mercoledì, dicembre 13

Primarie PD: sarà un voto di protesta e rivolta

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Alessandra Ghisleri, dirige con mano sicura Euromedia Research, uno dei pochi istituti di ricerche demoscopiche che azzecca i risultati che saranno. Se, forte dei suoi grafici e dei suoi dossier, ti annuncia che si annuncia tempesta, è bene munirsi di ombrello per tempo. Se ti annuncia bel tempo, puoi essere sicuro che ci sarà sole e cielo pulito. A Ghisleri si rivolge chi vuole conoscere con un po’ di anticipo quale sia l’umore del paese. Una garanzia, insomma. Ora dice che l’Italia è preda di quello definisce unfenomeno stranissimo‘.
Il fenomeno stranissimo è questo: alle ormai prossime primarie del Partito Democratico, da dove deve uscire il futuro segretario e forse leader per Palazzo Chigi, si prevedeva una partecipazione di circa tre milioni e mezzo di persone. Poi il PD è stato investito dallo tsunami che sappiamo: Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani che lasciano la ‘ditta’; un travaglio giudiziar-penale che non ha fine, dalle vicende bancarie al caso Consip… Ecco, voi cosa pensereste? Che una parte di quei tre milioni e mezzo, un po’ schifato da questo andazzo, decida di starsene a casa, ‘Và a ciapà i ratt!’, come dicono a Milano. No, invece. Secondo Ghisleri i potenziali partecipanti cresce di un altro milione. Ma come, più aumenta la ripulsa per quel che si vede e si sa, e più aumenta la partecipazione?
Brutto segnale, avverte Ghisleri. Brutto segnale che ci sia maggiore partecipazione? Brutto segnale per chi parte come già predestinato vincitore. Il ragionamento, in sintesi, è questo: più cresce lo scontento, più aumenta l’insoddisfazione, più si innalza la percentuale di quanti decidono di andare a votare contro chi è ritenuto il responsabile di questo scontento, questa insoddisfazione. Dal momento che responsabile della situazione viene ritenuto Matteo Renzi (Paolo Gentiloni viene ancora percepito come il volenteroso che in silenzio e con discrezione tenta ogni giorno di metterci delle toppe), ecco che l’aumento di votanti alle primarie viene spiegato come una reazione a esprimergli visivamente il proprio dissenso: «Si decide di andare a votare non per un’idea, ma contro qualcuno».
Ghisleri parla di sensazione, che pure definisce «nettissima». Quella che si possa ripetere un qualcosa di simile all’effetto referendum costituzionale: milioni di italiani che vergano il loro NO sulla scheda a prescindere dal contenuto effettivo della riforma, ‘soloper dare un sonoro ceffone a Renzi e al suogiglio‘. Certo, se anche alle primarie dovesse ripetersi qualcosa di simile a quello che è accaduto con il referendum per Renzi e i suoi sarebbe davvero un definitivo declino…
E’ forse solo una coincidenza (ma si può dire che il caso fa bene le cose), che ‘l’Unità‘ ieri abbia pubblicato un sondaggio vistosamente titolato: ‘Partito personale addio‘. Si riferiva che «gli italiani non credono più al modello leaderista», che «l’idea del gruppo politico strutturato e conformato intorno al leader piace solamente al 28 per cento degli italiani, in gran parte elettori di Lega e Forza Italia». Un parlare a nuora perché suocera intenda?

One Man Show in crisi un po’ ovunque: a destra come a sinistra, e senza escludere chi si pone ‘oltre’ e si presenta ‘altro’ da destra e sinistra; e il riferimento, esplicito, è a quanto avviene nel Movimento 5 Stelle. Beppe Grillo e Davide Casaleggio, con un tratto di penna e d’imperio, hanno annullato la vittoria di Marika Cassimatis alle comunarie per Genova. Che il ‘popolo’ grillino elegga democraticamente il candidato, a patto che sia il candidato che decide debba essere il vertice del movimento. Cassimatis è colpevole’ di aver tenuto «comportamenti contrari ai principi del Movimento», lei e «molti componenti della lista» (il blog di Grillo dixit). Ne è nata la polemica che sappiamo, e che sta scuotendo tutto il mondo grillino genovese, dirigenti, iscritti, militanti che dicono di averne le tasche piene e se ne vanno.
Non solo a Genova. Un po’ ovunque, il Movimento 5 Stelle colleziona flop; di Roma e dello (s)governo assicurato da Virginia Raggi ne parla perfino il cinese ‘Quotidiano del Popolo‘. A Monza, per esempio: la candidata Doride Falduto si è ritirata, adducendo vaghe ‘pressioni’ di giornali e televisioni. Le vaghe ‘pressioni’ in realtà sono commenti ironici sulla sua vittoria con venti voti.
A Parma sarà interessante. Alla guida della città emiliana c’è Federico Pizzarotti, entrato presto in rotta di collisione con Grillo, e poi espulso dal M5S. Pizzarotti ha ben governato, è deciso a ricandidarsi; il suo ex partito si è spaccato in tre, con  due candidati. Un po’ troppi, evidentemente. Un pasticcio anche a Lucca: una guerra intestina all’interno del locale movimento ha già prodotto un paio di candidati; e a Padova dove dalle comunarie è emerso quale candidato Sindaco il ventiduenne Leonardo Forner, osteggiato dallo stato maggiore grillino locale.
Insomma: politica politicante al pari degli altri partiti, da una parte; e ulteriore certificazione visiva che il Movimento di Grillo è un qualcosa che riesce a sommare il peggio delvecchiocol peggio delnuovo‘.

Capitolo nomine, ovvero, il potere reale Alessandro Profumo dall’altro giorno guida Leonardo-Finmeccanica. Non ha particolari esperienze industriali, aerospaziale e difesa, ma un po’ tutti ricorderanno le non felici esperienze in Unicredit e Monte Paschi Siena. All’Eni, confermato Claudio Descalzi; deve essere stata valutata una oculata operazione aver immesso sul mercato consistenti quote relative alle scoperte di giacimenti in Egitto e Mozambico. A Poste italiane chiamata alla presidenza la settantaseienne Bianca Maria Farina, una vita nelle assicurazioni. Per un verso o per l’altro sono tutte nomine riconducibili all’area renziana. Ma anche in quel mondo, si rivolta la giacca in un battibaleno. Vale sempre il motto che Leo Longanesi proponeva di ricamare nel tricolore: ‘Tengo famiglia’. Spesso più d’una, così si va sul sicuro.

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