mercoledì, settembre 19

2018: l’anno che verrà (e i suoi anniversari) Prepariamoci al 2018 ricordando gli anniversari che ricorreranno nel nuovo anno

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Immaginiamo di svegliarci un giorno avendo dimenticato tutto quello che ci è successo fino ad allora. Noi siamo qui, con la nostra famiglia che ci aspetta per colazione, prima di prepararsi per andare al lavoro. Pensiamo: ‘Dove sono? Chi sono questi che mi sorridono? Devo andare a lavorare? E che lavoro faccio?’. Siamo completamente privi di coordinate: siamo senza memoria, non sappiamo da dove veniamo, né che cosa andremmo a fare. Siamo, in ultima analisi, senza identità. La memoria è forse uno dei beni immateriali più preziosi che l’essere umano possiede e che può trasmettere alle generazioni future. Conoscere gli anniversari, oltre a farci fare bella figura quando la professoressa di storia ci interrogava a scuola, è un esercizio fondamentale per mantenere viva la memoria storica. Conoscere il passato è un passaggio obbligato per chiunque voglia capire il presente e provare a immaginare il futuro.

L’anno che si sta per chiudere, il 2017, è stato colmo di anniversari: la Rivoluzione d’Ottobre, la disfatta di Caporetto, la Dichiarazione Balfour, solo per citarne alcuni. Il 2018, come vedremo, non sarà da meno.

C’eravamo tutti, quando, 10 anni fa, i telegiornali rilanciavano allarmati la notizia del crollo della Lehman Brothers, un gigante del sistema bancario americano e fra le più importanti banche al mondo. La bancarotta della Lehman Brothers fece da cassa di risonanza della crisi dei mutui subprime e segnò definitivamente l’ingresso degli Stati Uniti nella Grande Recessione (da non confondere con la Grande Depressione del 1929). In Europa, la crisi sarebbe arrivata poco tempo dopo e ancora oggi ne paghiamo le conseguenze. Il fallimento della Lehman Brothers, la cui bancarotta è stata, ed è tuttora, la più grande della storia, ha portato al licenziamento immediato dei 26000 dipendenti, in conseguenza di un debito di oltre 600 miliardi di dollari.

Volendo fare un salto più indietro nel tempo, arriviamo al 1978, un anno parecchio intenso, specialmente per l’Italia. Quarant’anni fa, l’Italia conosceva probabilmente il suo momento più difficile dal secondo dopoguerra, con la notizia del rapimento, da parte delle Brigate Rosse di Aldo Moro, l’ex Presidente del Consiglio e Presidente della Democrazia Cristiana. Le Brigate Rosse si erano già rese protagoniste di rapimenti e attentati in quelli che passarono alla storia come gli ‘anni di piombo’, ma con Aldo Moro erano arrivati a colpire una delle figure più importanti della storia repubblicana. Dopo 55 giorni di sequestro, Aldo Moro venne ucciso e il suo corpo ritrovato in una Renault 4, parcheggiata a metà strada fra le sedi della DC e del PCI, i due partiti protagonisti del cosiddetto ‘compromesso storico’, accordo che garantiva al governo a guida democristiana una base parlamentare più ampia, che comprendesse anche membri del Partito Comunista. Dietro a questo omicidio, tuttavia, vi sono ancora alcuni dettagli poco chiari e responsabilità da chiarire.

Il 1978 fu anche l’anno dei tre papi. Paolo VI (tra l’altro, amico personale di Aldo Moro) morì nell’agosto di quell’anno e il cardinale Albino Luciani venne eletto al soglio pontificio con il nome di Giovanni Paolo, in onore dei due suoi predecessori, Giovanni XXIII e Paolo VI, appunto. Il suo pontificato, tuttavia, fu molto breve: 33 giorni dopo, infatti, venne ritrovato senza vita nella sua stanza. Con ogni probabilità fu una morte naturale, ma c’è chi non nasconde le sue perplessità: e se fosse stato ucciso? D’altronde, gli anni ’70 non furono anni molto sereni e qualche dubbio, seppur vano, è lecito. Alla morte di Giovanni Paolo successe il cardinal Karol Wojtyla, che, con il nome di Giovanni Paolo II, sarebbe diventato il primo papa non italiano da Adriano VI, olandese, pontefice nel XVI secolo. Il pontificato di Giovanni Paolo II, che ha avuto luogo in anni cruciali, fu, con i suoi 28 anni uno dei più longevi della storia.

