sabato, ottobre 21

‘Qui sul mio petto, figliuola’

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Come una monaca Elena viveva la sua vita d’asceta. Aveva dato al mondo il suo corpo, il suo sangue, e quello se ne era pasciuto. Quel corpo che da dopo il Processo ormai non offriva più, neppure come prima parzialmente, al marito Arduino, che se ne stava a uscire pazzo. In compenso la sua fama quasi deviava verso un’ipotetica santità, ché quanto alla concreta sanità in molti potevano testimoniare.

Sarà stato per quello, sarà stato per le entusiastiche parole di Suor Domitilla, che accudiva da tempo la sua magione e la sua persone, e di Elena, e del gesto di Elena, era inaspettata ed entusiasta sostenitrice (“Va bene sorella, però evitiamo, se possibile, di ripeterlo almeno in mia presenza… Lei non ha più i settantanni di una volta” l’ammoniva). Comunque anche lui scosso e preso, aveva fatto riservatamente avere ad Elena attraverso un sacerdote locale, Reginaldo Autodafé, i segni della propria affettuosa vicinanza. E stesse pur tranquilla, la Chiesa comprendeva ed era discretamente al suo fianco. “Anche perché ha solo mostrato il vero simbolo della maternità compiuta ed attiva. Se tutte le donne facessero così dinnanzi ad un’ingiustizia” ripeteva tra sé e sé il Papa, poi, turbato dalla devastante, gloriosa immagine da lui stesso evocata, decise di darsi una calmata e recitare duecento Atti di Dolore. Che non dovettero avere un grande effetto calmante, ché non appena li ebbe finiti (più un’altra settantina per buon peso), la fece contattare invitandola ad un’udienza privata di cui era, eccezionalmente, lui il promotore.

Avvenne il 22 Novembre 1912, un venerdì, alle diciotto. Orario inconsueta, ma la Guida della Cristianità voleva essere certo di potersi dedicare a quella pecorella senza essere disturbato. Pio X, Giuseppe Melchiorre Sarto, era figlio di un fattore e di una cucitrice. Assurto al Trono di Pietro nel 1903, aveva settantasette anni. La accolse paternamente, le regalò un rosario, le offrì il prodigioso ‘Vino Mariani’, che  già il suo immediato predecessore, Leone XIII, tanto aveva lodato per le virtù corroboranti, e che lui stesso prediligeva. Ad Elena, che era donna timorata ma di mondo, parve di aver già conosciuto, ed assaggiato, qualcosa del genere. “Santità, mi sembra che ci sia qualcosa di strano…”. “Non preoccuparti figliuola, solo foglie di coca, provenienti dalle nostre buone missioni in Bolivia”. “Ah, beh, se è solo coca” sorrise lei maliziosa, “acuisce la visione”. “E le visioni” rise il Pontefice, evidentemente a proprio agio con quella prosperosa ragazza.

L’ascoltò, l’interrogò, la confessò. “Chi sono io per giudicare? Sono il Papa, e scusa se è poco, e me lo sono sudato questo posticino, per cui, figliuola, vai tranquilla per la tua strada”. L’assolse, anzi la lodò. Poi, che già oltre un’ora era volata ed attendevano i vespri e la cena, fu per congedarla, spalancò le braccia e “Qui sul mio petto, figliuola”, disse il buon pastore. L’idea dell’accostamento tra i due, quello prosperoso d’Elena e quello smunto di Giuseppe, li fece divertire entrambi. Poi lui arrossì dicendo “Del resto in questo secolo nuovo molte cose importanti stanno avvenendo, e non bisogna contrastarle”. “Santità, non è che lei mi sta  diventando un pochino modernista?”, osò impertinente. Fosse stato presente qualche sacerdote, qualche Vescovo, persino qualche pur spregiudicato Cardinale, sarebbe con ogni probabilità svenuto dinnanzi a tanto osare. Scherzare su di un simile argomento proprio con lui che con la Enciclica ‘Pascendi’ del 1907 aveva inventato il termine, ed in fondo una ‘corrente’ teologica e di pensiero di fatto inesistente, condannandola senza mezze misure. Ma erano soli. Il Papa tacque, chinò il capo, poi, sollevandolo di scatto “Mi sa che forse ho un po’ esagerato in materia, ma è che certe volte, quando gli avvenimenti si sono messi in moto, è un po’ difficile tornare indietro…”. “Veda di avere quanta più misericordia può, Santità”, replicò Elena. “Vedremo, vedremo…” tagliò corto, e lei ebbe netta sensazione che in quel momento fosse su ben altro vedere concentrato. Ma forse anche per quel dono innocente (ma non troppo) che gli veniva offerto ebbe qualche indulgenza nei poco più di venti mesi che gli restavano da vivere. O almeno di questo lei, poi, si illuse.

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