Nazareno: il PD dato nei sondaggi in picchiata verticale. M5S non sta meglio. In buona salute il centro-destra

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Campana a morto al Nazareno, sede del Partito Democratico. I sondaggi non sono verità rivelate, e più che mai di questi tempi: vengono branditi come clave per scagliarli addosso agli avversari politici. Ma anche se sono diventati strumenti di propaganda, sono comunque utili per cogliere la ‘percezione’ che attraversa l’opinione pubblica, gli umori, le tendenze, le aspettative, le delusioni. Ebbene: il partito di Matteo Renzi viene dato in picchiata verticale: galleggia intorno al 23,4 per cento. In una settimana ha perso un altro abbondante punto, rispetto alla precedente rilevazione.
Il centro-destra, al contrario, è in ascesa, per nulla intaccato dai battibecchi e dalle baruffe tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. I due forse giocano di sponda: uno fa il conciliante per accreditarsi tra i moderati; l’altro gioca la carta del populismo belluino, per guadagnarsi i favori di quanti cedono al fascino della demagogia. Insieme, il ‘poliziotto buono’ e il ‘poliziotto cattivo’ con la pasionaria Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia e altre minori formazioi, raggranellano un buon 36 per cento.
Perde punti il Movimento 5 Stelle, che va a quota 28,2; il gruppo di Pietro Grasso, Pierluigi Bersani e Massimo d’Alema è a quota 6,6%.
Si può essere ottimisti: col suo fare e il suo dire Renzi può ancora fare molto per rendere ulteriormente disastroso per il suo partito l’esito delle elezioni politiche. Sconsolato un dirigente intermedio del PD con molte legislature alle spalle e una militanza andreottiana alle spalle, allarga le braccia: «Qualcuno mi deve ancora spiegare perchè il mio partito ha votato una simile legge elettorale. Se ci va bene dovremo rivotare dopo qualche mese...».
E’ quello di cui anche Berlusconi è convinto, e di cui parla con i suoi, tra una cena di ‘riappacificazione’ con chi gli fa la fronda per ipotizzate collusioni con il PD, e una martellante attenzione alla composizione di liste e candidati.

Si promette, si annuncia di tutto e di più, l’alfa e l’omega, pur di far voti. Ognuno col suo stile. Il leader del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio, per esempio: invitato a unduellocon Renzi, declina l’invito; prende cappello, si alza e se ne va, quando Lucia Annunziata, nel suo domenicale programma di interviste e dibattito, vorrebbe farne via a uno con Salvini. Evidentemente il confronto non s’addice a Di Maio.

Per tornare al PD e a Renzi. Le percentuali che i sondaggi accreditano ‘dicono’ di un partito che raggiunge il livello più basso negli ultimi cinque anni. Nè Renzi si può consolare con le liste alleate e fiancheggiatrici: conquistano appena un 2,8 per cento. In questo modo non vanno da nessuna parte. Una situazione a livello critico. Al punto che un leader della minoranza interna, Andrea Orlando, si sente autorizzato a chiedere due cose finora indicibili: se non sia opportuno che Maria Elena Boschi, la cui immagine ormai è indissolubilmente legata alla vicenda della anca Etruria, faccia un passo indietro, rinunciando alla candidatura; e se Renzi non debba definitivamente rinunciare al sogno-aspirazione di tornare a a lazzo Chigi: «Ognuno di noi deve valutare che contributo può dare alla campagna elettorale. Penso che sia giusta una valutazione del partito per stabilire chi può portare più voti o meno voti. Quanto a Renzi ancora premier non si immagina premier lui stesso, visto che ne cita diversi altri. Se ci fossero chance, non lo ostacolerei. Ma non vedo come, mi pare davvero complicato in un quadro di coalizione».
E siamo solo alle prime battute di una campagna elettorale che sappiamo essere prossima, ma che ancora non è stata formalmente convocata. Scorrerà sangue; e a fiumi.

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