lunedì, ottobre 23

Quel progressismo omeopatico che accarezza gli istinti L'inerzia risucchia il progressismo italiano verso un punto preciso che si chiama neutralità: è l’attuale orientamento dell’area progressista

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Vi sono segnali minimi, in apparenza possono essere persino insignificanti, ma letti insieme fanno volume e sono capaci di darci conto dell’attuale orientamento dell’area progressista.
Non considero l’atteggiamento opportunistico sul diritto di cittadinanza ai ragazzi nati in Italia, giacché il tema è di grande portata, un vero elefante sulla coscienza del Partito Democratico, e non rientra tra quei segnali minimi di cui si diceva.
Per dare corpo al nostro ragionamento bisogna provare a mettere in fila gli indizi più sfuggenti, senza fare processi a nessuno e senza necessariamente approdare a conclusioni che evochino la malafede. Volendo essere benevoli potremmo parlare di inerzia, un principio della fisica che la politica conosce a meraviglia e dal quale si fa portare senza opporre resistenza, trattandosi di un mezzo rapido ed economico. Lasciare che tutto accada.

Peccato che tale mezzo di trasporto, l’inerzia, non porti da nessuna parte, o meglio, non porti dove dovrebbe portarci, in compenso ci avvicina alla dissoluzione degli ideali di giustizia e di solidarietà, tipici di quell’area politica, il progressismo, che oggi sembrano in qualche modo asserviti agli istinti, a loro volta sottomessi ad un iniquo effetto maggioranza, che spesso matura nelle curve degli stadi o nelle osterie. Inerzia che risucchia il progressismo italiano verso un punto preciso che si chiama neutralità, un posto sicuro per chi non vuole rischiare troppo e cerca riparo nella confusione, la quale tratta con benevolenza chi non sceglie.

Nelle scorse settimana avevamo registrato l’offuscamento dello spirito di un provvedimento che riguardava la rinuncia all’utilizzo degli animali nei circhi, principio sacrosanto e senza dubbio di civiltà. Un emendamento proposto dalla relatrice dell’apposito Ddl, la senatrice democratica Rosa Maria di Giorgi, e approvato a larga maggioranza, introduceva però il concetto digraduale superamentodello status quo.
Questo esito, così vago e indefinito, conoscendo la strafottenza dei nostri politici, significa che gli animali continueranno a essere utilizzati nei circhi, in barba alla sensibilità animalista sempre più forte nel nostro Paese e oramai impugnata da un nuovo partito nell’orbita del Centrodestra. Incredibile che la sinistra si sia fatto sfilare un tema del genere.
Parlare di ‘graduale superamento’, senza tempificare in modo preciso, possiede il sapore di una beffa e cedere ad una lobby molto potente, voltando allo stesso tempo le spalle ai diritti degli animali non umani. Una mancanza di tatto incomprensibile, una neutralità sconfortante se arriva da sinistra.

Un altro degli episodi minimi si verifica Bergamo, dove il sindaco di Pd, Giorgio Gori, rifiuta impegnarsi per la revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, concessa dalla città lombarda nel 1924.
La questione si trascina da diversi mesi, era stato l’Istituto bergamasco per la storia della Resistenza a chiedere al Sindaco la revoca del provvedimento. Giorgio Gori si era dichiarato contrario alla correzione di quella decisione avvenuta quasi un secolo fa, contrarietà ribadita nei giorni scorsi, argomentando che quella cittadinanza deve rimanere come monito e per rinforzare il concetto aveva sostenuto che la cancellazione sarebbe un errore che denuncia una mancanza della necessaria distanza dai fatti della storia. Non posso rimproverare al Sindaco di Bergamo suggestioni destrorse, se non ricordo male, appena eletto fece rimuovere dalle panchine della città i braccioli, fatti montare dall’Assessore leghista dell’amministrazione precedente. Non mi pare, inoltre, sia stato passivo sulle parole di Matteo Renzi sui migranti, da ‘aiutare a casa loro’, precisando che lui non le avrebbe pronunciate. Quindi evitiamo di confondere la parte con il tutto, atteniamoci al singolo episodio.
Su Benito Mussolini, è vero, la storia si è pronunciata, ma non basta, perché se non approfittiamo di qualsiasi occasione per riaffermare le sentenze di quella stessa storia, prendendo posizioni inequivocabili, l’effetto e la forza di quelle sentenze si smarriscono.
Fare un serio esercizio di memoria richiede che quando si presentano le circostanze, noi ridiamo energia a un giudizio, attualizzandolo per le giovani generazioni. Del resto, anche sull’Olocausto, esattamente come su Mussolini e il fascismo, la storia è stata chiara, ma essa da sola è impotente, deve essere coadiuvata costantemente dalle figure che possono amplificare la sua voce.
Ecco perché dobbiamo continuare a fare esercizio di memoria, perché la storia deve estendersi a tutti i giorni e le sue condanne devono essere rinnovate costantemente, ma anche riviste quando riconosciamo di esserci sbagliati. Non è il caso del fascismo.
Se non facciamo costantemente memoria, la storia si impasta in un grumo indistinto di avvenimenti, tutti dello stesso sapore, la via più diretta per arrivare alla neutralità di cui si diceva poc’anzi, paralizzando l’elettore, che a questo punto si chiederà perché mai dovrebbe andare a votare (vedi aumento costante dell’astensionismo), oppure perché dovrebbe impegnarsi a scegliere la sinistra piuttosto che la destra (vedi derive populiste).
Sono del parere che Giorgio Gori potrebbe essere un governatore assai migliore di Roberto Maroni, ma rimane la certezza, vale anche per l’emendamento della senatrice Di Giorgi, che in un mondo confuso dall’incessante incremento dalla comunicazione, caratterizzarsi sia molto meglio che ammiccare.

Destra e sinistra sono separati dall’abisso del solidarismo, che a destra è semplicemente assente, se si rompe questo muro diventerà esperienza comune scambiare lucciole per lanterne, un difetto della percezione che non favorisce lo sviluppo di società appoggiate sulle solide fondamenta della democrazia.

 

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