sabato, dicembre 16

Renzi, Berlusconi, Salvini, Di Maio pari sono Che cos'hanno in comune? Tutti e quattro fanno promesse da decine di miliardi di euro, senza un euro in tasca

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Ascoltiamoli, dunque, le loro parole sono ampiamente (anche troppo, forse), diffuse da televisioni e radio pubbliche e private e gli altri mezzi di comunicazione, carta stampata o web che sia.
Matteo Renzi, Segretario del Partito Democratico: se sarà lui a vincere le prossime elezioni politiche, promette «lavoro e lavoro e lavoro», perché creare posti di lavoro è la sua ossessione, e vorrebbe fosse anche quella di tutti; e per cominciare, oltre alle solite ‘mance’ di 80-100 euro da distribuire a pioggia, un sostanzioso taglio delle aliquote Irpef. Applausi. Chi può dirsi contrario?
Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, se sarà lui a vincere le elezioni, promette di essere l’antidoto alla demagogia e al populismo di marca grillina, di formare un Governo di politici e società civile «capaci», e per cominciare l’innalzamento delle pensioni minime. Per tutti almeno mille euro al mese. Applausi. Chi puo’ dirsi contrario?
Matteo Salvini, il leader della Lega, quello che pensa ai vivi e non a chi oppresso da inguaribili e dolorose patologie senza speranza chiede di poter decidere in autonomia del suo destino, promette di essere un «muro» nei confronti di immigrati clandestini, e dal punto di vista dell’economia, una flat tax al 15 per cento. Ottimo, siamo tutti contenti di pagare ‘solo’ quel balzello, e pazienza se per questo si dovrà rinunciare a qualche servizio o pagarcelo di tasca nostra.
 Luigi Di Maio, il leader del Movimento 5 Stelle: lui promette larivoluzione liberaleche Berlusconi a suo tempo promise senza fare; e per cominciare annuncia che in caso di vittoria il suo Governo varerà il reddito minimo garantito. Non si sa bene, nel dettaglio cosa si intende fare, ma ok, chi si può dire contrario?

Eccoli qua, sia pur sommariamente squadernati, i programmi, e le promesse deimagnifici quattro‘ (si fa per dire) della politica italiana. Che cos’hanno in comune Renzi, Berlusconi, Salvini, Di Maio? Tutti e quattro fanno promesse da decine di miliardi di euro. Un piccolo particolare, omettono: che il bilancio dello Stato è miserabile, che non ci sono risorse sufficienti disponibili, che la ripresa per quanto sia certificato da ISTAT e altri istituti preposti, è al minimo. Dunque, chi paga? Come paga? Dove reperisce il denaro per onorare queste promesse? E’ una regola elementare in vigore fin da quando l’uomo abitava nelle caverne: nessun pasto è gratis, qualcuno che paghi la minestra ci deve sempre essere. Dunque, su quali gambe poggiano tutte queste promesse, queste ‘annunciazioni’?

Guardateli, comunque. Salvini, pur d’accattare qualche voto con cui poi meglio contrattare con Berlusconi, non ha scrupolo a flirtare con la destra estrema. Renzi imperterrito impazza con soliloqui da teatro dell’assurdo, uno lo ascolta e si chiede: ma cinque sconfitte una dietro l’altra non gli hanno fatto ancora capire che così non si vince, che è l’equivalente di un Attila, dove passa lui non cresce un filo d’erba? Di Maio: era quello che doveva stravincere in Sicilia, da quel trionfo doveva cominciare la marcia trionfale verso palazzo Chigi. In Sicilia è andata come sappiamo, la regione è tornata saldamente nelle mani del centro-destra. Di Maio imperterrito: pensa che il M5S sarà comunque il primo partito (non lo si puo’ escludere, puo’ accadere anche questo), e dunque è convinto che il Presidente della Repubblica gli conferirà in automatico l’incarico di Presidente del Consiglio. Forse qualcuno dovrebbe spiegargli (non solo a lui, in verità) che Sergio Mattarella è libero di attribuire l’incarico di formare un nuovo Governo alla persona che ritiene più capace di farlo, a prescindere dai voti; e che il Presidente incaricato deve cercare una maggioranza che lo sostenga in Parlamento. E’ la Costituzione; e neppure Di Maio può farci nulla.

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