Gli anni ’70, come già detto, furono anni difficili, specie se confrontati con gli immediatamente precedenti anni ’60. Nel 2018 ricorrono i 45 anni dalla crisi energetica del 1973, che segnò uno shock durissimo. Dopo anni di benessere alla portata di tutti, il mondo occidentale dovette fare i conti con le conseguenze della guerra dello Yom Kippur: i Paesi esportatori di petrolio aumentarono il prezzo del greggio verso gli alleati di Israele, causando una riduzione drastica delle forniture di combustibile. Questo causò un forte rallentamento della crescita economica dei Paesi occidentali, con ritmi decisamente più bassi rispetto a quelli degli anni ’60. I Governi dovettero prendere provvedimenti per il risparmio energetico (le politiche di austerity) e si dovette prendere coscienza di come l’Occidente fosse diventato dipendente dalle risorse energetiche: la crescita all’infinito non era possibile, come invece si credeva un po’ troppo ottimisticamente.

Cinque anni prima, nel 1968, iniziò quel grande movimento di contestazione che fu il Sessantotto, appunto, e che l’anno prossimo compirà 50 anni. Fu un movimento politico, sociale, culturale destinato ad avere ripercussioni profondissime: ebbe momenti anche violenti, come alcuni episodi che avvennero in Francia nel cosiddetto Maggio francese, con duri scontri fra manifestanti e forze dell’ordine, ma fu soprattutto una radicale svolta nella concezione della società e degli uomini, come collettività e come individui.

Settanta, invece, saranno gli anni che separeranno il 2018 dall’entrata in vigore della Costituzione Italiana, che avvenne il 1 gennaio 1948. La Repubblica Italiana ebbe, da allora, la sua Legge fondamentale e poté, pertanto procedere alle prime elezioni politiche della sua storia, che si conclusero con una netta affermazione della Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi e con l’inizio degli anni del cosiddetto ‘centrismo’ (’48-’53).

La Costituzione Italiana non fu l’unico documento che venne promulgato quell’anno: il 1948 fu anche l’anno della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, promosso dall’ONU. Questo documento segnò un punto importante per l’identificazione di quelli che sono i diritti umani, a protezione dell’individuo. I brutali anni delle guerre mondiali avevano infatti mostrato la necessità di individuare quei diritti inalienabili per ogni essere umano, quei diritti che mai, né in tempo di pace, né in tempo di guerra, dovevano essere negati agli uomini e alle donne di tutto il mondo.

La Prima Guerra Mondiale era già stato un pesante segnale, benché, sotto questo punto di vista, restò ignorato. Nel 2018 saranno 100 anni dal termine di quel sanguinosissimo conflitto, con l’annessione, per quanto riguarda l’Italia, di Trento e Trieste e dell’Alto Adige. Formalmente, la Grande Guerra terminò quell’anno, ma le tensioni che l’avevano innescata furono destinate a riesplodere molto presto.

Ma la storia, si sa, non è fatta di solo Novecento, anche se, per prossimità storica, i fatti del XX secolo sono quelli più noti e più discussi anche nei media tradizionali. Il loro impatto nella vita di tutti i giorni si fa spesso sentire ancora oggi, ma gli avvenimenti occorsi nei secoli precedenti, sebbene più lontani, non sono meno importanti. Quattro secoli fa, nel 1618, scoppiava la Guerra dei Trent’Anni (1618-48), un conflitto che ha devastato l’Europa intera per tre lunghissimi decenni e che, con tutte le proporzioni del caso, può essere paragonato per impatto e ripercussioni ai conflitti novecenteschi. Fu l’ultimo conflitto religioso che venne combattuto su suolo europeo. La nuova concezione di Stato uscita dal conflitto dei Trent’Anni, che si concluse con la pace di Vestfalia del 1648, prevedendo la separazione dell’ambito religioso da quello politico fu un germe di quello che sarà l’Europa che noi conosciamo oggi.

Dopo questa breve rassegna, non resta che aspettare che finisca il vecchio anno e, dopo il brindisi di mezzanotte, iniziare quello nuovo, senza mai dimenticare cosa ci ha portato e come siamo arrivati al 2018.   

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