domenica, novembre 19

Gli stupri che smascherano la politica Il tripode pericolosissimo: destra fascista e razzista, M5S misterioso buco nero, sinistra satura di individui divorati da odio e risentimento

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M’imbatto in un testo di Albert Camus, tratto dai suoi ‘Carnets’, sembra illustrare la situazione politica di oggi nel nostro Paese che, a guardare i sondaggi, starebbe per mettere indietro di un secolo l’orologio. «Da molti anni», scrive il filosofo francese, «ogni volta che ascolto un discorso politico, che leggo quello che scrivono coloro che ci dirigono, sono terrorizzato dall’impressione di non intendere nulla che assomigli a un suono umano. Sono sempre le stesse parole che dicono sempre le stesse menzogne. Il problema è che gli uomini se ne accontentano e che la collera del popolo non ha ancora frantumato i fantocci. Riconosco in questo la prova che gli uomini non attribuiscono alcuna importanza al loro governo e che essi giocano veramente, si, veramente, con tutta una parte della loro vita e dei loro interessi vitali». Proprio a causa della leggerezza di tanti elettori ci troviamo oggi di fronte a un tripode pericolosissimo.

Una destra fascista e razzista, peraltro prima nei sondaggi, che gioca in modo criminale con le paure e le insicurezze dell’elettorato più aggredibile. Basterebbe leggere in parallelo due gravi vicende, per toccare con mano la bassezza della cultura retrostante. In Romagna una turista polacca viene stuprata sulla spiaggia, mediocri esponenti della destra tirano in ballo la Presidente della Camera, invocandone un maggiore attivismo contro gli stupratori stranieri, quando ancora non si conoscevano i nomi dei colpevoli. A turbare i loro sonni, mettendone allo scoperto malafede, pensieri razzisti e disinteresse per la sicurezza delle donne, arriva, però, lo spiacevole episodio di Firenze, in cui due ragazzine americane affermano di essere state violentate da altrettanti carabinieri. Qui silenzio assoluto da parte della destra. Un’ipocrisia che non fa bene neppure ai carabinieri, certamente i primi a condannare il comportamento dei due commilitoni.

La seconda gamba del tavolo è costituita dal M5S, un misterioso buco nero che, come tutti questi oggetti cosmici, è impenetrabile, quindi già per questo incompatibile con l’idea stessa di democrazia. Leggi interne adattate in modo estemporaneo ed emotivo alla realtà da un consiglio di amministrazione che risponde solo ai propri inquietanti algoritmi. Un manicomio senza capo né coda, scivolato a ripetizione davanti alla prova della realtà. Per tanti versi il M5S rappresenta, proprio per l’assenza di un nocciolo solido, il pericolo più serio, perché alimenta nei cittadini una concezione persecutoria e distruttiva della politica, additata come un demone e non come un mezzo per risolvere i problemi. I suoi quadri sono pieni di individui impreparati e velleitari, ma passare dalla rivolta alla rivoluzione richiede progetti, preparazione, talento, cultura di governo, nulla a che vedere coi deliri personali di qualche fondatore.

La terza gamba del tavolo è costituita da una sinistra satura di individui divorati dall’odio e del risentimento. Se questo è compatibile con certi personaggi a sinistra del Pd, spesso verbosi e inconcludenti, o per individui come Massimo D’Alema, disturbato da una sconfinata volontà di potenza e da un livello ipertrofico di autostima, sconvolge vedere coinvolti uomini un tempo ragionevoli come Pierluigi Bersani. Esiste tra i politici di sinistra una tradizione di violenza interiore e distruttività, ma stavolta il processo è accelerato dalle modalità comportamentali di Matteo Renzi, una persona rozza e inadatta a rappresentare sia la cultura che i delicati equilibri presenti nel mondo progressista. Universo non identificabile coi tirapiedi che circondano il capo, ma composto da elettori spesso di enorme sensibilità e attenti ai temi più impegnativi della convivenza.
Tre episodi descrivono meglio di tutti gli orientamenti interiori del segretario Pd. Il più remoto riguarda la sua assunzione nel ruolo di dirigente presso l’azienda paterna, a ridosso dell’elezione a Presidente della Provincia di Firenze. Una manovra spregiudicata che pose a carico della collettività enormi costi previdenziali. Il secondo riguarda lo scontro con un’oncologa, apostrofata in maniera intollerabile dall’incompetente boy scout, a proposito della lesività delle emissioni di un inceneritore. Il terzo è recente, festa dell’Unità da qualche parte, ennesima presentazione di un libro banale come l’autore, una signora anziana, danneggiata da uno dei dissesti bancari in corso, aveva protestato dando dei ladri ai politici di Governo, il Segretario replica, «Ladri lo dici a tua sorella».
Domandarsi cosa c’entra quest’uomo con Aldo Moro e Antonio Gramsci è pura retorica. È vero, le cose cambiano, evolvono culture e tipologie umane, ma i valori fondativi sono transgenerazionali. Purtroppo i cattivi esempi contagiano. Basta leggere le espressioni del Sindaco Dario Nardella, figlioccio di Matteo Renzi, a commento della vicenda di cui si diceva: «È importante che gli studenti americani imparino, anche con l’aiuto delle università e delle nostre istituzioni, che Firenze non è la città dello sballo». Non si capisce cosa volesse dire, si stava parlando di uno stupro e lui si mette a inseguire piccoli deliri, alla maniera del suo mentore, come quando, nel maggio dello scorso anno, dopo il crollo del Lungarno Torrigiani, sentenzià: «Il solo pensiero che qualcuno si sarebbe fregato le mani se ci fosse scappato il morto mi fa schifo». Criptico. Oppure come quando, nell’aprile di quest’anno, è stato sorpreso a parcheggiare in divieto, occupando uno scivolo per disabili. Si scopre però che quello del divieto non è il solo problema, la macchina appartiene ad una cooperativa che prende appalti dal comune e presso la quale lavora la moglie del Sindaco di Firenze. Una macchina che Nardella non avrebbe potuto né dovuto usare. Incultura, arroganza, mancata percezione dei limiti di opportunità, un contagio inarrestabile, che non lascia presagire un futuro roseo per il Paese.
Questi sono i contendenti sui quali presto saremo chiamati a esprimerci. Non sembra esserci molto da sperare, ma non possiamo rassegnarci all’idea che tali inadatti siano lo specchio del Paese.

La politica italiana è gravemente malata, senza una nuova massiccia partecipazione popolare alla vita civile e politica, il viaggio sarà breve, perché non sempre ci saranno persone serie come il Ministro dell’Economia, il capo dello Stato e altre persone di buona volontà a levarci le castagne dal fuoco.

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